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Generale / Re: aumentata selettività dell...
Ultimo messaggio di maxcavezzi - 07 Maggio 2026, 16:49:49
Citazione di: maxcavezzi il 07 Febbraio 2017, 16:21:25Siamo arrivati al 2017 bene o male, alla mia età bene o male puoi dare un giudizio su cosa è cambiato negli ultimi 20 anni, cioè da quando eri un pischello, ma guidavi già la macchina e quindi diciamo "usuvruivi già appieno del mondo", quindi prendo come riferimento il 1997, quando di anni ne avevo 18-19.

La sensazione che ho io è che tutto sia diventato molto + competitivo e le risorse molto più scarse, non è corretto dire + complicato, per me sicuramente è diventato + competitivo.


LAVORO
Allora anche lo scemo del villaggio a 22 23 anni un umile impiego lo trovava senza dover cannibalizzare la pensione ai genitori 70enni.

Ricordo un mio conoscente dell'epoca, di lui dicevano: "quelli della fabbrica conoscono suo padre, gli hanno dato una scatola piena di viti e bulloni, e lui sta tutto il giorno a separare i pezzi e contarli", come dire fa un lavoro da scemo del villaggio.  Ok lo scemo del villaggio però col suo stipendietto si comprava la punto, metteva la benzina, si mangiava la pizza al sabato sera, e con la macchinina c'era pure il rischio che conosceva qualche tipella al paese vicino.

C'erano un sacco di lavori di basso/medio profilo: mettere la benzina al distributore, dare il resto al casello dell' autostrada, un sacco di lavori attualmente automatizzati nelle fabbrichette si facevano  a mano, molte produzioni manuali sono emigrate in paesi in via di svliluppo.
Il CV lo scrivevi una volta/un paio di volte nella vita, non lo aggiornavi su linkedin ogni 3 mesi come facciamo noi che pur lavoriamo in aziende quotate in borsa.
Ora se c'è un lavoro discreto, ci sono almeno 50 +- qualificati che lo desiderano, è una lotteria, ma comunque la vedi lo scemo del villaggio rimane a casa e mangia grazie alla pensione della mamma ormai 80enne.

E tutto questo non significa che il 22enne che nel 1997 che aveva trovato il lavoro ora a 42 lo abbiamo ancora, perchè le produzioni "da scemo del villaggio" si sono estinte o sono emigrate altrove.

SOCIETA'

Nel 1997 un sito come questo lo avrei trovato una nerdata assurda, giocavo qualche volta ai  videogame ma non mi sognavo di pubblicizzarlo in giro, la figura nel NERD era a dir poco denigrata, meglio non attirarsi minimamente quell' aurea addosso.

Nel 1997 se ti avessero detto di registrarti ad un sito come FB con i propri dati personali veri da mettere in piazza non lo avresti fatto, ti registravi alle prime chat con nick difficilmente riconducibili a te.

Nel 1997 non avresti detto a nessuno di aver conosciuto la tipa online o cercando sesso in rete.

Nel 1997 bene o male telefonavi ancora alla gente a casa, io il primo cellulare lo ho avuto nel 1998, e con la vodafone(omnitel) le chiamate costavano circa 1 euro al minuto di giorno e gli sms 10 cent, ma sono passati 20 anni.. e sono soldi anche oggi.

Nel 1997 in NERD stavano in casa ben nascosti per non prendere delle mazzate, ora sono orgogliosi della loro condizioni, sdoganati dalla rivoluzione informatica.

Nel 1997 nessun uomo a parte i gay si depilava, se mi avessero detto che in futuro l' avrei fatto anche io, avrei dato licenzia di uccidermi in quel caso..

DONNE

Le cesse ci sono sempre state, ma ora o stanno ben rintanate in casa o tutte si curano molto di più, prima erano facilemente identificabili, ora il nemico è + audace.

Le fighe non esistendo FB non si erano ancora attrezzate a mettere ONLINE (in piazza)  le foto del primo piano del loro perizioma alla spiaggia, quindi non ti eri smanettato sul loro profilo prima ancora di incontrarle dal vivo, il che. mi dispiace dirlo, mette l' uomo in una posizione di debolezza estrema.

Le donne comunicano molto + velocemente tra loro, se ti giochi male le tue carte l' effetto denigratorio si riperquoterà sulla rete sociale velocemente.



