la butto li':
non e' che questa necessita' di dimostrare tutto con rigore logico e "scientifico" sia un po' la tua ossessione?
E la conditio sine qua non un esperimento sia replicabile.
Se si scrive per pavoneggiarsi, si cita il fatto, e lo si butta li.
Se si scrive per rendere replicabile il fatto, il fatto stesso viene citato solo come esempio.
Pensa a tutte le volte che hai spiegato un concetto ma qualcuno, e vedrai che hai usato lo stesso schema.
Riprendendo il mio parere sulla "scientificita'" in ambito social/relazionale/seduttivo, trovo molto piu' convincente un "metodo", un parere, un'osservazione che vedo confermata dai fatti e funziona nella realta' la maggior parte delle volte, piuttosto che un assunto perfettamente dimostrato a livello logico ma in attesa di conferme reali.
Dico in generale.
Non afferro il reale senso di quanto sostieni. Il TM per essere apppicabile richiede una grande preparazione. Se anche tu fossi stato con noi la sera dell'uscita sperimentale,
ignaro di quello che ho scritto, non avresti capito il perchè le cose andavano in un verso preciso. Quella è stata una delle conferme reali di come il mio articolato pensiero si applica al reale. Questo al di la dei report, che essendo opere personali, lasciano il tempo che trovano. E non è un caso, che abbia postato come report, solo cose estremamente significative, e connesse al TermYpensiero che postavo in quel momento.
Quindi perche' ostinarsi a voler dimostrare tutto? Bastano gli esempi, l'esperienza.
Non c'è il "quindi", ovvero la consecuio logica 
Tu ritieni che il vedere un fatto, ti porti a credere al metodo. Ma questo non ti aiuta a capire i fatti, ed a replicarli.
Se non conosci la logica che sottende ad un evento, non potrai mai capire perchè l'attore ha fatto un determinato gesto piuttosto che un altro.
Non capirai mai i dettagli, che sono in realtà la sostanza che differenzia un grande seduttore da un comune mortale.
Alla fine penserai che è tutto un bluff, chiacchiere o quant'altro, perchè non riesci a fare per mancanza di conoscenza,
e che chi ci riesce ci riesce per doti non rivelate o innate.
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