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Kurghan's Story

(Letto 356 volte)

Kurghan's Story

« del: 08 Settembre 2015, 00:21:19 »

Questa serie di articoli costituisce una sorta di novella a puntate sulla seduzione. A differenza di TermYdelirio e TermYpensiero, Kurghan's Story è meno impegnativo ed in qualche modo vuole anche essere un esempio di come si possa, con uno stile leggero e frizzante, estraneare l'interlocutore. Il contesto è onirico ed i personaggi, sebbene di fantasia, sono largamente ispirati a persone reali tratti dalla mia storia. I fatti sono stati elaborati per poter rappresentare un concetto o una regola che ritengo importante, nel perfetto stile delle allegorie. Kurghan Story è una lettura leggera, non impegnativa che si pone come ambizioso fine quello di trasmettere al lettore concetti che suscitino  interrogativi sul se in ambito relazionale. Il primo episodio non si chiamava Kurghan's Story, bensì Urian's story. Tuttavia l'assonanza del nome con una persona esistente, mi portò a cambiare nome al protagonista. Buona lettura.

TermYnator.

Un ringraziamento particolare a Whiteout per le correzioni al testo originale.

Tutti i diritti di copia e riproduzione anche parziale sono riservati.
© TermYnator 2009

« Ultima modifica: 04 Novembre 2017, 15:10:43 da TermYnator »

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1) Le origini.

« Risposta #1 del: 08 Settembre 2015, 00:23:30 »

La nascita di Kurghan
"Salve, mi chiamo Kurghan (bel nome neh?) e sono appena nato. La prima cosa che ho fatto nascendo, è stato guardarmi in mezzo alle gambe. Subito dopo ho lodato Iddio: non c'era la topa.
Da dentro la pancia, sentivo continuamente mio padre sperare che io fossi maschio, e mi sarebbe dispiaciuto dargli un dispiacere. Ora però, voglio dargli piena soddisfazione e comportarmi da vero maschio.
Ma come si fa? Lui a casa non c'è quasi mai, quando c'è è occupato, e quando non è occupato dorme.
Due volte l'ho visto interagire con altri maschi, che mi sembravano più maschi. Mi serve un altro riferimento, un libro, insomma qualcosa per imparare a fare come si deve."

Queste sono le cose che mi disse Kurghan poche ore dopo la sua nascita. Ci si potrebbe stupire di ciò, ma Kurghan è stato un caso scientifico senza paragoni: è in assoluto l'uomo più superdotato della terra. In tutto.

La ricerca di Kurghan
Kurghan, a soli tre giorni (era un po' superdotato), si infilò in biblioteca, e nonostante i suoi 45 centimetri di altezza, si mise a studiare una gigantesca pila di libri sul comportamento animale.
"caxxo però: fighi sti maschi in natura. Fanno come gli pare, sono muscolosi, forti, impongono la loro volontà sugli altri. Voglio essere così."
Kurghan uscì dalla biblioteca, e si iscrisse in palestra. Il latte non gli bastava, e lo corresse con un po' di danabol per crescere più in fretta. Kurghan si rese presto conto, che sui libri si parlava solo del maschio vincente, non di tutti gli altri. E si rese pure conto che per essere il più figo ed avere tante femine, devi prima aver allontanato tutti gli altri maschi. Ma per farlo, ti devi misurare con loro in singolar tenzone. Fu così, che Kurghan, a soli 4 giorni, diventò l'uomo più competitivo del mondo. Ma Kurghan, aveva solo 4 giorni, ed era alto 46 centimetri.

La pubertà di Kurghan
Kurghan cresceva in fretta (colpa del danabol), e le sue capacità intellettuali erano stupefacenti: pensate che in un solo mese, si laureò in ingegneria. Il mese dopo in matematica, ed il successivo in fisica. A tre anni, aveva 23 lauree, sapeva suonare 8 strumenti musicali e parlava 6 lingue. Ma era alto 70 centimetri.
Kurghan divenne pubero a 3 anni 8 secondi e due decimi.
Con tutto quello che aveva letto, Kurghan pensò subito di conquistare molteplici donne. Ma non sapeva che dirgli.
Cominciò quindi a comportarsi come faceva con i maschi: competendo.
Andava da loro e sfoggiava la sua spaventosa cultura sperando di impressionarle. Le donne, non riuscivano a capire questo suo comportamento, e lo consideravano un po' strano. Il suo continuo tentare di impressionare cominciò a dar fastidio ai più, che stufi persero i freni che li inibivano dal prenderlo in giro per la sua fisicità.
Per Kurghan, cominciò un brutto periodo.

Segue...

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« Ultima modifica: 04 Novembre 2017, 14:51:43 da TermYnator »

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2) L'incontro.

« Risposta #2 del: 08 Settembre 2015, 00:25:07 »

Pico Nano
Il nomignolo che avevano affibbiato a Kurghan i suoi simili sulla terra era Pico Nano: uno spaventoso doppio senso costruito su due termini greci che indicano cose piccole, il nome del sapiente Pico della Mirandola, ed il volgare italico "nano".
Il contrasto con il suo nome sinonimo di forza e coraggio, era devastante.
Kurghan-Pico-Nano per evitare lo scherno si isolò dal mondo, e cominciò a trascurarsi: considerava l'universo popolato da uomini che non potevano capirlo, e da donne che non capivano comunque.
Kurghan Pico Nano, perso nella sua ricerca di un modello di maschio, cominciò così a vagare solo per il mondo.
Era alto 71 centimetri.

L'incontro con il Maestro
Un giorno, Kurghan Pico Nano, girando solitario per l'Himajala (nota catena montuosa della Maremma) incontrò uno strano signore, che viveva in una caverna nella cima di una montagna. Il vecchio era seduto in posizione del loto su un pezzo di parquet montato su una ripida vetta. Talmente ripida da sembrare una gigantesca stallattite puntata verso il cielo.
Il vecchio immobile, imperscrutabilmente osservava l'orizzonte cristallino, come a vedere la sua coscienza persa nelle leonardesche brume delle colline circostanti.
Improvvisamente, il vecchio emise un grido: "Topa!" Scese frettolosamente dalla vetta dimostrando un'agilità insospettabile per la sua età, e si diresse di corsa verso la stazione della funivia.
Con l'ultima corsa, era scesa una ragazza meravigliosa, ed il vecchio se ne era subito invaghito. La rimorchiò, e se la portò in caverna.
Kurghan Pico Nano rimase strabiliato dall'evento. Fu così, che decise di diventare discepolo del vecchio.

Il patto
"Maestro"! - disse Kurghan Pico Nano - "Io so quasi tutto, ed ho meno di 5 anni. Ma c'è una cosa che ancora non ho capito: cosa fa un maschio? Cosa hai fatto tu, per conquistare quella ragazza? Io voglio imparare e diventare come te."
"Ascolta" - rispose il Maestro - "Il maschio è tale perchè esiste la femina. Così come la luce ti consente di vegliare e le tenebre ti consentono di dormire, i maschi e le femine costituiscono l'insieme che fa andare avanti il mondo. ognuno dei due generi è indispensabile all'altro, nonostante fra parisesso ci siano delle affinità elettive. Guarda il mio gatto: va d'accordo con il cane, condividono la cuccia e li porto a spasso assieme.
Ma quando il cane sta con i cani, ama ululare in branco, mentre il gatto ama rincorrere i suoi amici sugli alberi.
Il gatto non potrà mai ululare, così come il cane non potrà mai correre sui rami. Il cane scaccia gli intrusi, ed il gatto mi difende dai topi. Questa casa è sicura e sana perchè ci sono un cane ed un gatto. Se così non fosse, mancherebbe qualcosa. Tu, come maschio, devi trovare il tuo ruolo nel mondo, così come cane e gatto fanno nella mia casa. Ecco cosa dovrai fare."

Segue...

