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Kurghan's Story: 8) Il percorso dell'essere

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Kurghan's Story: 8) Il percorso dell'essere

« del: 25 Ottobre 2010, 02:27:28 »

Passarono tre lunghi mesi, nei quali il Maestro infuse in Kurghan molto del suo sapere. La prodigiosa intelligenza del ragazzo, rendeva facilissimo l'insegnamento. Nella sua testa, Kurgham era capace di svolgere dall'inizio alla fine qualsiasi interazione: aveva capito perfettamente il modello, sapeva interpretare i segnali, ma c'era una cosa che ancora gli sfuggiva: essere. Kurghan, infatti, aveva molte nozioni, aveva molte capacità, ma cosa era kurghan? Fu così, che un giorno il maestro prese Kurghan, e gli disse:
M:"Kurghan, domani avverrà il tuo battesimo del fuoco. Domani, ti porterò in un posto dove ti metteranno alla prova, e finalmente saprai chi sei."
Kurghan dopo aver invano chiesto dove il Maestro lo avrebbe portato, andò a letto. Non riusciva a dormire, tormentato dai suoi pensieri, quindi decise di alzarsi per andare a mangiare qualcosa. Non volendo accendere luci, andava a tentoni, nel buio più completo. Calcolava le distanze a memoria nonostante non vedesse nulla, e per la prima volta, percepiva lo spazio toccandolo. Per non andare a sbattere, Kurghan metteva le mani avanti, perchè in caso di contatto con altre parti del corpo con oggetti, avrebbe rischiato di farsi male.
Kurghan ebbe la prima intuizione sull'essere: l'essere, è un pezzo di spazio del quale sei cosciente, e del quale rispondi.

La missione
La prima intuizione di Kurghan, lo portò a cercare un miglior contatto con la porzione di spazio che gli corrispondeva: il suo corpo. Fu così, che durante il tragitto con il Maestro, egli era completamente assorto nel guardarsi e nel riscoprirsi. Incuriosito, roteava le mani guardandole, come se fosse stata la prima volta che lo faceva. Subito dopo, la sua attenzione fu rapita dall'osservare come gli altri possedevano il loro pezzo di spazio.
Ad esempio, c'era chi sembrava camminare con attenzione per il suolo, quasi in punta di piedi. Kurghan si chiese perchè queste persone si muovessero così: avevano paura di essere visti, o piuttosto chi controllava quello spazio era una persona particolarmente attenta e rispettosa al resto dello spazio? Le domande si moltiplicavano, e Kurghan era sempre più assorto. Osservò un omone irriverente e poco garbato, camminare senza alcun riguardo in un mercato. Ogni tre passi, urtava cose e persone. Il suo corpo, doveva essere pieno di lividi. Era evidente che non fosse poi così preoccupato di farsi male, o di fare del male ad altri, vista la sua mole. Egli pensò, che la mente che governava quello spazio, non era connessa con il resto dello spazio: quella mente, era governata da una idea, che era smentita dal rapporto fra gli spazi.
Kurghan ebbe la seconda intuizione sull'essere: colui che sa di essere, sa di essere rispetto allo spazio esterno al suo. Le persone felici, sono quindi quelle che si relazionano coscientemente con lo spazio esterno. Quelle infelici, quelle che soggiogate da una idea, pensano di essere quella idea nello spazio . Ma perdendo completamente le loro reali dimensioni nello spazio, vivono nell'incoscienza e nella infelicità.
Kurghan si rese immediatamente conto di quanto pericolose fossero le concezioni su se stessi, e di come potesse essere facile cadere in errore, e vivere in una gabbia priva di verità. La verità, è nel confronto fra spazio gestito dalla mente, e spazio esterno. Ogni proiezione di se, altera questo rapporto, e conduce all'errore. Il carro si fermò, ed il Maestro interruppe i pensieri del piccolo kurghan: "Siamo arrivati", gli disse.

 
Segue...

« Ultima modifica: 25 Ottobre 2010, 07:22:49 da TermYnator »

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Re: Kurghan's Story: 8) Il percorso dell'essere

« Risposta #1 del: 25 Ottobre 2010, 09:42:11 »

non mi è chiara l'importanza della connessione tra la mente e gli spazi. ok il presentarsi in un certo modo, camminare in un certo modo ed atteggiarsi in un certo modo, ma in questi casi si parla solo di "fare" e non di "essere". di cosa insomma dobbiamo prendere coscienza?

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Re: Kurghan's Story: 8) Il percorso dell'essere

« Risposta #2 del: 25 Ottobre 2010, 10:02:09 »

Comincia a diventare interessante...  Wink

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Re: Kurghan's Story: 8) Il percorso dell'essere

« Risposta #3 del: 25 Ottobre 2010, 10:58:20 »

Citato da: AlterEgo il 25 Ottobre 2010, 09:42:11

non mi è chiara l'importanza della connessione tra la mente e gli spazi. ok il presentarsi in un certo modo, camminare in un certo modo ed atteggiarsi in un certo modo, ma in questi casi si parla solo di "fare" e non di "essere". di cosa insomma dobbiamo prendere coscienza?

