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metafore dell'esistenza, qualche menata, le prime e ultime cose.

(Letto 1338 volte)

metafore dell'esistenza, qualche menata, le prime e ultime cose.

« del: 20 Maggio 2011, 22:26:38 »

"Il mondo è una partita di Go, le cui regole sono state inutilmente complicate"

E' mia ferma convinzione che la comprensione della verità si raggiunga grazie al continuo esercizio della coscienza, in maniera molto spesso indipendente dai mezzi usati. Il senso dell'equilibrio e della simmetria mi suggerisce che, se è possibile comprendere qualcosa sull'universo ripetendo "ta tvam asi", allora, in linea di principio, lo stesso si può fare ripetendo "paraponziponzipò". Qualcosa di simile sosteneva un letterato italiano in un suo romanzo celebre - e accettare tali premesse porta a credere, ad esempio, che si possa raggiungere l'illuminazione bevendo birra davanti alla televisione (certo, bisogna saperlo fare nel modo giusto).

"Esercita la tua mente il più a fondo possibile, consapevole del fatto che sia solo un esercizio." (Waking life)

Quanto dico non significa che, al fine di raggiungere una più completa serenità, non esistano vie più propizie di altre... il discorso va fatto in funzione di innumerevoli variabili, tra cui le inclinazioni personali del praticante. Non saprei dire con precisione quanto io abbia imparato dalla pratica di varie discipline a cui mi sono dedicato nel corso degli anni, ma credo di poter sostenere con un certo grado di sicurezza che la pratica del Go mi ha fatto luce su aspetti della vita assai disparati. Affinché chi legge possa comprendere i parallelismi che m'accingo a tracciare, mi permetto di enunciare brevemente i fondamenti del gioco.

Il Go si gioca su una griglia quadrata di 19x19 punti (detta goban), inizialmente vuota. Due giocatori (Bianco e Nero) si alternano nel piazzare pietre del proprio colore in qualunque punto del goban. Un gruppo di pietre dello stesso colore muore (e viene rimosso dalla tavola di gioco) nel momento in cui pietre avversarie lo circondano. Si pensi al goban come ad un territorio da spartire tra due contendenti: ogni pietra ha lo scopo di presidiare una certa zona, e al procedere della partita verranno a formarsi dei confini di separazione tra le zone di influenza di Bianco e di Nero. Vince il giocatore che al termine della partita ha circondato più territorio.

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Cosa ha a che fare questo con la vita? Molto più di quanto inzialmente uno sarebbe portato a pensare.

1) "Perdi le tue prime 50 partite più in fretta che puoi".
Il Go è un gioco difficile. Se ne imparano i rudimenti in breve tempo, ma nessuno può dire di aver raggiunto la piena comprensione del gioco. Le prime cinquanta partite che giochi non sono soddisfacenti né particolarmente istruttive, ma devi giocarle per poter apprezzare le seguenti. Giocarle, in questo caso, significa perderle. Non capirai nemmeno dove hai sbagliato, ma non importa. L'importante è abituarsi a prendere le pietre e piazzarle da qualche parte. Magari un giorno ne vincerai una, ma la sostanza non cambia: se prima non sapevi perchè perdevi, di certo non saprai spiegarti perchè hai vinto la tua prima partita. Questa confusione è destinata a sfumare pian piano, ma mai del tutto. Si ha sempre la sensazione che la reale comprensione del gioco sia "appena più in là" delle proprie capacità. Questo può suscitare diversi tipi di reazione: una spinta all'auto-miglioramento, o la più cupa insoddisfazione. Non di rado le due cose vanno di pari passo.

2) "Non andare addosso al nemico che vuoi attaccare".
Riguardando le mie vecchie partite mi rendo conto di quanto mi fosse estraneo il contenuto di questo proverbio. Accecato dal desiderio di catturare pietre avversarie, uno è portato a fare di tutto per circondarle, senza rendersi conto che così facendo si finisce spesso circondati. Lo scopo del gioco non è catturare pietre, ma conquistare territorio, e questo si può fare senza catturare alcuna pietra. Questo proverbio va di pari passo con quello che suggerisce di non voler a tutti i costi uccidere un gruppo avversario. Spesso è più redditizio minacciare un attacco, costringere l'avversario a difendersi, e intanto guadagnare punti da qualche altra parte. Magari il gruppo avversario vivrà, ma a conti fatti il tuo guadagno sarà maggiore. Sei mai uscito con una tipa che volevi farti, poi incrontri un'altra che ci sta, non sai come comportarti, alla fine te la limoni, l'altra si ingelosisce, e alla fine tutte e due te la mollano? Ecco, a me non è mai successo, ma se un giorno mi dovesse succedere, il merito sarebbe di questo proverbio.