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« Ultima modifica: 04 Novembre 2017, 14:52:54 da TermYnator »

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3) La rivelazione

« Risposta #3 del: 08 Settembre 2015, 00:28:12 »

Le tavole del maschio
L'anziano Maestro, si diresse verso un vecchio armadio, e ne tirò fuori un libro polveroso. Sulla copertina in pelle di amog, c'erano solo due lettere maiuscole. "TM".
Il vecchio, dopo aver lungamente cercato la distanza per leggere, disse a voce alta:
"Un maschio sta alla natura come un bicchiere sta alla pioggia nelle mani di un assetato nel deserto.
La pioggia è femina, ed il bicchiere è maschio.  Il maschio offre supporto alla femina, e costei disseta.
L'uno senza l'altra sono inutili: la pioggia verrebbe assorbita dalla sabbia, o il bicchiere rimarrebbe vuoto, ed il viandante morirebbe." 
Kurghan Pico Nano non era d'accordo: "Maestro, ma così mi metto al servizio della femmina: mi inzerbino!"
M:"Femina si dice. Omosessuale!" tuonò il maestro apostrofando Kurghan. "Ora, vieni qui!"
Kurghan si avvicinò intimorito.
M:"Perchè hai paura di me, Kurghan?"
K:"Perchè tu sei il maestro, sei forte e sei alto. E non so cosa vuoi farmi fare..."
M:"Quindi tu non sei come me?"
K:"No, non sono come te.."
M:"E pensi che io possa volerti fare cose che metterebbero a rischio la tua vita?".
K:"NO...Cioè, non lo so."
In quel momento, davanti alla caverna passava un bimbo normale di circa 5 anni, come Kurghan.
M:"Vedi quel bimbo? Vai da lui e chiedigli se ha trovato una margherita."
Kurghan, ben lieto di sfuggire a quella situazione imbarazzante si avviò verso io bimbo e compì la sua missione.
K:"Ecco, ho fatto: non ha trovato margherite, ma solo papaveri."
M:"Come ti senti ora?"
K:"Bene, perchè?"
M:"Perchè prima avevi paura, ed ora non ne hai più."
K:"Vero..."
M:"E cosa è cambiato rispetto a prima?"
K:"..."
M:"Ogni volta che vedi qualcosa di diverso da te, sei portato a dimostrare te stesso per affermare la tua natura. Finchè non percepisci la differenza ti comporti normalmente, sei a tuo agio e sei tranquillo: come con il bimbo dei papaveri. Ma quando percepisci una grande differenza, la tua mente comincia ad annaspare cercando un modo per dimostrarti all'altezza. Non conoscendo i miei pensieri, e le mie capacità, questo tuo sforzo ti crea ansia, perchè non sai cosa fare. Con le donne, che solo apparentemente sono diverse da te, fai la stessa cosa. Quando sei con altri uomini, le schernisci per farti forza, ma provi ansia nell'avvicinarti a loro quando devi conquistarle. Per vincere la tua paura, non devi più vederle come elemento di competizione, ne tantomeno di misura. Finchè ragionerai in questo modo, ogni volta che ti avvicinerai a loro, ti verrà l'ansia come di fronte ad un esaminatore. Devi sentirle come te, con esigenze simili alle tue. La prima cosa che farai, sarà quindi vivere con una femina per capirne le esigenze."
Kurghan non capiva bene il senso di quella frase, non c'erano femine nella caverna, e non voleva tornare a vagare per il mondo: era sopraggiunto l'inverno, e fuori faceva freddo.
K:"Quindi che devo fare?"
M:"Dormirai con Dolly."
K:"CON LA PECORA?"
M:"E'l'unica femina costantemente presente nella caverna. Eppoi, ti scalderà."

La convivenza con Dolly
Dormire con Dolly non era poi così male: era morbida e di notte scaldava come lo scaldasonno imetec. Non russava come il maestro, ed era piuttosto affettuosa. Cadde la pioggia che poi diventò neve. Le montagne cambiarono colore, e tutte le mattine Kurghan osservava l'orizzonte, disegnando con la mente grandi macchie di colore su quell'enorme foglio di carta ondulato che era il panorama.
Tutti i giorni, Kurghan portava Dolly al pascolo. Ma una mattina, vide una cosa nuova: uno strano uccello con la coda a due punte, volando lasciava dietro di se una scia di disgelo. E la montagna, lentamente, cominciò a cambiar colore, dipingendosi di verde.
Si presentò un becco (caprone ndr). Dolly era un po' agitata alla vista del becco, che si avvicinava minaccioso e con la testa bassa. Kurghan si nascose, ed assistette ad una scena di tremenda crudezza: il becco mondò la pecora con selvaggia violenza, scalciando e sbuffando.
Finito il suo compito, mollò una zampata nelle natiche di Dolly, e se ne andò.
"Minchia che maschio..." Pensò Kurghan. Poi, vedendo dolly piangere, si rese conto che quell'animale odioso le aveva fatto del male. Prese a carezzare la pecora, e la riportò nella caverna.
Kurghan si sentiva in colpa: non aveva fatto nulla per proteggere Dolly. Temendo che la cosa potesse riprodursi, si mise a pensare a cosa avrebbe potuto fare per difenderla se l'evento si fosse ripetuto. Tornò sul luogo del misfatto, e trovò in terra un bastone tanto duro quanto nodoso. Pensò di usarlo come arma, nel caso il becco fosse tornato. Due settimane dopo al pascolo, il becco si rifece vivo. Dolly cominciò a tremare. Kurghan vedendola, sentì tutta la rabbia che i suoi sensi di colpa avevano alimentato, e si scagliò contro il becco. Alla terza bastonata, il becco capì che era meglio non insistere, e ripiegò seguito dal bastone che Kurghan gli lanciò. Dopo poche ore, il becco si rifece vivo: ma la sola vista di Kurghan lo mise in figa. Kurghan era raggiante.

Il pranzo
Tornarono nella caverna per pranzo. E tutti gli abitanti si misero a tavola. La tavola era una gigantesca scapola di brontosauro, che il Maestro aveva trovato in una delle sue passeggiate. Ai due capotavola erano gli esseri umani. Fra loro, Dolly, il cane, e dal lato opposto il gatto.
K:"Ciao Maestro!"
M:"Buongiorno Kurghan. Ti vedo raggiante, cosa vuoi dirmi?"
Kurghan raccontò la storia della sua giornata, e la sua battaglia con il becco. Era fiero del suo bastone, e di come esso gli avesse consentito una facile vittoria.
M:"Bravo Kurghan, ti sei comportato da uomo. Ma c'è una cosa che non hai visto. Il becco è venuto 3 volte, ma il bastone è sempre stato sul prato del pascolo. La prima volta era a terra, la seconda era nelle tue mani, la terza era di nuovo in terra. Il bastone è stato solo un pretesto per farti sentire più sicuro, ma ciò che ha messo in fuga il becco, non è stato il bastone quanto la tua determinazione. Da oggi in poi, ricordare la tua vittoria ti farà sentire più forte, come se nelle mani tu avessi sempre un bastone.
Oggi hai capito 4 cose.
La prima, è il valore dell'esperienza: Hai pensato per cercare una soluzione, l'hai sperimentata, ed hai scoperto che una volta conosciuto l'ignoto, non ne hai più paura. La seconda è che la forza di un uomo si può costruire.
La terza, è che è nel rapporto con il diverso che emerge la nostra reale natura. E per questa sete di conoscenza e per l'istinto di cercare sempre un termine di paragone per conoscerci, siamo attratti dal diverso ma nel contempo ne siamo impauriti, così come tu sei attratto da me, ma spesso mi temi.
La quarta, è che è dal rapporto con una femina che nasce l'autocoscienza di un uomo: se non ci fosse stata la dolce Dolly, non avresti mai saputo di essere coraggioso. 
Le donne, sono lo specchio della nostra anima, e per questo sono bellissime."

Per commentare: http://seduzioneitaliana....s-story-3-la-rivelazione/
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« Ultima modifica: 04 Novembre 2017, 14:55:45 da TermYnator »

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4) Il dubbio.