Potrei andare avanti a scrivere altri 1000 esempi, ma alla fine quello che concluso è sempre:
L'uomo attuale è spaesato, vedo  che c'è una fetta di uomini che sembra veramente tagliata fuori da tutto.

rileggo questo mio vecchio post che parte dicendo
Siamo arrivati al 2017 bene o male :D  :D  :D  :D

e nel frattempo sono passati quasi altri 10 anni

ragazzi la vita è veramente un film che vedi a velocità  xxx3 come si faceva con le videocassette per mandarle avanti veloce..

mi viene male sono a pensarci.

tra l altro la mia analisi di allora era prematura.. la situazione che prendeva una certa piega che li descrivo l ha presa ancora + pesantemente.

certo non potevo prevedere l arrivo  degli influencer
certo non potevo le tipe sempre + incazzata ma cominciano a capire che qualcuno comincia a non provarci nemmeno..
il mercato del laoro sempre peggio.. la conseguente fuga dei giovani dall italia.. e fanno bene

mi fermo qui
#92
Presentazioni / Re: rieccomi
Ultimo messaggio di maxcavezzi - 07 Maggio 2026, 11:03:03
tra l altro notavo che devo cambiare la mia descrizione sotto..  Donna de quarant'anni buttela a fiume co' tutti li panni. (proverbio romano)   :buck:  :buck:  :buck:   ora mi piacciono eccome di 40
#93
Presentazioni / Re: rieccomi
Ultimo messaggio di maxcavezzi - 07 Maggio 2026, 11:01:30
Citazione di: Shark72 il 04 Maggio 2026, 12:41:37Benritrovato. E la maremma, se cambia...cambia sì.
grazie caro, mi fa piacere ritrovare qualche vecchia volpe  :lol:
#94
Presentazioni / Re: rieccomi
Ultimo messaggio di maxcavezzi - 07 Maggio 2026, 11:01:08
fai bene , ci mancherebbe rimuoverli.. spavanta solo un po' bel banner rosso.. te lo dico perchè sono del mestiere.. :D
#95
Generale / Diffidenza o prudenza?
Ultimo messaggio di The DJ - 07 Maggio 2026, 09:55:28
Pubblico un articolo su cui mi è "cascato l'occhio" questga mattina. Lo trovo interessante e con un fondo di verità, perciò ve lo condivido.

Tutti diffidano di tutti, soprattutto nei rapporti affettivi. E più si invecchia, più la corazza si ispessisce.
Il meccanismo è sempre lo stesso, si generalizza da esperienze negative, si costruisce una teoria in cui l'altro è potenzialmente un predatore, e ci si barrica dentro. La narrativa in voga del "narcisista" ha fatto il resto. Ogni persona con cui hai una frizione diventa automaticamente un manipolatore, ogni conflitto relazionale si trasforma in abuso, ogni delusione è prova di una cospirazione psicologica.
Il linguaggio terapeutico, strappato al suo contesto e ridotto a slogan, ha fatto danni enormi, ormai si fugge prima ancora di cominciare.

La diffidenza è cosa ben diversa dalla prudenza. La prudenza valuta, la diffidenza condanna in anticipo, è una sentenza permanente emessa senza processo. Chi diffida sempre non si sta proteggendo, si sta solo autoescludendo.

La diffidenza sistematica è tipica di questi tempi, è una specie di strategia preventiva che non permette di fare esperienza. È rifiuto del mondo. E questo, oggi, è diventato un modello culturale di cui vantarsi. L'individuo corazzato, autosufficiente, che non si fida di nessuno è diventato l'ideale di salute psicologica. In realtà è solo solitudine addomesticata.
#96
Generale / Re: Animali sociali e il disag...
Ultimo messaggio di Shark72 - 06 Maggio 2026, 19:31:23
Discorso attuale, ma vecchio. Perfino ai tempi dell' album "The Wall" dei Pink Floyd c'erano critiche non velate verso una società sempre più spersonalizzante e alienante, in cui le persone non sono altro che mattoni nel muro.  In confronto a oggi non era nulla, ma in Inghilterra tali processi erano avanti almeno di una ventina d' anni . Tempo dopo uscì il famoso film "Fight club", in cui i combattimenti clandestini dei protagonisti erano una metafora del rifiuto della disumana e spietata società delle metropoli statunitensi. Quindi le problematiche che hai illustrato non nascono certo dal nulla, ma sono cresciute nel tempo.
In ambito lavorativo riscontro quotidianamente la dipendenza da piattaforme e algoritmi, col il risultato che mentre in passato se avevi un problema ti confrontavi con qualcuno, di presenza o al limite per telefono, e lo risolvevi, adesso ti arrangi, sei solo.

