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Momenti di sconforto...e come riprendersi al volo!

(Letto 1648 volte)

Re: Momenti di sconforto...e come riprendersi al volo!

« Risposta #30 del: 20 Dicembre 2009, 21:06:21 »

Ti posso dire come sto procedendo io:

A) Comprensione del fenomeno dal punto di vista scientifico. Utilizzerò un esempio per farti capire il meccanismo:

L’uomo della caverna scopre il fuoco, ma non sa ancora che brucia, così ci mette la mano e si ustiona. Ma l’uomo ha una memoria che gli consente di immagazzinare eventi (esperienze). L’uomo della caverna ora ha scoperto che il fuoco brucia e si guarda bene dall’andare a metterci la mano, in un certo senso prova paura.

L’ansia scatta quando l’uomo delle caverne nonostante l’esperienza “ustionale” va a mettere nuovamente le mani sul fuoco.

A livello psicologico la tua mente ti dice “che cazzo fai? Che non te lo ricordi che per mettere la mano sul fuoco l’altro giorno ci stavi “lasciando” una mano?!?!?!? FUGGI!”

A livello fisico si può sentire una tensione dovuta al rilascio di adrenalina per facilitare una reazione del tipo “attacca o fuggi”.

Quindi l’attacco d’ansia è un meccanismo automatico di difesa.

B) Andare a ripescare nel passato quegli eventi che ti hanno portato ad avere paura “del fuoco”. E prenderne atto.

C) Trovare delle soluzioni per la risoluzione del problema:

1) Ho notato che quando mi trovavo nella situazione specifica, in cui mi paralizzavo, ero più concentrato sui miei pensieri, che sull’evento in sé. Ho quindi trovato utile concentrarmi sull’esterno (lasciandomi andare all’esperienza) piuttosto che concentrarmi sui miei pensieri che non facevano altro che aumentare l’ansia.

2) Per diventare più sicuro è necessario potenziare dei fondamentali propedeutici al rimorchio, soprattutto:

- look;
-capacità dialettiche;
-bl.

3)Ti consiglio inoltre di guardare i topic per la AA nel best of. In particolare quelli di Acqua che riporta delle soluzioni interessanti, come quella di fare tanto sport. E il topic di TermYnator sui gradi della paura. Sempre di Termynator ti consiglio anche "faq sulla sicurezza in se stessi".

Kierkegaard

 

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Kierkegaard

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Re: Momenti di sconforto...e come riprendersi al volo!

« Risposta #31 del: 20 Dicembre 2009, 21:10:37 »

Citato da: Kierkegaard il 20 Dicembre 2009, 21:06:21

1) Ho notato che quando mi trovavo nella situazione specifica, in cui mi paralizzavo, ero più concentrato sui miei pensieri, che sull’evento in sé. Ho quindi trovato utile concentrarmi sull’esterno (lasciandomi andare all’esperienza) piuttosto che concentrarmi sui miei pensieri che non facevano altro che aumentare l’ansia.

per migliorare questo fattore, consiglio "Il potere di adesso" di Tolle.

(conisglierei anche "Come mettere in pratica il potere di adesso", ma non l'ho letto)

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EDIT: kierk, mi devi un aperitivo nelle vacanze natalizie P**esi, visto che ti ho  dedicato il mio millesimo post  Kiss

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james.mar

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Re: Momenti di sconforto...e come riprendersi al volo!

« Risposta #32 del: 20 Dicembre 2009, 21:31:44 »

Citato da: james.mar il 20 Dicembre 2009, 21:10:37

EDIT: kierk, mi devi un aperitivo nelle vacanze natalizie P**esi, visto che ti ho  dedicato il mio millesimo post  Kiss

ok sentiamoci per pm

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Kierkegaard

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Re: Momenti di sconforto...e come riprendersi al volo!

« Risposta #33 del: 06 Febbraio 2010, 13:18:12 »

Sfigatto è un fatto abbastanza normale. Smile Intendo, quello che il problema sparisce e si ripresenta. Perché non puoi risolvere un problema in quanto la semantica è collegata al nostro stato attuale tanto quanto il contrario.

Premetto che lavoro come coach e per mia passione ho provato davvero di tutto sulle mie povere cavie (PNL, neurosemantica (Sia quella di Hall che la PNS) , EFT, TFT, TAT, BSFF e tante altre sigle del cavolo, Sedona, Feldenkrais, Mythoself, Huna... e altra roba che mi vergogno a scrivere LOL)

Oggi quasi tutto il nuovo approccio, come anche quello psicologico  rogersiano (che usa la mia lei) si concentra pochissimo sulla risoluzione dei problemi. Il DHE, l'NHR, il generative imprint model, il mythoself, la neurosemantica, SFERA, si concentrano tutti sullo sviluppo di uno stato mentale funzionale. Lasciano maggiormente da parte i "problemi". Infatti quando cerchiamo di spiegare come mai ci sentiamo "x", troviamo delle spiegazioni che sono reali solo in quel dato momento (ci sentiamo X principalmente a causa di una posizione somatica a cui è ancorato un rilascio di ormoni e sostanze endogene -come il cortisolo- il cui effetto è la sensazione connessa). Sono "ghost problem" e cercare di risolverli può creare problemi "Reali".