« Risposta #4 del: 08 Settembre 2015, 14:25:22 »

Il bicchiere a tre facce
Un giorno, il Maestro si alzò di molto ispirato. Si sedette a capotavola della scapola di brontosauro, si versò del latte, e disse osservando il bicchiere:
"Vedi questo bicchiere Kurghan? Se lo si usa nel giusto verso, il bicchiere si lascerà usare per bere, offrendo rigidità all'impalpabilità del latte. Se lo si usa male e lo si rovescia, potrai versarci sopra tutto il latte del mondo, ma il bicchiere non ne conterrà che una goccia: quella che ospita il sotto del fondello. Se non si riesce ad usarlo e per rabbia lo si batte, il cristallo si romperà e taglierà le mani di chi lo maltratta.
Un bicchiere è come un maschio nelle mani di una donna. Se la donna si relaziona bene, egli la soddisfa e la vezzeggia lasciandola fare. Se la donna lo tratta in modo inadeguato, l'unica goccia di latte che egli conterrà, sarà pari alla sua volontà di non allontanare completamente la donna. Il minimo sostegno che darà, ovvero quella singola goccia, si chiama educazione. Ma se la donna tenterà di ferirlo, il maschio reagirà, e con eleganza punirà la donna, facendo si che la essa non ripeta l'errore che ha fatto.
Tutto ciò, si chiama fermezza, ed è la prima regola che un maschio deve osservare  al cospetto di una femina."

K:"Uhm... Però, c'è sempre un aspetto servile... Io non accetto di essere usato.
Quale è la terza faccia del bicchiere, Maestro?"

M:"La terza faccia è quella che stai mostrando ora: la ricerca di una via d'uscita perchè temi di non riuscire ad essere un bicchiere utile, ma non accetti di essere un bicchiere rovesciato. Stai su un fianco, e finchè non ti decidi ad assumere posizione, rotolerai in eterno rimanendo di nessuna utilità."
K:"Quindi, non c'è scelta: o nero o bianco!"
M:"Non è vero. La terza scelta c'è sempre, ma ha come unica utilità il non far mai nulla: se sai cosa vuoi essere, per esserlo devi realizzare ciò che vuoi. Ma finchè non applichi, rimani a rotolare di qua e di la su per un tavolo."
Kurghan non era molto convinto. O meglio, non accettava il fatto che non ci fosse una scelta che gli consentisse di raggiungere ciò che voleva, senza modificare nulla. Egli era fermamente convinto che il solo fatto di essere sulla terra, dovesse in qualche modo conferirgli dei diritti.
E fra questi, c'era quello di riuscire con le donne.

La mutazione
Kurghan cominciò a pensare che stava perdendo tempo. In 5 anni, era diventato l'uomo più colto e sapiente della terra, mentre in tre mesi dal Maestro, aveva imparato solo 4 cose. Prese ad aver sfiducia nel Maestro, e a non fare più ciò che egli gli diceva. Non riteneva utile stare per giorni a far cose non inerenti la seduzione e l'essere maschio: perchè quello era ciò che lui voleva sapere.
Una sera, il Maestro tornando nella caverna, trovò Kurghan che dormiva.
M:"Kurghan, hai portato al pascolo Dolly?"
K:"No, non ho più voglia di farlo: è una perdita di tempo"            
M: "Se tu non fossi andato al pascolo, non avresti scoperto il coraggio."
K: "Non c'era bisogno di andare tre mesi al pascolo per capire cosa era il coraggio: avresti potuto spiegarmelo direttamente. Così avrei imparato un sacco di altre cose. Invece..."
M: "Quindi tu sei convinto che basti spiegare per far si che una persona automaticamente sia in grado di capire e di fare?"
K:"Si."
M:"allora perchè non conoscevi il coraggio, pur avendo letto tutto ciò che è stato scritto sull'argomento?"K:"..."
M:"Vedi Kurghan tu sei giovane ed impulsivo. Tu vorresti tutto e subito, e questa è la molla che nella storia ha fatto si che siano sempre stati i giovani a rivoluzionare i costumi. I giovani, però, hanno sempre agito in base a degli ideali, e dietro agli ideali c'era sempre qualche vecchio furbo ed esperto che costruiva pensieri per infiammare gli animi e muovere le braccia. Ciò che muove l'uomo, è infatti il desiderio, ciò che lo blocca la paura. In mezzo, c'è l'esperienza"
K:"Quindi, dove vuoi arrivare?"
M:"Tu sapevi perfettamente cosa fosse il coraggio. Ma non ne hai mai avuto l'esperienza. Eppure, hai sempre desiderato essere un coraggioso. Ciò che ti ha spinto a scoprire il tuo coraggio, è stato un ideale; l'integrità di Dolly. Il temere che il tuo ideale fosse infranto, ha fatto si che tu abbia pensato a come difenderlo, e ti ha dato la forza di agire. La scoperta del tuo coraggio, è quindi dovuta a tre fattori: l'averti condotto a provare un sentimento per Dolly, e l'averti collocato in un contesto nel quale il tuo sentimento potesse essere calpestato da un evento esterno.  L'evento, è stato la miccia che ha acceso il processo irreversibile che ti ha portato a scoprire il tuo coraggio. Io, non potevo fartelo scoprire parlandoti qui in caverna: ci sono cose, che ognuno di noi deve realizzare da solo, per formare l'esperienza. Per questo ho creato una situazione, e ti ho mandato sul campo."
K:"Ah! Certo! Ma sei stato fortunato: senza il caprone che ha montato Dolly, non sarebbe mai successo nulla!"
M:"Dici? allora vieni con me."
Il maestro uscì dalla caverna, e seguito da Kurgan si infilò in un cunicolo. alla fine del cunicolo c'erano due stalle: sulla porta della prima, c'era scritto "Ugo", sulla porta della seconda, c'era scritto "Drugo."
M:"Apri la porta, Kurghan.".
K:"Ma... E' il caprone!!  Allora... Era tutta una messa in scena?"
M:"Tutta l'esistenza è una messa in scena. E come in un film, c'è chi recita le parti e chi le scrive. L'essere uomo, è il passare da attore a creatore, rimanendo dentro al film. Tu mi hai chiesto come diventare uomo, ed io ho creato il contesto affinchè tu potessi scoprire di esserlo. Quindi, devi insistere, ed aspettare che giunga il momento in cui tu stesso arriverai a provare ogni singola verità. E ciò avverrà ogni volta che ti manderò sul campo. Ogni volta ti darò i presupposti per capire quello che succederà, ed affrontare gli eventi. Ma solo se andrai quando te lo dico smetterai di essere un bicchiere che rotola su un fianco"

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« Ultima modifica: 04 Novembre 2017, 15:01:33 da TermYnator »

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5) Kurghan e la paura

« Risposta #5 del: 03 Novembre 2017, 19:36:29 »

Il gioco dei cerchi
Kurghan aveva ripreso a pascolare Dolly, ed ogni giorno compiva le sue missioni. Un giorno, senti suonare il corno del maestro in un orario insolito: il Maestro suonava il corno all'ora di pranzo, ed all'ora di cena. Ma erano le 3 del pomeriggio. Kurghan si avviò di corsa verso la caverna.
Giunto a pochi passi dall'altro, Kurghan notò che il Maestro aveva disegnato sul suolo due cerchi mettendo in fila dei sassolini bianchi. Ogni cerchio era largo circa un metro, e fra loro distavano due metri.
K:"Maestro, che stai facendo, perchè mi hai chiamato?"
M:"Da oggi in poi, la tua missione è cambiata: ti metterai nel primo cerchio, e cercherai con un salto di atterrare nel secondo.
K:"Beh, anche se sono alto 72 centimetri, non mi sembra difficile! Provo."
M: Non avere fretta: hai tutto il tempo. Quando sarai sicuro di riuscire, chiamami. Questo è cibo per un mese, starai qui e dormirai all'addiaccio  finchè non sarai riuscito."
Kurghan non riuscì nell'impresa, e si intestardì. Continuò per giorni, finchè un giorno non riuscì a saltare i due metri che separavano i due cerchi. Ripetè l'esperienza più volte, per dimostrare a se stesso di poter riuscire nel salto. Poi, volendo far bella figura, cominciò a fare piroette mentre saltava. Dopo un mese di allenamento, durante il salto riusciva a fare due salti mortali allacciandosi contemporaneamente le scarpe.
Raggiante, corse alla caverna ad avvisare il vecchio di essere riuscito a completare la missione.
M:"Bene Kurghan, ora seguimi."
Kurghan si aspettava un plauso, o quantomeno che gli fosse richiesto di mostrare la sua nuova abilità. Rimase impietrito. Ma il maestro con un raglio lo richiamò all'ordine. si inerpicarono su per l'Imajala, fini al raggiungimento di una vetta estremamente particolare: i denti del diavolo.

