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La comunicazione non verbale.

(Letto 1251 volte)

La comunicazione non verbale.

« del: 08 Gennaio 2009, 22:42:03 »

Di Liliana Paola Pacifico,ho ricevuto questo libro  vorrei condividere con voi le cose che attirano di più la mia attenzione.

Leggendo il capitolo sullo "sguardo"mi ha colpito e,il vedere  nella seduzione e nella vita quotidiana diverse culture dare la loro interpretazione nel essere guardati dritti negli occhi.

Le parti mobili che riguardano 1'area della testa sono: lo sguardo, la mimica facciale, i cenni del capo.
Lo sguardo è connesso con l'intimità, l'incontro profondo, il controllo sociale. È usato per raccogliere la risposta di ritorno, il feedback, come segnale di sincronizzazione, per accompagnare un discorso.
Lo sguardo nelle interazioni sociali ha la funzione di mantenere la relazione. La quantità di tempo in cui le persone si guardano dipende dalla distanza tra i due. All'aumentare del contatto visivo le persone si allontanano, ma più sono vicine meno si guardano. Contatto visivo e contatto corporeo sembrano escludersi, il che fa pensare al carattere di intimità dello sguardo. Ma lo sguardo è anche minaccia, infatti se fissiamo a lungo e in modo diretto, l'altro può sentirsi minacciato o fisicamente o affettivamente.
Al riguardo le varie culture hanno le loro regole,per esempio quella giapponese non usa lo sguardo diretto e si insegna alle donne di dirigere lo sguardo sul collo dell'altro e mai negli occhi.  In altre culture, lo sguardo diretto è un segnale di sfida, se invece ad esso si accompagna il sorriso e la testa inclinata lateralmente diventa un segnale accattivante e seduttivo soprattutto tra uomo e donna.
Lo sguardo che si distoglie senza precipitazione, indica ponderatezza;
quello fisso e sostenuto, indica eccessiva fiducia nelle proprie proposte;
se rivolto in alto, inadattabilità alla lotta; se mobile, eccesso di attività intellettuale.
Argyle sostiene che i modelli di sguardo sono:
- si guarda di più l'interlocutore preferito;
- i maschi guardano meno quando ascoltano;
- le pupille si dilatano quando si guarda qualcosa che piace, del tipo: le fotografie di donne attraenti per gli uomini o bambini per le donne, opere d'arte che piacciono.
I venditori arabi scrutano le pupille degli acquirenti per sapere a quali merci sono più interessati.
Ekman, per quanto riguarda la direzione dello sguardo, sostiene che «si può distogliere lo sguardo nel caso di varie emozioni: tristezza (occhi bassi), vergogna o senso di colpa (bassi e sfuggenti), disgusto (sfuggen- ti)>> (Ekman, p. 115).
In funzione del fatto che queste attribuzioni sono molte agite nella vita di tutti i giorni, viene spesso consigliato a chi ha un colloquio di lavoro, Cl chi parla in pubblico, di direzionare lo sguardo su tutti i presenti senza sostare mai troppo su nessuno e mai abbassarlo o tenerlo in alto.
È stato osservato e verificato che chi sposta spesso lo sguardo a sinistra sembra aver dominante l'emisfero destro, interessato all'attività creativa; chi invece lo sposta spesso a destra ha dominante l'emisfero sinistro, più impegnato nel pensiero razionale.
Exline in una sua ricerca, afferma che:
- se una persona inganna, guarda meno;
- gli individui creduti da altri più potenti in un gruppo, sono quelli più frequentemente guardati;
- chi manda sguardi lunghi è considerato più dominante di chi invia occhiate brevi;
- lo sguardo fisso è segnale di intimità, ma anche di minaccia;
- gli sguardi affiliativi sono accompagnati da sorrisi;
- staccare lo sguardo interrompe la comunicazione;
per stimolare l'intimità si usa volgere lo sguardo da un occhio all'altro e guardare la bocca. di questo se ne parla ormai da molto tempo Smile

Andando avanti con la mia lettura,mi auguro di trovare altre notizie interessanti,vi lascio l'indice del libro,se volete qualche capitolo chiedete pure.

Indice

Introduzione p.
1 Contributi di diverse discipline,
7 Percorso storico, Il Studi sulla fisiognomica anatomica e dinamica somatica,
13 Studi sul carattere,
17 Studi sulla comunicazione non verbale (cnv),
20Capitolo 1
 - Struttura-superficie 25 1.1. Altezza, 28 1.2. Volume, 29 1.3. Angoli e curve,

30 1.4. Colore (iride, capelli, pelle, vestiti), 30 1.5. Odore, 40 1.6. Calore, 41 1.7. Sapore, 43

Capitolo 2 - Parte alta 45 2.1. Testa, 46 2.2. Volto, 49

Capitolo 3 - Parte media 80 3.1. Collo, 80 3.2. Spalle,
 84 3.3. Arti superiori, 86 3.4. Torace, 97

