minuto 3.28
Oh,
perdóno, perdóno, non l’ho fatto apposta!
Ordinami qualsiasi espiazione! Ma sono così
buono,
ho un cuore
d’oro,
e non ce n’è
più come il mio.
Tu mi
capisci, non è vero?
(Tuo padre è malato per caso? ...Peccato)
Non
chiedo nulla a nessuno, io. Sono senza un amico.
Non ho un amico che sappia raccontare la mia
storia,
un amico che
mi preceda dappertutto
per evitarmi quelle spiegazioni che m’ammazzano.
Non ho una che sappia
gustarmi.
Ah, sì
un’infermiera!
Un’infermiera per amor dell’arte,
che conceda i suoi baci solamente ai
moribondi,
a gente in
estremis,
e che perciò
non possa vantarsene. Macché!
Una volta a casa, uomini e donne a coppie
ammireranno i miei scrupoli
sull’esistenza,
ma non
li imiteranno nemmeno per sogno,
e non se ne vergogneranno affatto a
quattr’occhi,
da uomo
amato a donna amata, in famiglia!
Più tardi mi s’accuserà d’aver fatto
scuola.
Come sono
solo!
E quest’epoca
non c’entra nemmeno un po’.
Ed io non voglio più essere io!
Non più l'esteta gelido, il sofista,
ma vivere nel tuo borgo natio,
ma vivere alla piccola conquista mercanteggiando placido,
in oblio come tuo padre, come il farmacista...
Ed io non voglio più essere io!
Non posso
vedere le lacrime delle ragazze! Sì,
perché far piangere una ragazza
è più irreparabile che
sposarla!
Perché le
lacrime son tutta infanzia.
Perché le lacrime versate manifestano
semplicemente una pena così
profonda,
che tutti
gli anni d’incallimento sociale
e ragionevolezza scoppiano e
affogano
in quella
fonte riaperta dell’infanzia
della creatura primitiva, incapace di male.
Si fa tardi. A domani i baci e le
teorie…