I denti del diavolo
I denti del diavolo, erano in origine un altissimo pennone sul quale era andato a sbattere un F16 di taglio. L'urto era stato talmente violento, che la montagna si era completamente spaccata in due. E da un solo pennone, erano diventate due punte volte al cielo, che viste da lontano ricordavano due giganteschi canini. Le due vette, distavano esattamente due metri. E su ogni vetta c'era uno spiazzo largo un metro.
In mezzo, un baratro profondo 800 metri. Il maestro, aveva disegnato sulla sommità delle due vette due cerchi identici a quelli sui quali Kurghan si era addestrato a saltare.
M:"Kurghan, salta!"
K:"Ma, maestro... E' pericoloso, c'è un baratro di 800 metri qui sotto!"
M:"Hai forse paura di rifare una cosa che hai fatto migliaia di volte in un mese?"
K:"Ma qui è diverso... C'è il baratro, se sbaglio mi uccido."
M:"Eppure sin'ora non hai mai sbagliato. anzi, eri così sicuro di farcela, che hai addirittura strafatto facendo numeri da circo. Cosa c'è di diverso ora?"
K:"Ho paura..."
M:"Bene Kurghan, per oggi non salterai. Ma tieni bene a mente quello che è successo. Oggi, tu non sei riuscito a fare una cosa che hai sempre fatto, solo perchè i tuoi occhi hanno visto un pericolo che seppur reale, tu non avresti neanche dovuto considerare vista la tua abilità.
Se ti avessi chiesto di imparare a saltare direttamente dai denti del diavolo, non avresti mai cominciato. Se hai imparato, è solo perchè sapevi che mentre tentavi, non correvi alcun rischio. Da oggi in poi, però, tu sarai travagliato: non hai fatto una cosa che sai di poter fare.
Questo travaglio ti assillerà per giorni, ed in te crescerà la motivazione e la voglia di vincere, come fu quando aspettavi il ritorno del caprone per difendere Dolly. Allora la tua sicurezza era un bastone, oggi è la tua abilità nel salto. Ora sai, e prima o poi tu stesso vincerai te stesso.
In  te ho creato un tarlo che lavorerà per me. Questo è il mio modo di insegnare: io ti do l'esperienza, e creo i presupposti che ti spingeranno ad agire. Ma il resto, lo farai tu. Quando finalmente il tarlo diventerà più forte della paura, agirai. E questo ti darà la sicurezza di essere Uomo."

Per commentare: http://seduzioneitaliana....ory-5-kurghan-e-la-paura/
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6) La bilancia delle emozioni.

« Risposta #6 del: 03 Novembre 2017, 19:58:34 »

La rivolta di Kurghan
Erano ormai diverse notti, che Kurghan di nascosto dal maestro, si recava ai denti del diavolo. Osservava il cerchio dalla parte opposta del baratro, e gli sembrava di poterlo toccare. Ma appena pensava di saltare, gli si paralizzavano le gambe e si fermava. Ed ogni volta, la sua rabbia cresceva. Una notte, arrivarono dei turisti amanti gli sport estremi, e cominciarono a saltare da un pennone all'altro. Per ore.
Kurghan era furente: perchè loro riuscivano e lui no? Perchè il maestro non risolveva il suo problema? Fu così, che prese ad odiare il maestro ed a parlarne male. Quello che Kurghan non sapeva, era l'abitudine di tutti gli abitanti dell'Himajala di riferire al vecchio di ogni voce lo riguardasse.
Un giorno, di nuovo stufo di pascolare Dolly, Kurghan prese una decisione: abbandonare il maestro per cercare nuove fonti. Kurghan vagò per le montagne per due anni, e crebbe di altri 30 centimetri: ma continuava a non sentirsi Uomo.

Il salto nell'uomo
Un pomeriggio ventoso, Kurghan vagava per la pianura in cerca di conigli: aveva fame. La valle era fra due grandi vulcani silenziosi, e tutto era coperto di detriti. Poche le piante che erano riuscite a sopravvivere alle eruzioni dei giorni precedenti. Nessuno avrebbe mai pensato che i vulcani potessero essere stati attivi fino a poco prima, se non fosse stato per un torrente di lava che divideva in due la valle. Non era particolarmente largo, al più un paio di metri, ma il suo aspetto era terrificante: qualsiasi cosa lo toccasse, finiva incenerita in una nuvola di fumo crepitante. Kurghan si teneva saggiamente a distanza da quel pericolo, limitandosi a costeggiare la riva destra continuando la sua caccia.
Improvvisamente, il silenzio fu rotto da acute grida: a circa cento metri, sulla riva sinistra, un bimbo accanto ad una pecora, gridava verso una sagoma scura. Kurghan corse, finchè non fu davanti al bimbo, ma dall'altra parte del torrente di lava. E li, capì cosa stava succedendo: il bimbo che era il nuovo allievo del maestro, aveva portato al pascolo Dolly in quella valle desolata, ignaro del fatto che fosse infestata da lupi. E proprio la sagoma oscura di un lupo stava minacciando i due. Kurghan intuì che erano spacciati, e pensò di soccorrerli.
Ma guardò davanti a se, vide il torrente di lava e gli tremarono le gambe. Poi vide che il lupo si stava avvicinando, e l'ira gli salì al cervello.
Guardò il fiume di lava, poi guardò dentro di se: quella distanza l'aveva già saltata e la sua ira era come una mano che lo spingeva da dietro. Così, guardando il lupo Dolly il bambino e se stesso saltò.
Sconfitto il lupo, Kurghan riportò i due alla caverna del Maestro.

Il ritorno di Kurghan
Kurghan si fermò a pochi metri dall'ingresso dell'antro: era diventato orgoglioso, e ripresentarsi gli sembrava umiliante. Il maestro lo vide, ascoltò il racconto del suo nuovo allievo, e si avvicinò a Kurghan.
M:"Bravo Kurghan, alla fine sei riuscito a saltare il pericolo."
K."Si, ora ho capito".
M:"Dimmi cosa hai capito, così che Gundbjorn (Il nuovo allievo ndr) possa imparare.
K:"La paura è un sentimento irrazionale, che viene dal profondo dell'essere nascosto e blocca l'essere cosciente. Ma in ogni azione, l'ultima parola spetta sempre all'essere cosciente. Il primo passo per agire, è quindi convincere l'essere cosciente che un gesto sia possibile. Chi si butta senza la coscienza di poter riuscire, è infatti un pazzo destinato a perire.
Il secondo passo, è provare un sentimento dell'essere nascosto, che cancelli la paura. Io non riuscivo a saltare, perchè nulla di veramente forte mi spingeva a farlo, nonostante sapessi di poterlo fare.
Ma quando la passione ha cancellato la paura, ho fatto quello che sapevo fare. E giàmentre volavo sulla lava, la paura era sparita.

M:"Bravo Kurghan, hai parlato da Uomo. Da oggi, ti parlerò da pari, e Gundbjorn sarà tuo allievo. Da oggi, ti insegnerò a sedurre."

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7) Essere e fare.

« Risposta #7 del: 03 Novembre 2017, 20:02:21 »

Fiore di lotto
Un giorno, il Vecchio mandò Kurghan in paese per comprargli le sigarette e due baguettes.
Kurghan si incamminò felice: amava andare in paese e vedere persone. Da quando non aveva più paura, avevano imparato a rispettarlo nonostante fosse alto poco più di un metro ed avesse solo sei anni.
Kurghan aveva imparato a dosare il suo sapere: il maestro gli aveva insegnato come coinvolgere le persone usando un linguaggio più semplice, ricco di metafore ed allegorie. Spesso, piccoli gruppi di persone si fermavano a parlargli, rimanendo colpite dai suoi racconti.
Ma quel giorno, dietro al bancone del tabaccaio, non c'era il solito omone irsuto.
C'era sua figlia, nata il giorno in cui il tabaccaio fece 5 sulla ruota di Firenze. Di mamma francese, che voleva chiamarla Florence (Firenze in francese ndr), e di babbo maremmano che voleva chiamarla "Cinquina", si misero d'accordo in un ristorante cinese ordinando la grappa.
Il cameriere, sentendoli ripetere"Flor.." "No, Cinquina!"-"Flor.." "Nooo: un nome di i'lotto gli si deve daddare. He un si pole dimentihare la fortuna che ha portato alla fiola"Il cameriere, pensando che cercassero di ricordare un qualcosa da ordinare, andò li con una bottiglia di "glappa" e ne pronunciò la marca:"Fiole di lotto!".
E fu così, che la graziosa figliuola venne battezzata "Fiore di Lotto", che in qualche modo, era il punto d'incontro fra transalpini cisalpini in terra cinese. Kurghan se ne innamorò a prima vista, e per la prima volta, sentì il petto battergli come una matrana in una rumba.