Alter, stai guardando dal buco della serratura, perchè sei governato da una idea e vuoi vedere delle cose precise, pensando che esse siano lì'essere.
Guarda meglio, e ti renderai conto che davanti c'è una porta.
Aprila.  Smile

Ps: il capitolo era molto più lungo in origine. L'ho diviso per far si che i lettori si soffermassero un po' su questi concetti. Visto che non sono del tutto immediati, e che non è neanche facilissimo esprimerli.

« Ultima modifica: 25 Ottobre 2010, 11:14:57 da TermYnator »

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Re: Kurghan's Story: 8) Il percorso dell'essere

« Risposta #4 del: 25 Ottobre 2010, 11:32:50 »

Citato da: TermYnator il 25 Ottobre 2010, 10:58:20

Alter, stai guardando dal buco della serratura, perchè sei governato da una idea e vuoi vedere delle cose precise, pensando che esse siano lì'essere.
Guarda meglio, e ti renderai conto che davanti c'è una porta.
Aprila.  Smile

ahimè, è vero...
ma come guardare meglio? e cosa dovrei vedere?

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Re: Kurghan's Story: 8) Il percorso dell'essere

« Risposta #5 del: 25 Ottobre 2010, 11:55:58 »

il primo punto è la propriocettività.
Cioè la coscenza del proprio volume corporeo nelle tre dimensioni, si tratta di imparare a "sentire" la lunghezza, l'ingombro e la materia, che compone il nostro corpo, lo si può fare imparando una serie di movimenti, che poi replicheremo nell'oscurità più totale.
Io ho avuto quasta esperienza, eseguendo dei kata che conosco bene, con una fascia di jeans nera ad oscurarmi gli occhi, dovevo replicare i movimenti, le posizioni, ma soiprattutto gli spostamenti, come se nulla fosse, pur senza guardare dove mi muovevo.
Ebbene, sbagliare angoli, lunghezze e spostamenti, risulta molto semplice, perchè siamo abituati a guardare mentre facciamo, difficilmente facciamo senza guardare, quresto ci mette in relazione con l'esterno, in maniera non univoca, perchè l'azione non è guidata solo dal cervello, ma anche dagli occhi.
Non avere gli occhi, mentre si eseguono dei movimenti, anche se si è in uno spazio molto ampio ci mette a disagio, come se avessimo perennemente paura di sbattere addosso a qualcosa.
Ecco perchè cammiando in fretta tra la gente, voi non addestrati, sbatterete più facilmente di me addosso a qualcuno o qualcosa, si tratta di PROPIOCETTIVITA'.

Il primo punto è per me, non troppo difficile, ma il secondo...
Kurghan ebbe la seconda intuizione sull'essere: colui che sa di essere, sa di essere rispetto allo spazio esterno al suo. Le persone felici, sono quindi quelle che si relazionano coscientemente con lo spazio esterno. Quelle infelici, quelle che soggiogate da una idea, pensano di essere quella idea nello spazio . Ma perdendo completamente le loro reali dimensioni nello spazio, vivono nell'incoscienza e nella infelicità.Kurghan si rese immediatamente conto di quanto pericolose fossero le concezioni su se stessi, e di come potesse essere facile cadere in errore, e vivere in una gabbia priva di verità. La verità, è nel confronto fra spazio gestito dalla mente, e spazio esterno. Ogni proiezione di se, altera questo rapporto, e conduce all'errore. Il carro si fermò, ed il Maestro interruppe i pensieri del piccolo kurghan: "Siamo arrivati", gli disse.

Il primo punto che ho risaltato, farebbe pensare di nuovo alla propiocettività, ma il secondo punto, fa pensare in massima parte ad idee limitanti o errate, a proposito di come gira il mondo.
Qualcosa del tipo: quello la è figo, ecco perchè ha la femina; quello la è pelato e non è figo, avrà quindi dei bei soldi, per avere una così bella femina.
Quindi un decontestualizzare la realtà, nascondendosi dietro i propri preconcetti, vivendo così "fuori del mondo".
Il terzo punto evidenziato invece, mi pare che sia concernente al "cosa penso io di me?"
Ma qui non mi esprimo, non so come afforntare il discorso, pare che se io mi autoconvincessi di essere figo, sarei effettivamente figo, oppure l'esatto opposto, quindi non mi esprimo, attendo nuovi elementi.
Il concetto tra spazio mentale e spazio esterno invece, non lo capisco per nulla...

+1 per i concetti spiegati, anche se i miei limiti non mi permettono di comprenderli, per ora

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Re: Kurghan's Story: 8) Il percorso dell'essere

« Risposta #6 del: 25 Ottobre 2010, 13:14:55 »

Anchio ho inteso il concetto a idee limitanti, le persone felici si relazionano con l'esterno, cioè hanno una vita sociale intensa e  si godano le conversazione e le persone senza cercare consensi e dare retta all'idea dello spazio interno(mentale) che porterà domande del tipo: per piacere dovrò fare questo quell'altro ecc

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Cmq alò, potremmo deh, o no? il tutto imho

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