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"A la recherche de l'homme perdu " 13): La svolta economica

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"A la recherche de l'homme perdu " 13): La svolta economica

« del: 15 Giugno 2008, 01:33:50 »

Era passato ormai un mese dal mio arrivo, e cominciavo ad essere stanco.
Adoravo quella città, piena di interessi, piena di cultura, non che Roma non
lo sia, ma Londra è un'altra cosa.
E' ad un'altro livello, si respirano nell'aria i germi del successo, della
grana. Si fiutano prospettive di successo che a Roma erano considerate
sogni.Tanto per fare un'esempio, come illustratore, a Roma, avevo girato
tutti gli uffici, mandato tonnellate di curriculums, parlato con personaggi
di tutti i ranghi, ma mi trovavo sempre davanti ad una impasse: o eri
raccomandato, o venivi da qualche posto dove eri diventato già famoso. Ma se
uno non era famoso, e non era raccomandato, poteva tranquillamente usare i
pennelli come supposte.
Andai via da Roma con la metafora che gli uffici fossero tutti al primo
piano, e che non ci fossero le scale per salirvi.
Così, esauriti i denari, cominciai a far le valigie. Avevo lavorato per il
Caccola, ma mi pagava una miseria.Un pomeriggio, passò davanti alla mia
stanza e vide i miei disegni. Espresse compiacimento, e mostrò particolare
interesse per la pagina del mio "portfolio" (Sorta di librone dove si
inseriscono delle riproduzioni dei lavori più belli) che conteneva i
biglietti da visita ed i "logo".
Confessò che gli avrebbe fatto piacere averne uno simile, e gli dissi che
non sarebbe stato un problema, ma che a me, per produrre qualcosa di
originale, occorreva del tempo. Dal momento che non avevo neanche mezzo
pound, tranne quelli per il treno per tornare a heatrow (l'aeroporto), non
potevo permettermi di rimanere a meno che non avessi avuto un lavoro.Di
anticipi, ovviamente non si parlò, era troppo presto per aver imbastito una
trattativa, quindi mi disse che il lavoro non sarebbe stato un problema...
Accettai, e mi mostrò il "lavoro".
Nel suo studio, c'era una finestra molto grande, mi disse che mentre pensavo
avrei potuto svolgere per lui il lavoro di carteggio e verniciatura di
quella finestra, visto che la manovalanza inglese gli aveva chiesto una
fortuna. Diaria 2 (due!) sterline l'ora...
Accettai, pensando che gliene avrei levate almeno 1000 per un logo.
Così cominciai il lavoro di scartavetratore.
Nel suo studio, c'erano una marea di depliants su arredi e accessori per
case, e il Caccola passava ore a trattare con clienti molto eleganti. Gli
stavo simpatico, quindi ogni tanto come "artista" mi chiedeva qualche parere
su oggetti d'arredamento. Un giorno incuriosito da tutto quel viavai di
gente gli chiesi di cosa si occupasse. Mi rivelò che era un nobile indiano,
e che a Londra aveva molte proprietà che affittava ammobiliate. Alcune
proprietà, erano da ristrutturare, ma la manod'opera inglese era troppo
cara, percui faceva le cose nel tempo. Intravvedendo l'opportunità di
guadagni più consoni al mio rango di "artista", gli proposi una consulenza.
Accettò, si fidava del mio gusto. Così, mi promosse a suo assistente
personale, ed io promossi a mio assistente un ragazzotto del flat,
mettendolo a scartavetrare la finestra. Lo aiutavo con clienti italiani e
francesi, fra me ed il Caccola si era stabilito un linguaggio e ci si capiva
bene. Di fatto, il caccola come tutti gli indiani a Londra, aveva un certo
istinto di rivalsa nei confronti degli europei, istinto che diventava odio
nei confronti degli inglesi. Spesso, trasformato in occasionale conducente
della sua Mercedes, notai che si vantava di aver come "autista" il figlio di
un diplomatico europeo,come se io fossi un trofeo che attestava il suo
potere sui bianchi e la cosa mi dava non poco noia. Ma mi sfamava, quindi
stavo zitto.
Di fatto ero diventato il suo tirapiedi, gli facevo da autista, da
portalettere, e ogni tanto mi mandava a casa sua a far qualche menata
domestica tipo attaccar dei quadri col trapano, peraltro anteguerra. Il
tutto in giacca e cravatta per 4500 lire l'ora....
Mi sentivo un po' ridicolo, e mi vergognavo pure un po' di essere menato
come un levriero afgano...
Stà di fatto che un giorno mi incaricò di ristrutturargli un flat ai docks,
sorta di ex porto sul Tamigi.
Accettai, e reperite le maestranze iniziai il lavoro.Gli presentai una serie
di disegni, ed un prospetto dei costi, compresa la mia parcella, accettò ma
commisi l'errore di non fargli firmare nulla.
Notavo con disappunto, che nonostante gli presentassi sempre dei preventivi
sui materiali precisi allo scellino, non mi affidava mai denaro contante, mi
faceva segnare su un conto che aveva in ferramenta, finchè, dopo una
settimana di lavori gli presentai il primo conto settimanale come
arredatore. Non mi pagò il pattuito, e così fece con il mio assistente. Mi
incazzai come un orcello bizantino, e mi rimisi a fare le valigie. Mi ero
definitivamente stufato.
Mentre tornavo dal supermercato dove avevo comprato un kg di zucchero( la
cosa più nutriente che mi potessi permettere), incontrai una inglesona che
avevo tentato di rimorchiare in un'agenzia dove avevo lasciato le mie
generalità. Mi disse che il suo capo mi aveva fatto cercare, ma che al
telefono non rispondevano che persone con le quali non riuscivano a
spiegarsi. In effetti il telefono era un telefono pubblico ad uso di tutto
il palazzo in mezzo alle scale, probabilmente aveva risposto quialcuno che
non aveva capito una mazza.
Andai, e il "capo" mi assegnò la realizzazione di due depliant per la sua
agenzia. Duecento sterline a settimana, un mio studio opersonale , e la
segretaria filtro per le telefonate....
Avevo svoltato, potevo restare.
Continua...

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Re: "A la recherche de l'homme perdu " 13): La svolta economica

« Risposta #1 del: 15 Giugno 2008, 10:55:13 »

Citato da: TermYnator il 15 Giugno 2008, 01:33:50

Ma se
uno non era famoso, e non era raccomandato, poteva tranquillamente usare i
pennelli come supposte.

Ma come ti vengono in mente!!|! Nemmeno a me che ti metafore ci vivo!!!
lol...

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