L'apertura
Kurghan non aveva mai aperto. E non aprì. A testa bassa, ciancicò tre parole e mise i soldi sul bancone tremolando. Non appena Fiore di Lotto gli porse le sigarette, le prese e scappo via di corsa fino alla caverna. Il Maestro, che stava appollaiato sul pennone in attesa che la funivia scaricasse qualche topa, vedendo Kurghan infilarsi di corsa nella caverna pensò ad una disgrazia, e scese per vedere.
M:"Kurghan! Che succede?"
K:"La paura Maestro, ho sentito di nuovo la paura!"
M:"Dimmi, figliuolo, dimmi dove l'hai sentita"
Kurghan raccontò il suo vissuto, e la bruciante sensazione che aveva provato. Il Maestro si fece serio, e con tono solenne gli disse:
M:"Kurghan, quello che hai sentito non è paura: è amore. L'amore è la spinta più forte che l'uomo possa provare: c'è chi per amore ha scalato montagne, chi si è chiuso in un eremo per anni, chi si è ucciso, e persino chi ha smesso di farsi le pippe."
K:"Veramente?"
M:"Si, veramente. Per te comincia un periodo duro, nel quale dovrai più volte vincere te stesso. Sarai felice e subito dopo triste, e ciò, senza motivo."
K:"Ma cosa ho fatto di male per meritarmi ciò?"
M:"Nulla Kurghan, ciò è nella natura dei maschi. Ciò che ancora mi rende agile, è l'amore per le donne, ciò che muove il mondo intero è l'amore per le donne. Ora, sta per muovere anche te. Da domani, ti insegnerò ad aprire"

L'antro nascosto
Il mattino successivo, il Maestro portò Kurghan in una stanza sotterranea. Si trattava di una grande grotta illuminata da torce, nella quale troneggiava su un altare la scritta: "Adeo Dominatio Mundi". Sull'altare era posto il librone in pelle di Amog, dietro un grande leggio con le tavole del Maschio, e davanti una sola sedia. Kurghan si sedette. Il Maestro cominciò a parlare.
M:"Dunque Kurghan, oggi ti insegnerò come si apre una femina. La prima cosa che devi sapere, è più o meno che storia ha la donna. E per saperlo, devi analizzarla. Ad esempio, prendi una ragazza timida ed introversa: come pensi che si comporterà? Da timida ed introversa ovviamente. Prendi invece una donna minacciosa ed arrogante: come pensi si comporterà? Da escrementa ovviamente. Quindi, lo studio del comportamento è la chiave per capire chi abbiamo davanti. Capire chi abbiamo davanti, serve a sapere cosa dire, ed in che modo dirlo. Se tu vuoi dire ad una donna che ti piace, a seconda di chi hai davanti userai modi diversi: con la timida, userai i canali tesi a farla sentire meno timida. Con la escrementa, userai canali tesi a farle capire che sei più escremento di lei, ovvero che lei è meno escrementa di te. In una parola sola, per arrivare alle persone, devi farle sentire migliori quando stanno con te."
K:"Ma è difficilissimo da fare!"
M:"Non è solo una questione di fare: se lo fosse, lo farebbero tutti. E finchè ragionerai in termini di fare, non diventerai mai un seduttore. E' una questione di essere. Quello che io ti insegnerò, non è quindi fare, ma essere. E quando sarai, qualsiasi cosa tu faccia piacerà alle donne. Così come il gatto graffia perchè ha unghie ed il cane morde perchè ha denti, il seduttore seduce perchè ha fascino.
Il seduttore è il fascino"

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8) Il percorso dell'essere

« Risposta #8 del: 03 Novembre 2017, 23:18:16 »

Passarono tre lunghi mesi, nei quali il Maestro infuse in Kurghan molto del suo sapere. La prodigiosa intelligenza del ragazzo, rendeva facilissimo l'insegnamento. Nella sua testa, Kurghan era capace di svolgere dall'inizio alla fine qualsiasi interazione: aveva capito perfettamente il modello, sapeva interpretare i segnali, ma c'era una cosa che ancora gli sfuggiva: essere. Kurghan, infatti, aveva molte nozioni, aveva molte capacità, ma cosa era kurghan? Fu così, che un giorno il maestro prese Kurghan, e gli disse:
M:"Kurghan, domani avverrà il tuo battesimo del fuoco. Domani, ti porterò in un posto dove ti metteranno alla prova, e finalmente saprai chi sei."
Kurghan dopo aver invano chiesto dove il Maestro lo avrebbe portato, andò a letto. Non riusciva a dormire, tormentato dai suoi pensieri, quindi decise di alzarsi per andare a mangiare qualcosa. Non volendo accendere luci, andava a tentoni, nel buio più completo. Calcolava le distanze a memoria nonostante non vedesse nulla, e per la prima volta, percepiva lo spazio toccandolo. Per non andare a sbattere, Kurghan metteva le mani avanti, perchè in caso di contatto con altre parti del corpo con oggetti, avrebbe rischiato di farsi male.
Kurghan ebbe la prima intuizione sull'essere: l'essere, è un pezzo di spazio del quale sei cosciente, e del quale rispondi.

La missione
La prima intuizione di Kurghan, lo portò a cercare un miglior contatto con la porzione di spazio che gli corrispondeva: il suo corpo. Fu così, che durante il tragitto con il Maestro, egli era completamente assorto nel guardarsi e nel riscoprirsi. Incuriosito, roteava le mani guardandole, come se fosse stata la prima volta che lo faceva. Subito dopo, la sua attenzione fu rapita dall'osservare come gli altri possedevano il loro pezzo di spazio.
Ad esempio, c'era chi sembrava camminare con attenzione per il suolo, quasi in punta di piedi. Kurghan si chiese perchè queste persone si muovessero così: avevano paura di essere visti, o piuttosto chi controllava quello spazio era una persona particolarmente attenta e rispettosa al resto dello spazio? Le domande si moltiplicavano, e Kurghan era sempre più assorto. Osservò un omone irriverente e poco garbato, camminare senza alcun riguardo in un mercato. Ogni tre passi, urtava cose e persone. Il suo corpo, doveva essere pieno di lividi. Era evidente che non fosse poi così preoccupato di farsi male, o di fare del male ad altri, vista la sua mole. Egli pensò, che la mente che governava quello spazio, non era connessa con il resto dello spazio: quella mente, era governata da una idea, che era smentita dal rapporto fra gli spazi.
Kurghan ebbe la seconda intuizione sull'essere: colui che sa di essere, sa di essere rispetto allo spazio esterno al suo. Le persone felici, sono quindi quelle che si relazionano coscientemente con lo spazio esterno. Quelle infelici, quelle che soggiogate da una idea, pensano di essere quella idea nello spazio . Ma perdendo completamente le loro reali dimensioni nello spazio, vivono nell'incoscienza e nella infelicità.
Kurghan si rese immediatamente conto di quanto pericolose fossero le concezioni su se stessi, e di come potesse essere facile cadere in errore, e vivere in una gabbia priva di verità. La verità, è nel confronto fra spazio gestito dalla mente, e spazio esterno. Ogni proiezione di se, altera questo rapporto, e conduce all'errore. Il carro si fermò, ed il Maestro interruppe i pensieri del piccolo kurghan: "Siamo arrivati", gli disse.