Capitolo 4 - Parte bassa 102 4.1. Diaframma, 102 4.2. Fianchi,
103 4.3. Ventre e ombelico, 103 4.4. Natiche, 104 4.5. Arti inferiori, 106

Capitolo 5 - Corpo nello spazio 115 5.1. Spazio personale, 115 5.2. Distanza (vicino-lontano), 120 5.3. Orientamento, 123 5.4. Posture, 126 5.5. Contatto corporeo, 129 5.6. Reti di comunicazione, 138

Capitolo 6 - Suono-voce 140 6.1. Volume, 140 6.2. Tono, 141 6.3. Ritmo,
143 6.4. Formazione della voce, 143

Capitolo 6 - Ritmo 152 7.1. Definizione di ritmo, 152 7.2. Caratteristiche del ritmo,
153 7.3. I ritmi dell'incontro sessuale, 157 7.4. La pausa e l'ascolto,
159 7.5. Il ritmo nel metodo EC, 160 Il corpo e le ore del giorno, 165

Conclusioni 167 l. Verifica partendo dagli aspetti della comunicazione, 1
67 2. Verifica partendo dai segnali non verbali,
169 3. Verifica partendo dalle attribuzioni,
175 4. Verifica partendo da situazioni relazionali, 178 Ipotesi di ricerca, 181

Bibliografia 184

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Re: La comunicazione non verbale.

« Risposta #1 del: 09 Gennaio 2009, 18:45:07 »

Ci sono rimasto sui commercianti arabi! Che spettacolo...
Cassim, grazie per il bel riassunto. Cheesy

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Re: La comunicazione non verbale.

« Risposta #2 del: 24 Gennaio 2009, 17:44:29 »

Lei ha bisogno di parlare con un'amico,ma poi lui cosa fa...

Norma si chiese come mai al secondo appuntamento con un ragazzo le veniva chiesto di essere più diretta nelle sue richieste. Qualcuno le aveva anche detto «Somigli a mia madre». Lei aveva tentato di chiedere spiegazioni qualche volta con un «cioè...», ma le risposte non erano arrivate.
Norma era sdraiata sul letto, quella sera, si era imposta di fare l'elenco dei ragazzi con i quali era uscita su invito da parte sua o da parte loro, mettendoci accanto l'anno e il mese.

A sedici anni erano stati tre in estate e nessuno d'inverno; a diciassette quattro d'estate e due d'inverno; a diciotto, l'anno in corso, tre d'estate e qualcuno forse durante l'inverno che ancora doveva arrivare.
Devo fare qualcosa, si disse, decisa. Si mise a sfogliare le riviste con la speranza di trovare qualche test che l'aiutasse, ma non trovò alcuna indicazione.

Telefonò allora ad un amico più giovane di lei con l'intenzione di chiedergli un consiglio, ma non ne ebbe il tempo perché Valeriano appena sentì la sua voce cominciò a raccontarle le sue pene, che aveva invitato più volte una compagna di classe e questa con un grande sorriso gli aveva sempre risposto «Chissà, forse un giorno.. .». Si era offerto di accompagnarla alla metropolitana e lei con il solito sorriso gli aveva risposto «Chissà, forse un giorno.. .».

«Vorrei, ancora invitarla domenica pomeriggio alla partita di basket, ma ho paura che mi dia la solita risposta. Che faccio? Ti prego dammi un consiglio, tu che hai più esperienza di me».
A quella richiesta in Norma scattò la voglia di aiutare l'amico più giovane. Gli chiese di dirle su che cosa si era basato per arrivare a invitare la ragazza.

Valeriano le spiegò che in classe spesso lui la guardava e lei sempre gli sorrideva, che lui sedeva davanti a lei e sentiva a volte il caldo sulla schiena della sua mano quando lei si appoggiava al bordo del banco, che qualche volta lei gli dava un lieve colpetto alla schiena quale segnale che si sarebbe fatta piccola, nascosta dietro le sue spalle per non farsi vedere dall'insegnante di turno mentre appoggiava la testa sul gomito e chiudeva gli occhi.

Aggiunse che, durante il primo anno, lei gli passava il chewing gum senza che gli altri se ne accorgessero, neppure l'insegnante.
Norma pensò che non era poi così impossibile che la ragazza accettassel'invito di Valeriano: gli aveva mandato un po' di messaggi, con i sorrisi, la gomma, il col petto d'intesa sulle spalle quando voleva rilassarsi.
Ma Valeriano come si comportava con lei?

«Quando so che lei è dietro alle mie spalle, fantastico a tal punto sulle cose che le vorrei dire, che la mia testa si piega dal peso...quando le sono accanto è tale la voglia di cadere tra le sue braccia, che quasi le appoggio la testa sulle spalle... quando le sono di fronte per non incantarmi a guardarla, abbasso la testa e guardo in basso... sono così preso dalla paura che lei mi veda brutto e goffo che vorrei scomparire».
Via via che Valeriano descriveva il suo comportamento Norma vedeva se stessa quando era con i ragazzi: confusa, dondolante, timorosa che in lei vedessero i difetti, un po' come lo erano le ragazze di ieri, le mamme.

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Cassim

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