3) "L'ingordo non avrà successo".
Se c'è un punto su cui il Go e la vita vanno d'accordo, è la totale intransigenza nei confronti dei vizi umani. Ingordigia, fretta, auto-indulgenza, gelosia, sono comportamenti difficili da evitare. Ma quelle volte in cui riesci ad evitarle, quelle volte in cui l'intero processo del gioco sembra procedere con equilibrio e naturalezza, ti accorgi di varie cose:
- hai evitato di cadere nei vizi sopraelencati, e non ti sei dovuto impegnare coscientemente a farlo.
- indifferentemente dal fatto che tu abbia vinto o meno, hai apprezzato la partita, ne hai tratto una lezione, e ne avrai un ricordo piacevole... il che si traduce in
- ti sei divertito di più.

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Ricordo una delle mie ultime partite... La mia apertura favorisce l'influenza dal lato destro verso il centro. Cedo tre angoli e alla fine perdo anche l'ultimo (mi uccide il gruppo). Sono in svantaggio netto, però minaccio di far male ad un suo gruppo, che alla fine lascio vivere (vedi punto 2) facendo però un sacco di punti da un'altra parte. Lui comunque era ancora molto avanti. Alla fine, riesco ad uccidergli un angolo e lui si arrende all'istante (vedi punto 3). Avrei poi controllato come sarebbe potuta finire la partita: avrebbe vinto comunque lui!

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Non sono sicuro di sapere dove ho letto la frase che segue - probabilmente è una cosa detta da qualche campione in qualche libro. In ogni caso vado a memoria e vi lascio senza commentarla, direi che è molto chiara e limpida (Dopo digressioni su fuseki, joseki, tesuji, aji, damezumari e altre amenità tecniche, l'evidente realtà dei fatti si manifesta nella genuina presa di coscienza che):

"Giocare bene a Go consiste semplicemente nel fare le mosse più naturali."

Ciao.

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Re: metafore dell'esistenza, qualche menata, le prime e ultime cose.

« Risposta #1 del: 24 Maggio 2011, 00:06:28 »

Citato da: panurge il 20 Maggio 2011, 22:26:38

Cosa ha a che fare questo con la vita? Molto più di quanto inzialmente uno sarebbe portato a pensare.

1) "Perdi le tue prime 50 partite più in fretta che puoi".
Il Go è un gioco difficile. Se ne imparano i rudimenti in breve tempo, ma nessuno può dire di aver raggiunto la piena comprensione del gioco. Le prime cinquanta partite che giochi non sono soddisfacenti né particolarmente istruttive, ma devi giocarle per poter apprezzare le seguenti. Giocarle, in questo caso, significa perderle. Non capirai nemmeno dove hai sbagliato, ma non importa. L'importante è abituarsi a prendere le pietre e piazzarle da qualche parte. Magari un giorno ne vincerai una, ma la sostanza non cambia: se prima non sapevi perchè perdevi, di certo non saprai spiegarti perchè hai vinto la tua prima partita. Questa confusione è destinata a sfumare pian piano, ma mai del tutto. Si ha sempre la sensazione che la reale comprensione del gioco sia "appena più in là" delle proprie capacità. Questo può suscitare diversi tipi di reazione: una spinta all'auto-miglioramento, o la più cupa insoddisfazione. Non di rado le due cose vanno di pari passo.

Grande post, molto profondo!
Per quanto mi riguarda, è + Thumbs Up e Best of.

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Re: metafore dell'esistenza, qualche menata, le prime e ultime cose.

« Risposta #2 del: 26 Maggio 2011, 16:05:36 »

Citato da: Nova99 il 24 Maggio 2011, 00:06:28

Grande post, molto profondo!
Per quanto mi riguarda, è + Thumbs Up e Best of.

Grazie, troppo buono Smile
Se poi ti intrippi a giocare fammi sapere che scatta lo sfidone  Grin

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