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9) Il riflesso dell'essere

« Risposta #9 del: 03 Novembre 2017, 23:22:26 »

La stanza degli specchi
Il posto che il Maestro aveva scelto per la missione, era una stanza piena di specchi deformanti in una giostra. Il maestro fece fare prima un giro a Kurghan da solo, poi, lo accompagnò nello stesso giro. La giostra era un posto pieno di colori e di rumori, e Kurghan era felicissimo. Nonostante il suo incredibile sapere e la forza incredibile che lo contraddistinguevano, Kurghan era infatti solo un bambino di sei anni e mezzo, che nella sua breve vita non aveva mai fatto le cose che fa un bambino: aveva sempre e solo studiato La sua fisicità era molto simile a quella di un nano di un metro di altezza. Kurghan sarebbe comunque cresciuto: prima o poi.
Kurghan era molto divertito dal vedere il maestro deformato dagli specchi, talmente divertito da non vedere più la sua immagine naniforme.

M:"Ti diverti Kurghan?"
K:"Si Maestro, è divertentissimo: non avevo mai visto nulla di simile. HAHAh, guardati: sei diventato basso!"
M:"E' vero, ma noterai che se io divento basso, tu diventi ancor più basso. Lo specchio deforma, ma pur deformati, io sono più alto."

Kurghan si ammutolì, ed ebbe la terza intuizione sull'essere: se l'essere è funzione del rapporto con lo spazio circostante, le qualità dell'essere non sono assolute, ma relative. E fra due soggetti, rimangono le differenze individuali, nonostante il rapporto con lo spazio esterno possa alterare le qualità di entrambi. Ciò lo portò alla quarta intuizione sull'essere: la coscienza del se, se riferita ad uno spazio esterno che non muta, rimane limitata. Un gatto che ha sempre vissuto in mezzo ai cani, non avrà coscienza del suo essere gatto, piuttosto crederà di essere un cane deforme.
Per questo non farà mai nulla per cambiare la sua condizione di inferiorità relativamente ai cani, e non scoprirà mai di essere un animale fantastico finchè non si troverà in mezzo a gatti. Kurghan si incupì sotto il peso di un nuovo pensiero. Il Maestro se ne accorse e gli disse:

M:"Kurghan, a cosa stai pensando?"
K:"Maestro, ma se per scoprire la propria vera natura, un gatto cresciuto in mezzo ai cani deve incontrare un altro gatto: cosa succede se non ne incontra mai uno?
M:"Sebbene l'incontro del simile cosciente, risvegli la coscienza di chi ancora non sa di essere, nessuno ha mai incontrato un simile così eguale da fargli capire chi egli realmente fosse. Di fatto, noi umani scopriamo i pezzi della nostra coscienza in tanti esseri. E più ne conosciamo, più è probabile che nel'arco di una vita, si arrivi a prendere coscienza di chi siamo. Il gatto, potrebbe anche scoprire la sua natura senza mai aver visto un gatto: imparerà a saltare imitando un canguro, a miagolare imitando un bimbo che piange, a muovere la coda osservando una scimmia. Alla fine, egli unirà tutte le sue esperienze, e si sentirà gatto, perchè fare il gatto è la cosa che gli riesce meglio. Ma essendo stato lui, ad inventare il gatto, egli penserà di essere l'unico gatto. Così, gli uomini, si sentono unici ed inimitabili perchè in qualche modo ogni uomo ha inventato se stesso. Il problema degli uomini, e che talvolta sono gatti e si inventano di essere cani. Ciò, li porta a desiderare ciò che non gli corrisponde, ed essere infelici.

Kurghan capì quindi la relazione fra essere e sapere: più è grande il sapere, per aver vissuto il maggior numero di ambienti e di riferimenti possibile, più è grande la coscienza dell'essere, e più è facile scoprire la propria vera natura. Il percorso era tracciato.

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10) Il flusso della mente

« Risposta #10 del: 03 Novembre 2017, 23:23:37 »

Kurghan provò tutte le giostre, e passò un poneriggio indimenticabile. Il Maestro lo guardava intenerito, quel bimbetto dotato di inimmaginabile sapere gli piaceva. Le domande che il piccolo gli aveva fatto, gli fecero capire che la prova era stata superata, e che per quel giorno, era meglio che Kurghan continuasse a giocare come si addice ad un bambino.

L'ostacolo
Nei giorni che seguirono, Kurghan cominciò a meditare con il maestro. A dire il vero, il Maestro non meditava affatto: appollaiato sul suo pennone d'avvistamento in posizione del loto, aveva lo aguardo fisso sulla stazione della funivia. Ritualmente emetteva il suo solito urlo ("Tòpa!"), e correva a rimorchiarne un'altra.  Ritualmente, Kurghan andava in cucina, accendeva il fuoco, e faceva il pranzo per poi mangiare da solo.
Il camino aveva una lunga cappa, nella quale si infilava il vento. E qualche volta, entrava così forte, da far uscire dal camino lingue di fuoco lunghe un metro. Proprio in uno di quei giorni, mentre il Maestro inseguiva una topa che apprendeva l'uso del deltaplano, una lingua di fuoco colpì Kurghan.
I suoi vestiti presero fuoco in un attimo. Le urla del bambino non trovavano ascoltatore: il maestro era lontano.
Preso dal terrore, Kurghan si gettò nel fiume, e spense le sue vesti. Ma il terrore di quel momento, non gli si scrollava più di dosso.
Ogni volta che doveva entrare in cucina, ascoltava attentamente per cercare di percepire il soffio del vento. Quando entrava, non dava più le spalle al camino, nel timore che una folata improvvisa lo cogliesse di sorpresa. Pensava: "e se risuccede? che faccio?"
Un pomeriggio, mentre guardava una trota che inseguiva un'alborella, pensò:

"Quell'alborella penserà a come fuggire, a cosa fare per sopravvivere... altrimenti non scapperebbe. E quella trota, è la causa del suo pensare. L'alborella pensa fuggendo alla rinfusa, ma se si fermasse, potrebbe elaborare una strategia. Il momento del bisogno, non è quindi un buon momento per pensare. Perchè nel bisogno, non c'è il tempo di pensare: se l'alborella è abile nella fuga si salva. Ma se non è pratica soccombe. Ma se le alborelle non pensassero, ed uscissero incoscentemente allo scoperto, tutte le alborelle morirebbero all'istante mangiate dalle trote. Non si può non pensare quindi. Ma quale è il momento di pensare?"

In quel momento, il Maestro tornò alla caverna e vide Kurghan sulla riva del fiume.

M:"Kurghan, che stai osservando?"
K:"Osservo come l'alborella fugga in cerca di una idea."
M:"L'alborella fugge, perchè non è in grado di avere idee. Se l'alborella potesse avere  idee, essa avrebbe pensato al suo risveglio: oggi devo mangiare, quindi dovò andare in mezzo al fiume dove ci sono le trote. Se avesse avuto delle idee, sapendo di trovare trote, avrebbe fatto in modo di coprirsi di alghe in modo da non essere visibile. In questo modo, anche se una trota si fosse insospettita, sarebbe bastato all'alborella di fermarsi, finchè la trota non fosse convinta. E solo in casi estremi, ovvero una trota particolarmente scaltra, le sarebbe toccato di misurarsi in velocità.
Se vuoi vincere, quindi, devi vivere nella tua mente tutto ciò che andrai a fare prima di farlo. Dovrai pensare ad ogni possibile problema, e trovargli una soluzione prima di trovartici dentro. Quello che farai nell'agire, sarà solo il rendere reale il tuo pensiero, del quale ti fidi, e con il quale hai previsto tutto. Quello che invece non dovrai mai fare, è gettarti nel fare senza aver prima pensato. Perchè quando ti troverai a dover fare per forza, sarai costretto a pensare senza avere il tempo di poterlo fare. E farai la fine di quell'alborella, che ora non c'è più."

La trota aveva appena ingoiato l'alborella. Kurghan capì quindi la prima regola del fare: se prima di intraprendere un cammino, se ne studiano tutte le possibili insidie, alla mente non rimane che muovere lo spazio esterno tramite quello che governa, in modo da rendere il pensiero materiale. Ciò, è l'azione.
L'azione è quindi un flusso creativo che parte dalla mente, e tramite lo spazio gestito va a modificare lo spazio esterno. Il pensiero creativo è compiuto prima dell'azione, quindi nel plasmare lo spazio esterno la mente sarà libera di non pensare.
Se il flusso si inverte, è lo spazio esterno a plasmare quello interno, ed a costringere la mente a pensare come poter invertire il flusso per difendere lo spazio gestito. Questa è l'alborella che sfugge alla trota, e che prima o poi perirà. L'azione, quindi, è subordinata al completamento di un flusso di pensiero, ma finchè quel flusso non è completo, l'azione non va intrapresa per evitare l'inversione.
Kurghan, ora, era pronto ad agire.