Su tutti gli altri punti, il denominatore comune è una società diventata spietata, disumana, ipercompetitiva, che ti giudica solo sulla base del risultato che porti a casa. A inizio anni 2000, gli Stadio : "Questo mondo non ha posto per chi perde, per chi tira un risultato sotto zero, per chi è al verde....ma se guido una Ferrari... posso perdere l' ombrello per le strade di città, che qualcuno presto e bene fino a casa me lo porterà"). Ligabue : "Abbiamo amici che neanche sappiamo, finchè va bene ci leccano il culo". Appunto, finchè va bene : ma se va male vieni emarginato, scansato come un cane rognoso. Ne consegue che sempre più gente a questo gioco non ci sta e si tira indietro,  si rifugia nel telefono o al più si sfoga nel rito del fine settimana con tanto di alcool.
Ad ogni modo, sono innumerevoli le testimonianze letterarie e musicali di una società che sta colando a picco, zavorrata da avidità, arrivismo e iperliberismo. Non so quali saranno le estreme conseguenze di tali fenomeni, tempo che si stia avverando una vecchia profezia di Franco Battiato : "Vuoto di senso crolla l' Occidente, e dall' Oriente orde di fanatici".
#97
Generale / Animali sociali e il disagio l...
Ultimo messaggio di The DJ - 06 Maggio 2026, 18:05:10
Vorrei proporre un tema che forse è già emerso in passato, ma che sento il bisogno di riprendere da capo: il disagio legato alla solitudine, sempre più evidente nella società occidentale contemporanea.

Ho l'impressione che esista un diffuso senso di alienazione. Osservando e ascoltando le persone attorno a me, mi colpisce quanto spesso ci si senta disconnessi, nonostante si sia costantemente "connessi". Sempre più individui sembrano preferire affidarsi ad algoritmi, app di incontri o piattaforme digitali piuttosto che interagire direttamente con chi hanno davanti, sia che cerchino una relazione, un'amicizia o anche solo un contatto professionale.

Per favorire una riflessione più aperta, mi metto in gioco e condivido cinque osservazioni che ho maturato sulla realtà sociale in cui vivo:

Alienazione e dipendenza dagli algoritmi
Viviamo in un'epoca paradossale: siamo circondati da persone, soprattutto nei contesti urbani, eppure sperimentiamo un senso profondo di solitudine. L'interazione umana sembra sempre più delegata alla tecnologia. Si aspetta che un algoritmo introduca qualcuno nella nostra vita, invece di rivolgere spontaneamente la parola a chi ci è accanto, che sia in un supermercato o durante un evento. Questo comportamento appare come il sintomo di qualcosa di più profondo: una crescente difficoltà, se non paura, del contatto umano diretto.

L'auto-censura
Un altro fenomeno evidente è l'auto-censura diffusa. Molte persone trattengono costantemente l'espressione spontanea di sé: un complimento, una battuta, persino un semplice saluto. È come se fosse diventato normale sentirsi "di troppo" nel momento in cui ci si espone. Il risultato è una sorta di accumulo emotivo: ciò che non viene espresso si comprime, e quando arriva il momento di interagire davvero, quell'energia trattenuta rende tutto più difficile, meno naturale e più carico di tensione.

La cultura del risultato e la pressione sociale
Le interazioni sociali vengono sempre più valutate in base al loro esito: ottenere qualcosa, raggiungere un obiettivo, "concludere". Che si tratti di un numero di telefono, di un contatto lavorativo o di una nuova conoscenza, il valore dell'interazione sembra legato al risultato. Questo approccio genera ansia e limita l'espressione autentica. Personalmente, riconosco quanto questo influenzi anche me. Una parte di questa dinamica, a mio avviso, nasce già nei contesti scolastici, dove la pressione a conformarsi è molto forte. Crescere in ambienti chiusi, con gruppi limitati e sotto costante valutazione, può contribuire a sviluppare una paura del giudizio e del rifiuto che poi si consolida nell'età adulta.

La "cultura del weekend" e l'alcol
La socialità, per molti, si concentra quasi esclusivamente nel fine settimana, spesso associata all'uso di alcol come facilitatore relazionale. Ci si prepara, si esce, si beve per trovare il coraggio di interagire. Questo crea una dipendenza sia dal contesto che dalla sostanza, come se la connessione umana fosse possibile solo in condizioni specifiche. Così facendo, si perde di vista il fatto che le opportunità di relazione sono presenti ogni giorno, anche nei momenti più ordinari della quotidianità.

