Il problema è che quando un uomo risponde cercando di risolvere un problema che in realtà la donna pensa di risolvere da sola, si trova di fronte ad una singolare reazione: la donna si raffredda, (o si inalbera), sostenendo che non ha chiesto aiuto, in quanto è perfettamente in grado di risolvere il problema da sola.
Se nell'affermazione feminile notiamo paura, esitazione o imbarazzo, probabilmente ci troviamo di fronte alla richiesta di elaborare una soluzione a quattro mani. La risposta è quindi ascoltare il problema, e conseguentemente offrirsi in modo collaborativo. Nel caso l'affermazione sia fatta gioiosamente ("Che bella giornata"), la risposta è di tipo "Gia, potremmo andare nel posto xxx".
In tutti gli altri casi, fatele parlare ripetendo ogni tanto qualche loro parola per fargli credere che le ascoltate...
Nel mio caso, se avessi deciso in maniera istintiva di andare a prendere a pugni l'individuo, la mia ragazza allora si sarebbe allontanata da me, identificandomi come tipo violento?
Nel suo modo di parlare avvertivo un non sapere cosa esattamente fare: rispondere o meno alle proposte dell'altro.
Piuttosto che dire "vado a prenderlo a cazzotti", mi sono offerto in modo collaborativo suggerendogli di non rispondergli e bloccarlo, per non essere infastidita. Nessun atteggiamento imperativo, le ho detto che comunque alla fine doveva decidere lei, come meglio credeva.
Spero che questo sia l'atteggiamento giusto.
Per quanto riguarda l'insicurezza mia e al modo di lavorarci...ci lavoro da anni, è un lavoro lento ma che a poco a poco da risultati. Aprirò thread specifici in merito..