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11) Now

« Risposta #11 del: 03 Novembre 2017, 23:24:51 »

Kurghan si guardava allo specchio. I suoi muscoli lucidi brillavano sotto il pennello di luce che entrava dalla finestra. Erano passati 12 anni da quella gita alle giostre, dai tempi in cui imparava a dominare se stesso. Ora era se stesso.
Il Maestro gli aveva trasmesso tutto il suo sapere, e molte donne erano cadute ai piedi del giovane. Kurghan si stava preparando, quella sera sarebbe uscito con il Maestro. Non era la prima volta che succedeva, ma quella sera era una serata speciale: la sera di Halloween. Kurghan, più bello che mai, indossò il suo impermeabile di pelle ed i suoi stivali, curò i suoi capelli, e quando si ritenne perfetto , uscì.
K:"Maestro, io sono pronto."
M:"Ok, Kurghan, andiamo."
Kurghan ed il Maestro andarono in una discoteca, la più rumorosa e brillante di tutte. Non fecero la fila: il Maestro era uno noto nell'ambiente. Le luci, la musica forte, e tutti quei profumi che facevano seguire la scia a Kurghan, lo inebriavano. Kurghan lasciò il maestro al bar, e cominciò a girare da solo: quella era la loro regola di Veri Uomini. Cammnare da solo, conscio della perfezione dei suoi movimenti, era per Kurghan come vedere un film: lui si vedeva da fuori vivendosi da dentro.La sensazione che provava, era difficile da spiegare: era come se potesse separarsi in due punti di vista: uno interno ed uno esternQuello interno si muoveva in base a quello esterno, come se i due comunicassero al fine di farlo essere nel miglior modo possibile, anni di specchio, avevano conferito a Kurghan la sicurezza del movimento, e la perfetta estetica. Kurghan era bello ed elegante. Lì'essenzialità dei suoi movimenti non passava inosservata.
Si muoveva lo stretto necessario, ma da quel poco che faceva, trapelava l'ìessenza del suo essere cosciente di se stesso. I lineamenti di Kurghan non erano quello che la genetica gli aveva assegnato; erano il frutto della sua volontà . La sua ricerca della perfezione aveva fatto si che ogni sua espressione fosse sentita, percepita. Kurghan era come un quadro che cammina, ed è cosciente dell'impatto che desta.
Kurghan sapeva perfettamente dove e come stava il suo sopracciglio destro, o il lato sinistro della sua bocca. Ogni sorriso era il frutto di anni di ricerca, nulla era lasciato al caso: Kurghan era il bello per antonomasia.
Nel suo intercedere in mezzo alla gente, Kurghan sapeva di piacere, la musica muoveva i suoi passi, la gente guardandolo lo elevava ad un piano superiore, e Kurghan godeba di se stesso. anche se non avesse fatto nulla, nel momento in cui fosse tornato  a casa, Kurghan avrebbe avuto una esperienza fantastica. Ogni giorno della sua vita era una esperienza fantastica: Kurghan si rendeva perfettamente conto che la sua opera d'arte era se stesso.
Bastava che Kurghan incrociasse lo sguardo di una donna per dargli la conferma di quanto il suo lavoro fosse stato profiquo: nessuna donna gli era indifferente. A differenza dei comuni mortali, Kurghan aveva la capacità di piacere a tutte le donne. Ma Kurghan, non era un comune mortale.
Kurghan era un mortale che aveva capito quanto sia preziosa l'occasione, e la sfruttava al massimo.
Lei era ferma. Era mora, con dei lunghi capelli lisci, alta e femnile. Era la più bella.
Kurghan si accorse di lei, il Maestro lo aveva abituato a percepire tutto cio che lo circondava senza per questo fissarlo. Kurghan percepì il brivido che ti annuncia che sei al cospetto di un tuo pari:
Kurghan decise di rimorchiarla.

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« Ultima modifica: 03 Novembre 2017, 23:30:36 da TermYnator »

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12) Le radici del maschio.

« Risposta #12 del: 03 Novembre 2017, 23:25:56 »

Kurghan non voleva avvicinarsi troppo: la ragazza gli aveva gia dato un'occhiata, e lui non voleva apparire come il solito affamato che si butta sulla prima che lo guarda. Si girò di tre quarti, e cominciò a ruotare fra le dite le perle della sua collana. Faceva sempre così quando cercava ispirazione.
Gli passò davanti il Maestro, bestemmiando. Aveva appena preso un palo da un'azteca, ed era fermamente determinato a punire quest'onta con la vodka. L'aveva visto raramente bere dopo un palo: in genere lo faceva prima. Jurghan ricordò improvvisamente quando vide il Maestro ubiaco per la prima volta:
era una festa di compleanno tenuta dal suo migliore amico: Artham.
Era una calda serata d'estate, e tutti si divertivano nel giardino che circondava l'enorme villa di Artham.
Il Maestro parlava e si muoiveva con lentezza, con il suo solito fare nobile ed un po' dandy. Kurghan notò che lo sguardo del Maestro, ad ogni parola che diceva si faceva sempre meno diretto, che guardava spesso a terra, e che sembrava quasi non voler vedere qualcosa. Kurghan conosceva perfettamente il Maestro, ma non l'aveva mai visto adottare quel comportamento. Guardò quindi nell'unica direzione che il Maestro evitava, per capire cosa lo stesse imbarazzando in quel modo. E li capì cosa stava succedendo.
A pochi metri, la moglie di Artham, una splendida donna con un fisico da Pin Up, parlando con un amico di famiglia, si lisciava i capelli ed ammiccava al maestro. Dopo poco, la donna si avvicinò, ricominciando il suo cerimoniale di corteggiamento davanti al Maestro. Lo toccava, gli si buttava addosso, buttava indietro il collo emettendo fragorose risate. Il Maestro si congedò con un raglio, dicendo che doveva andare in bagno, e si avviò verso la villa. Ma dopo pochi secondi la donna lo seguì. E Kurghan dietro di lei: pensava di poter vedere il Maestro in azione.
La donna si appostò davanti alla porta del bagno, e come il Maestro la riaprì per uscire, gli si getto fra le braccia.
Kurghan non stava più nella pelle. Ma il Maestro la respinse, e le disse: "Vergognati!". Kurghan non riusciva a capire: perchè rifiutare un'occasione così ghiotta? Il Maestro vide Kurghan e gli intimò di seguirlo. Giunti di nuovo in giardino, Kurghan dette sfogo alla sua curiosità:

K:"Maestro: mi hai insegnato che le donne vanno sempre rimorchiate, perchè non l'hai fatto questa volta?"
M:"Kurghan, un Uomo degno di questo nome, ha delle leggi che egli si pone e che egli rispetta. Gli uomini si dividono in tre categorie: quelli che osservano le cose quando succedono, quelli che si lamentano quando le cose succedono, e quelli che fanno avvenire le cose. Quelli che osservano, hanno come unica regola la tutela di se stessi: sono passivi, e se possono approfittano delle situazioni. Sono mezzi uomini.
Quelli che si lamentano quando le cose succedono, sono più passivi dei passivi: ma se possono rubare rubano.
Sono dei senzapalle. Quelli che invece fanno accadere le cose, per continuare a farlo, hanno bisogno di regole.E se non rispettano le loro regole, prima o poi vengono fatti fuori dalla massa, ingoiati e calpestati, ed infine ridotti a loro volta a massa. Cosa che per un Vero Uomo, ecquivale alla peggiore delle prigioni"

K:"E quali sono queste regole, Maestro?"
M:"Vieni, mi bevo una vodka per levarmi di dosso l'odore di baldracca, e dopo te le dico..."

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« Ultima modifica: 03 Novembre 2017, 23:32:13 da TermYnator »

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14) La dignità.