Quello che si cerca di fare oggi è un movimento diretto verso uno stato nuovo, che è in sostanza l'unico modo per risolvere un problema senza compensare/crearne di nuovi.

Te lo spiego diversamente: faccio un esempio sulla seduzione. Se un mio cliente mi dice (anche fra le righe) "ho un problema, sono sfigato e voglio sedurre più ninfette dal culetto sodo, così forse starò meglio", la mia domanda è "Perfetto. E invece TU cosa vuoi?" (il tu a chi è riferito?).

In sostanza si tratta di lavorare sull'anello forte. Nel nuovo paradigma, tutte le credenze, valori, criteri ecc. sono puramente dinamici. In sostanza PROGRAMMAZIONE neuro linguistica è un termine ormai considerato inadatto. Nessuno può essere "programmato".

Non puoi prendere un problema e "risolverlo". Puoi muoverti verso uno stato in cui il problema non esiste semplicemente, l'effetto è talmente potente che EFT appare inutile al confronto. La maggior parte die miei clienti NON RICORDA il problema in quello stato. Deve uscirne per poterlo fare.

Ci saranno sempre un numero infinito di stati, alcuni "contengono" il problema, altri semplicemente no, e questo non è risolvibile in quanto la semantica è dinamica. Quello che succede a una persona con maggior esperienza e solidità è che vive quasi sempre in questo stato di grazia (complice anche l'esperienza).

Cercare di risolvere un problema è come nuotare nella merda e sperare di respirare. Concentrati sul prendere aria quindi. Chiediti: chi sono io quando sono al meglio? Cosa provo? Cosa faccio? Com'è il mio sorriso? E il mio sguardo? Come sono quando tutto è perfetto e non ho bisogno di nulla? Come sono quando agisco e mi accorgo di aver fatto la cosa giusta solo DOPO averla fatta?

La cosa più difficile è far si che il cliente accetti di smettere di soffrire. Il mio lavoro è cambiato completamente. Ottengo risultati decuplicati in un decimo del tempo, quando prima spesso arrancavo. Spero di esserti stato utile.

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vertigoOne

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Re: Momenti di sconforto...e come riprendersi al volo!

« Risposta #34 del: 06 Febbraio 2010, 22:17:59 »

Una spiegazione "tecnica" per il sempiterno "voltare le spalle ai problemi".

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james.mar

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Re: Momenti di sconforto...e come riprendersi al volo!

« Risposta #35 del: 07 Febbraio 2010, 22:50:43 »

Ciao James Smile

Ho riflettuto molto su questo in equipe. "Non sarà una fuga?", mi chiedevo. Così ho cominciato a testare e i risultati arrivavano, ero abbastanza infastidito dalla cosa all'inizio, principalmente perché quasi tutto quello che avevo studiato prima non mi serviva più... e ammetto che, forse per ego, la cosa mi infastidiva.

Continuando ad applicare mi sono reso conto che le persone che seguivo ottenevano risultati migliori in tempi molto più brevi (dove la seduzione non è inclusa visto che si parla principalmente di persone che mi contattano per sport-management). Però nulla vieta che la strada migliore sia diversa per altri, io riporto la mia esperienza personale (ho provato entrambi gli approcci e comunque a volte lavoro anche sul "problema", solo nel caso in cui sia essenziale) Smile

Quindi se un ragazzo ha il problema di "agitarsi in gara", non significa che non lo risolviamo e lo deve accettare, significa che ci concentriamo su come si sente quando in gara è un "leone", o in altre circostanze dove tutto è "perfetto". Da quel punto di vista, l'ansia semplicemente sparisce (il processo non è così semplice ma nemmeno tanto più complicato). Infatti, tutti i test hanno dimostrato che, se il ragazzo in questione pensa all'ansia pre-gara, egli è in grado di trovare spiegazioni anche estremamente artificiose al perché si sente in quel modo (premesso che l'esperienza sul campo è essenziale, ma è anche importante lo stato con cui la si affronta).

Diciamo che ritengo l'insight spesso inutile se non qualche volta, come diceva qualcuno sopra, addirittura dannoso. Se ti va di approfondire e di darmi qualche dritta, ne sarò comunque ben lieto e spero di poter dare il mio piccolo contributo visto che Extreme è stato comunque importante nella mia crescita personale Smile

« Ultima modifica: 07 Febbraio 2010, 23:02:51 da vertigoOne »

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