Ecco il testo:
Il romanticismo è probabilmente una delle correnti artistico-letterarie che, nel sapere comune, esercita il maggior fascino. Non per altro anche nel linguaggio parlato il termine "romanticismo" ha assunto un'importanza semantica rilevante, pur non essendo più strettamente collegato alla sua originaria dimensione artistica. Tuttavia, a voler ben vedere, nonostante la fama trasversale di cui gode, il romanticismo è esclusivamente maschile. Sono rarissime, infatti, nella letteratura, le pagine che una donna, una scrittrice, abbia dedicato ad un amore disperato o travagliato, all'amore per il proprio amante. Mentre, ribaltando la questione - e cioè passando ad un punto di vista maschile - i nomi non vengono certo a mancare: Lamartine, Chateaubriand, Musset, Flaubert, Goethe, Foscolo, Leopardi, Keats, Coleridge, Wordsworth, e via dicendo. Mi si potrebbe obiettare, a buon diritto, che questa situazione non valga unicamente per il romanticismo ma per tutta la letteratura, vista la grave difficoltà - se non addirittura l'impossibilità - che la donna ha avuto, nel corso della storia, ad avvicinarsi al campo dell'Arte o del sapere in generale. Questa obiezione d'altra parte non cambia di una virgola ciò che voglio dire. O meglio, ciò che voglio chiedermi. E cioè quale legame vi sia tra romanticismo e maschilità.
Ecco cosa scrive Flaubert in un'opera giovanile:
"Oh, come avrei amato se avessi amato, se avessi potuto concentrare in un punto solo tutte le forze divergenti che ricadevano su di me! Talvolta ero come ossessionato dall'idea di trovare una donna, volevo amarla, aveva in sé tutto ciò che desideravo, da lei mi aspettavo di tutto, era il mio sole di poesia che avrebbe fatto sbocciare ogni fiore e risplendere ogni cosa bella; mi ripromettevo un amore divino, gli conferivo in anticipo un'aureola abbagliante, e alla prima che mi veniva incontro, per caso, nella folla, consacravo la mia anima (...)"
In queste poche righe Flaubert mostra non solo il carattere richiuso e contemplativo dell'uomo romantico - il suo debordante anelito d'amore - ma soprattutto lascia presagire la tonalità sconsolata di colui che vorrebbe ma non può. Ecco allora l'esternazione: " Oh come avrei amato se avessi amato".
E' importante notare come l'autore esordisca con la cognizione di un fallimento, con la mesta e rassegnata convinzione di non poter agire, di non poter accedere all'esperienza erotica. Ecco allora che in mancanza di un oggetto, di un Altro a cui tendere, subentra l'immaginazione, la proiezione di ornamenti onirici e celestiali che trascendono la realtà carnale. E la questione, a pena di risultare semplicistico, credo sia meno difficile di quanto possa apparire.
Il desiderio sessuale dell'uomo verte fondamentalmente su uno stato di tensione, sulla necessità del getto, della liberazione da uno stato di rigidità e pienezza.
E' conseguenziale, dunque, che nell'uomo il piacere sia legato ad un agire liberatorio (mentre per la donna il discorso sarebbe ben più complesso)
E qual è il momento di maggior piacere se non il rapporto sessuale concluso in un orgasmo?
Non è un caso che tutti gli esponenti del romanticismo avessero grandi difficoltà di relazione, di avvicinamento alla donna.
Molti tra essi , schiavi dell'immagine materna, non riuscivano a concepire il corpo di donna in una prospettiva sessuale (vedi donna-angelo), relegando dunque la propria amata nella dimensione dell'intoccabilità. Altri invece, per eccessiva timidezza, per poco coraggio, operavano una sorta di migrazione interiore, ripiegando il concreto nella fantasticheria, ora depressa, ora malinconica.
Leopardi scrisse quel capolavoro di poesia che prende il titolo: " A Silvia". Ma parliamoci chiaro, Leopardi la scrisse perchè non scopava. Cosiccome non scopava Foscolo quando scriveva le lettere di Jacopo Ortis o Goethe quando scriveva riguardo i dolori di Werther. E si badi bene che uso il termine "scopare" in un'accezione estremamente ampia. Non intendo solo l'atto sessuale in sè ma tutto ciò che ad esso attiene; il tocco, la pelle, gli sguardi, la lingua, la saliva, il sudore, i liquidi...
Ecco cosa voglio dire. Al di là di consolanti rappresentazioni, il romanticismo non è mai una questione di uomini sensibili, di anime candide, nulla di tutto ciò.
Il vagheggiamento romantico di un uomo, in ogni caso, non è mai altro che un'eiaculazione inespressa o, in alternativa, inesprimibile.