« Risposta #13 del: 03 Novembre 2017, 23:36:01 »

M:"Ahhh... Meglio dell'acqua nel deserto del Sahel..."
K:"Ci sei stato, Maestro?"
M:"No, è un tarlo che faccio alle femine per fargli credere che ci sono stato... Di che ti stavo parlando?"
K:"Del codice d'onore: Dignità, giustizia, costanza, rispetto. Dicevi che c'è dell'altro..."
M:"Ah si, c'è dell'altro. Un Uomo, nella vita, deve avere un ideale per cui combattere. Altrimenti, si spenge nella noia della quotidianità. Gli ideali partono dal migliorare se stessi, al migliorare il mondo, passando per l'ideale di famiglia. Un Vero Uomo, prima o poi dovrebbe seriamente pensare di metter su famiglia. Ma per farlo, deve essere pronto a tutto: deve dominare se stesso, e garantire alla sua prole l'incolumità ed il benessere. Un uomo completo, che arrivi a bastare a se stesso, è come una fontana alla quale hanno tappato gli ugelli: deve spargere l'acqua di cui si sente pieno, altrimenti esplode."
K:"Ma tu non hai famiglia!"
M:"Stupido: tu sei la mia famiglia anche se non sono tuo padre!
K:"uhm...Quindi, serve un ideale. Ma come si fa a scegliere un ideale che soddisfi le prime quattro regole?"
M:"L'ideale che soddisfa le quattro regole, deve essere giusto: quindi deve far contento il maggior numero di persone. Deve essere un ideale di rispetto: quindi deve far soffrire il minor numero di persone. Deve essere una cosa che puoi portare avanti per tutta la tua vita, e deve essere un ideale per il quale non scendi mai a compromessi. Ora prendi carta e penna, ti detterò dei punti, seguendo i quali non potrai mai sbagliare."
K:"Si, Maestro!".

Kurgan corse veloce come il vento, e tornò con un rotolo di scottex ed una penna:

K:"Ecco Maestro, ora puoi dettare tutto quello che vuoi!"
M:"(raglio) Si... allora scrivi:
Un Vero Uomo ha come primo valore la dignità. La dignità ti impone di non mentire ne agli altri, ne a te stesso. Spesso si mente per non rivelare una propria debolezza, o non ammettere di essere stati colti in fallo. L'uomo ha quindi bisogno di fortificarsi, e di avvicinarsi alla parte reale delle cose. Per farlo, devi sempre essere coerente. Se vieni colto in fallo, per dignità devi ammettere il tuo errore. Imparando dai tuoi errori, diventerai sempre più vicino alla realtà, e pochi potranno più coglierti in fallo.
La dignità ti consente di guardarti in faccia fiero, e di non provare rimorsi perchè ti senti in colpa. La dignità, ti preserva dall'invidia, che è un sentimento indegno proprio dei senzapalle. Un uomo degno, di ogni cosa che possiede ha fatto una conquista. La moneta che paga per ottenere qualcosa, la deve  alla ricchezza che ottiene dal suo impegno. Perchè la sua moneta è l'impegno. Per questo, quando vede persone che hanno più di lui, prova ammirazione, non invidia. L'uomo degno, che prova ammirazione, cercherà di imparare dall'uomo che ha più di lui, per ottenere ciò che gli manca."

K:"Ma allora, se vinco al superenalotto, divento un uomo indegno? Dovrei regalare tutto?"
M:"Assolutamente no: se tu regalassi tutto, non saresti un uomo degno ma un uomo stupido. Guarda quei due che stanno passando: il primo è bello e curato, ed appare ancora più bello. L'uomo che gli sta accanto invece, doveva avere dei bei lineamenti, ma la sua arroganza nel riterensi bello lasciandosi andare ad ogni sorta di eccesso, lo ha fatto diventare brutto. Entrambi, alla nascita, hanno vinto al superenalotto della vita: sono nati belli, ricevendo un di più rispetto agli altri. Ma il primo si è impegnato per valorizzare il dono ricevuto, mentre il secondo lo ha sperperato. Il primo è un uomo che ha una sua dignità: egli non ha nessun merito nell'aver ricevuto il dono iniziale, ma ha il merito di averlo perfezionato e potenziato. Il secondo invece, non solo non ha merito per il dono iniziale, ma ha la colpa di non averlo usato profiquamente. Di fatto, tutti alla nascita riceviamo dei doni: ma solo pochi sono in grado di sfruttarli. Quelli che non riescono in quest'opera, danno la colpa al mondo e lo odiano. Essi provano invidia, ed esprimono astio per chiunque essi pensino possa avere più di loro. Non concepiscono il merito, ma pensano che tutto sia frutto della fortuna. E non capiscono che essi non hanno, non per mancanza di fortuna, ma per mancanza di dignità
K:"Ho capito."
M:"Bravo Figliuolo, ora ti parlerò del coraggio"

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15) Il coraggio.

« Risposta #14 del: 03 Novembre 2017, 23:39:30 »

M:"Questa è l'ultima... Altrimenti mi si impasta la lingua, e non capisci più nulla."
K:"Dunque Maestro, il coraggio è solo l'assenza di paura?"
M:"No. L'assenza di paura da la sicurezza in se stessi, che spesso viene confusa con il coraggio. IL coraggio è il gemello della paura. Coraggio e paura sono le due metà di una stessa sfera, che con il suo rotolare cambia i destini del mondo. Il coraggio è la spinta che si da alla paura per compiere una azione nella quale esiste un rischio che non semèpre si riesce a calcolare. Molti definiscono l'osare un gesto di coraggio: sbagliano.
Chi osa, sa perfettamente cosa succederà, ma essendo più sicuro degli altri, agli occhi dei più appare coraggioso. Il coraggioso, invece, non sa esattamente cosa succederà: egli agisce nonostante la paura che bloccherebbe chiunque altro, e fa un salto nel vuoto. Esistono persone che vivono facendo salti nel vuoto perchè ignorano la paura. Essi non hanno il ricordo delle esperienze negative, e prima o poi finiscono male.
I coraggiosi, invece, fanno poche scelte di questo tipo nella vita, ma grazie a queste riescono a cambiare la loro esistenza completamente. Alcuni muoiono, altri sopravvivono.
Il coraggio, è quindi un momento nel quale si spezzano i legami di continuità con il passato, con la consuetudine e con la monotonia. I coraggio è un atto di rivoluzione, e per questo, le rivoluzioni sono condotte da coraggiosi. Nella vita, non serve essere sempre coraggiosi: se lo sei, è solo perchè sei un inesperto. Ma ci sono occasioni che non puoi perdere, nonostante tu ti senta inadeguato. E' in queste ccasioni che il coraggio fa la diofferenza fra un Vero Uomo, ed un uomo normale.

K:"Voglio essere coraggioso..."
M:"Come ti ho detto, non è sempre necessario.  Ed è estremamente pericoloso essere riconosciuti come coraggiosi. Le regole sociali, nascono per rendere la società stabile, e possibilmente immune da cambiamenti radicali che creerebbero instabilità, terrore e panico. Le regole sociali prevedono regole per impedire atti di coraggio che le sovvertirebbero. Esistono quindi molte convenzioni atte a reprimere atti coraggiosi, e ridurre i rivoluzionari a persone comuni. O addirittura a persone di secondo rango, in modo che esse perdano di credibilità, e non abbiano seguito nelle persone prive di coraggio, che però non accettano la loro condizione di vita. Se sei abbastanza bravo e coraggioso da sfidare la società, verrai riconosciuto come un capo, e la gente ti seguirà. Ma avrai molte persone, che non riuscendo a fare la stessa cosa, faranno di tutto per toglierti il seguito: più sarai coraggioso, più sarà grande il numero dei tuoi nemici. Più sarà grande l'innovazione che vuoi portare, più sarà grande il sentimento di invidia e di astio che i senzapalle proveranno nei tuoi confronti.
L'atto di coraggio, quindi, è una dichiarazione di guerra al mondo che ti sta stretto, non è solo l'atto di cambiare una realtà che non ti piace.

Una spallata riportò Kurghan alla realtà: la mora era sempre li davanti, parlava con una amica.
I discorsi del Maestro e la sua calda voce tornarono al passato. La musica martellava ed il suo cuore batteva. Era il momento nel quale doveva prendere una decisione per placare quella tempesta di sensazioni che tante volte gli avevano regalato i momenti migliori della sua vita:
decise di rimorchiarla.

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