Diceva Parmenide di Elea, il famoso filosofo greco tra i primi ad aver dato una spiegazione plausibile (per quei tempi) circa il fatto che la realtà da noi vista e percepita sia ciò che è :

“L’ Essere è e non può non essere. Il Non Essere non è, e non può essere”.

Segue come corollario che l’ essere è un qualcosa di immobile, immutevole e cristallizzato, perché se si potesse trasformare, in un istante sarebbe, e un istante dopo non sarebbe (una delle prime dimostrazioni “per assurdo” di un ragionamento) ; e in estrema ratio, pertanto, che il Divenire è solo apparenza, fugace illusione. L’ esatto opposto di ciò che riteneva Eraclito di Efeso, suo contemporaneo detto per l’ appunto “il filosofo del Divenire”, che invece riteneva come tutto ciò che è sia in eterno movimento, che nulla di ciò che vediamo sia un’ entità fissa e immutabile, ma che sia per forza di cose il risultato di un processo di trasformazione dato che “tutto scorre” (o Panta Rei, in greco!).

Chi dei due avesse ragione è troppo difficile da stabilire, non ci sono riusciti nemmeno i maggiori pensatori della storia da Aristotele fino a Kant e Hegel, quindi dubito che possiamo farcela noi : molto meglio quindi concentrarci sugli aspetti del confronto tra Essere e Divenire che ci interessano ai nostri scopi. Ebbene, dovendo dire se la Seduzione sia Essere o Divenire, la risposta più sensata che potrei dare è entrambi. Vediamo perché.

Da punto di vista puramente fenomenologico, la Seduzione è un Essere : in primis, perché i meccanismi che determinano l’ attrazione (o la repulsione) tra i due sessi, dalla notte dei tempi sono sempre gli stessi, soprattutto per quanto riguarda noi maschi (un bel paio di tette dritte e un culo sodo hanno sempre fatto il loro effetto e sempre lo faranno!), mentre per le donne c’è una maggiore elasticità, in quanto per via dell’ evoluzione sociale possono in parte cambiare i fattori che determinano la scelta (esempio banale, se uno è alto, ha le spalle larghe, la mascella squadrata, ma è un povero spiantato, per molte non verrà valutato un partner appetibile in quanto non sarà in grado di provvedere a loro stesse e alla prole). In ogni caso, resta fisso e immutabile il principio secondo cui la Seduzione si basa sul colmare i desideri, e soprattutto i bisogni, dell’ altro. Questo è il vero principio, o l’ Archè, come l’ avrebbe chiamato Parmenide.
Inoltre, per piacere alle donne, e quindi avere successo nella seduzione, occorre “essere”, ovvero, nella fattispecie, possedere le qualità che ci permettono di piacere.Il TermY le chiama Qualità Evolutivamente Vincenti, io Fondamentali, ma cambia poco. In caso contrario, ogni tentativo sarà vano, in particolare il simulare di possederle con inutili teatrini proposti da metodi “made in Usa” tesi a gettare fumo negli occhi. Se uno sente il bisogno di simulare, vuol dire che “non è”, e il Non Essere, per l’ appunto, non è e non può essere. Poco da dire, non si scappa.

Tuttavia Parmenide dimenticava che alla validità del suo principio sull’ immutabilità dell’ Essere esiste qualche eccezione, ovvero che in certi casi, ciò che “non è”, entro certi limiti può “diventare”.

E qui veniamo al ruolo del Divenire. La vita di ognuno di noi è determinata da ciò che siamo, ma è altresì vero che il “ciò che siamo” è determinato da ciò che facciamo. Vediamo di rendere l’idea con un esempio scemo. Io sono liberissimo di decidere se, quando la sera stacco dal lavoro, recarmi in palestra oppure sbracarmi sul divano con due birre e un sacchetto di patatine (circa 1000 calorie senza possibilità di essere bruciate) : il perpetuare l’ uno o l’ altro di questi due comportamenti nel lungo termine farà sì che il mio stato di forma e salute sia uno, oppure un altro. Invertire la situazione in entrambi i sensi è possibile, anche se farlo in peggio è assai più facile che in meglio.

Ne segue che se non si posseggono per natura le qualità necessarie per piacere alle donne (sia fisiche che di personalità), entro sufficientemente larghi limiti, le si possono acquisire. Come è anche vero che , possedendole, le si possono anche perdere. In questo senso, quindi, per ciascuno di noi il potenziale seduttivo è un Divenire : ma va detto che lo sforzo necessario per il compiersi di questo Divenire è assai grande, perché anni ed anni di “non essere”, nella fattispecie situazioni molto negative ormai cronicizzate e cristallizzate, costituiscono una grande forza di inerzia che si oppone ai nostri tentativi di rinnovamento e cambiamento. Alcuni ce la fanno, tanti altri no, perché alle prime inevitabili difficoltà mollano tutto, oppure si mettono con la prima più o meno “potabile” che gliela dà, e abbandonano tutto.

Il dubbio che rimane riguardo a chi ce la fa è solo uno : con il lavoro su sé stesso ha effettivamente modificato il suo “essere”, cioè ha acquisito da zero le qualità necessarie per sedurre, oppure non ha fatto altro che far venire alla luce il suo “essere” latente ma che era già lì, possedendo già le qualità necessarie ma non riuscendo ad esprimerle per via di problematiche più o meno complesse?
Dipende. Entrambe le ipotesi sono possibili. Ma ad ogni modo, non conta molto : ciò che conta è che prima non riusciva a sedurre e rimorchiare, e ora ci riesce. Quello che vorrei vedere da tutti voi (io ormai sono "andato".

Shark, il meditatore davanti al bicchiere di passito.  Coolsmiley