La perdita della presenza e l'uso dello smartphone
L'uso compulsivo dello smartphone è ormai riconosciuto anche come una forma di evitamento. È un rifugio immediato di fronte al disagio sociale. Succede spesso anche a me: nei momenti di incertezza o ansia, la reazione automatica è prendere il telefono, invece di restare nella situazione. Questo gesto, apparentemente innocuo, interrompe la possibilità di entrare davvero in contatto con l'esperienza presente e con le persone attorno a noi, limitando le occasioni di crescita e connessione autentica.


Essendo un tema molto presente nella mia vita in questo periodo, e avendo un forte desiderio di crescere come persona, sto seriamente valutando l'idea di mettermi in gioco in modo più concreto. Sto pensando, ad esempio, a piccole sfide quotidiane che mi spingano a uscire dalla mia zona di comfort ed esplorare cosa c'è al di là di questo disagio che, lo ammetto, provo quasi ogni giorno.

Se questo tema vi risuona o vi ha fatto riflettere, mi farebbe davvero piacere sentire il vostro punto di vista: come vivete questo aspetto della nostra società?
#98
Generale / Re: Il sonno
Ultimo messaggio di TermYnator - 06 Maggio 2026, 02:11:32
Citazione di: JBGrenouille il 05 Maggio 2026, 16:42:54Li ho così tanta ansia di dovere sfruttare al massimo le poche ore di sonno disponibili, che finisco per dormire meno di quanto pensavo...
Anche a me succede una roba simile se devo svegliarmi prestissimo. Riflettendoci però, nel mio caso ho capito che l'agitazione sia dovuta alla paura di non riuscire a vegliarmi o di "sopprimere la sveglia" e rimettermi a dormire pensando di stare altri 5 minuti a letto...
#99
Generale / Re: Il sonno
Ultimo messaggio di JBGrenouille - 05 Maggio 2026, 16:42:54
Citazione di: AlterEgo il 04 Maggio 2026, 21:28:02Intanto grazie ad entrambi.
Una cosa che ho notato su di me è che se una o due notti dormo poco poi la volta dopo ho anche l'agitazione per la paura di non dormire abbastanza... il che non concilia il sonno...

L'agitazione di cui parli a me prende le notti in cui ho a disposizione poche ore di sonno, ad esempio in cui devo alzarmi prima delle 5 per prendere un volo al mattino.

Li ho così tanta ansia di dovere sfruttare al massimo le poche ore di sonno disponibili, che finisco per dormire meno di quanto pensavo...
#100
Generale / Re: Il senso della relazione u...
Ultimo messaggio di TermYnator - 05 Maggio 2026, 11:19:06
Citazione di: Snake il 04 Maggio 2026, 23:59:41Tempo fa, leggevo una discussione in rete, in cui si diceva che uno dei problemi attuali nelle relazioni è la mancanza di dialogo, oltre al fatto di vivere costantemente con l'idea, che se non va, si può trovare di meglio, senza valutare di capirsi e risolvere l'eventuale problema.
Assolutamente d'accordo anche su questo.
Quello che citi, deriva dall'ennesima falla nell'educazione dei figli da parte di generazioni nelle quali il tratto narcisistico è sempre più presente. E come spesso accade, un narcisista produce un narcisista, se non peggio.

Questa deriva da un canto produce una "etnia" (gli occidentali, compresi gli immigrati di terza quarta generazione ormai corrotti come i nativi) incontentabile, insoddisfatta ed alla ricerca di una perfezione che trova solo dietro allo scudo del monitor, cui ormai siamo tutti dotati. Una etnia nella quale si moltiplicano i casi di drammatica intolleranza al rifiuto. Chi più, chi meno, tutti comunicano filtrando le immagini, nascondendo il brutto e cercando di dare una immagine di se perfetta e migliore di quella che è. VA da se che ci si scolli dalla realtà e si arrivi magari a pretendere per se stessi qualcosa per la quale non siamo adatti.
E ad ogni schiaffo si reagisce dando la colpa a ciò che si lascia, senza capire che il problema è interno all'individuo. E alla fine vanno tutti dallo strizzacervelli o dall'analista. Come succedeva nella New York degli anni '80. Non credo durerà ancora a lungo.