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“communication tips”

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“communication tips”

« del: 24 Novembre 2008, 23:30:59 »

“communication tips”

Da tantissimo non apro un thread su un forum. E’ un periodo di tempo che sono felicemente assorbito dai progetti intrapresi e che mi prendono molto, anche come entusiasmo, soprattutto da quando a ottobre son diventato proprietario e amministratore d’una società (inglese), vi potete immaginare quanto poco tempo ho, però anche quante soddisfazioni. Ovvio che di rimando il numero di miei post negli ultimi 6 mesi sia inferiore a quelli che un tempo facevo in una settimana.
Pazienza: chi viene a trovarmi in Veneto ultimamente ha visto con i suoi occhi come sono soddisfatto sia del lavoro che delle mie “care” e “pazienti” ragazze in relazione aperta...
Ma torniamo a noi e basta divagazioni...

“communication tips”: perché ?

Perché tutti possono imparare a comunicare meglio e ad esprimersi più efficacemente e produttivamente.
Per quanto riguarda la comunicazione scritta e verbale, basta conoscere alcuni validissimi strumenti che chi vuole può anche approfondire e studiare.
Qui metto nero su bianco anche alcuni trucchi del mestiere.
Probabilmente è un topic più da “studio” di altri, prendetelo quindi con la dovuta serietà.

Io divido la comunicazione in tre tipi a seconda dello scopo:
- svantaggio della controparte per ottenere un interesse, sia che esso derivi direttamente dalla controparte (sedurre, convincere, soggiogare) o che derivi da una terza parte che assiste alla comunicazione (arringhe di avvocati, dibattiti politici di fronte a una platea, scontri televisivi)
- vantaggio della controparte (supporto psicologico, consulenza, rincuoramento, confessione)
- vantaggio di entrambi (informare, spiegare, formazione, istruzione, riappacificamento, chiarimento di incomprensioni, mediazione, comunicazione all’interno di relazioni affettive di famiglia o di coppia).
Va da sé che quest’ultima è la forma di comunicazione più varia, probabilmente la più difficile e quasi sempre la più soddisfacente nel lungo periodo.
Inoltre è il tipo di comunicazione più utile se la ragazza che ho di fronte mi interessa per una LTR funzionale ed equilibrata, in quanto dovrò comunicare con lei in modo che “entrambi” otteniamo un “vantaggio informativo” o una miglior comprensione reciproca.
Allo stesso modo, è un tipo di comunicazione utile verso gli altri compagni di community, laddove mi interessi mantenere la fiducia e la stima umana e personale dell’utente del forum con cui, magari, sto tentando di spiegarmi.

Di solito invece è nella natura dell’offerta formativa di communities di questo tipo (attraction/seduzione, ecc…) proporre prevalentemente tecniche comunicative a svantaggio della controparte, per ottenere un interesse diretto (f-close, rai2-close, ecc ;-)).
Qualche volta si notano membri che usano tecniche “a svantaggio della controparte” per far bella figura con gli altri utenti che leggono. Purtroppo lo strumento del forum è uno strumento molto valido per la “diffusione” di comunicazioni, ma molto meno valido per la “comprensione” fra i comunicatori. E’ un problema insito nel mezzo: se non si vede la platea è più difficile capire qual’è il modo migliore per far arrivare il nostro messaggio, perché manca l’interazione con la persona che abbiamo di fronte. Inoltre manca tutto l’aspetto visuale e non verbale, fra cui anche il tono di voce diverso che modifica totalmente il significato delle parole. Anche se grazie a Dio ci sono pure membri più disponibili, che rispondono a richieste di aiuto con comunicazioni a vantaggio della controparte (consigli, indicazioni, suggerimenti, ecc…).
Non ho mai trovato thread di tecniche di comunicazione “paritarie” cioè dove lo scopo della comunicazione sia a vantaggio di entrambe le parti coinvolte.

Visto alcune incomprensioni che ho letto di recente in vari thread, come succede bene o male in TUTTI i forum, posto quindi qualcosa sulle problematiche di comunicazione.
Sono alcuni spunti e tips frutto di riflessioni e miei studi e alcune fra le nozioni che mi sono state più utili e che uso durante conferenze, seminari, trattative o cose varie, o quando preparo gli argomenti da insegnare in una lezione o in un corso di formazione.

Gli strumenti principali di cui sto parlando, in ordine di complessità sono questi 5:
DISTACCO
3C
THINK
“say what you mean, mean what you say, but don’t say it mean”.
CURIOSITA’

“Distacco”.
Partiamo dallo strumento più ampio e inizio con una critica nei confronti dei comunicatori di PNL, e del pericolo di cadere nella spirale alienante della co-dipendenza e della manipolazione.
Infatti una buona parte di studiosi di comunicazione si motiva con un concetto per me molto pericoloso e cioè che  (citando Roberto Re) “Se il risultato della ma comunicazione non è quello che mi aspettavo, io ne sono responsabile. Dobbiamo adattarci alla persona che abbiamo di fronte.”
Da un lato, parte da un aspetto utile e positivo, cioè la “Attenzione alle persone che abbiamo di fronte, cercare di capirli, di ascoltarli”.
Però d’altro canto quando il mio metro di giudizio è solo quello dell’ascolto, perdo di vista uno degli scopi della comunicazione: mettere a disposizione delle informazioni.
Corro infatti il rischio di giudicare male una buona comunicazione solo a causa di una cattiva platea.
Quando invece le variabili in gioco che determinano la capacità di comprendermi da parte dell’ascoltatore sono tantissime, non esclusa la sua voglia e la sua stanchezza del momento.
L’altra persona può anche non capire o perché non è in grado, o perché non vuole, per blocchi emotivi, convinzioni mentali inconsce, noia, mancanza di tempo, interesse economico, ecc…
Giudicare la mia comunicazione solo dalla ricettività altrui può portare a una spersonalizzazione del comunicatore e de-responsabilizzazione dell’ascoltatore.
Se per tentare di farmi capire mi “spersonalizzo”, corro il rischio di perdere lo scopo che stava alla base della necessità delle mie comunicazioni.
Un po’ come è successo per alcuni programmi televisivi, se mi baso solo sui dati dell’auditel per forza di cose mi ritroverò un appiattimento e abbassamento del livello della mia comunicazione.
Chiariamoci, è ovvio che non posso formare bambini delle elementari con i testi del dottorato, ma attenzione alla ricerca di quell’equilibrio che ci deve essere sempre all’interno della dicotomia che ci deve essere sempre fra le mie necessità espressive e la comprensione del ricevente.
Per comunicare completamente serve quindi un certo DISTACCO dal giudizio dell’ascoltatore, anche per evitare di cadere nella co-dipendenza dalla sua ricettività.
Il distacco permette di concentrarmi su ciò che è necessario dire.
In uno studio che ho fatto oltre 10 anni fa su problemi delle dinamiche di relazione familiari, si parlava di “merry-go-round of denial”: la “giostra del diniego”. In pratica si intende l’incapacità di risolvere una situazione perché tutte le parti in causa giocano un ruolo in cui rincorrono emotivamente gli uni gli altri (come in una giostra circolare di quelle coi cavallini), adducendo come motivazioni per il proprio comportamento le azioni di chi li ha preceduti e deresponsabilizzandosi in una sorta di infinito scaricabarile. Visto che ognuno guarda gli altri, nessuno guarda se stesso e tutti vivono nel diniego. Da qui il nome di “merry-go-round of denial”. In pratica nessuno comunica per esprimersi, ma solo per “reazione” a qualcosa fatto o detto precedentemente da un altro.
Un altro aspetto a favore del distacco è quello derivante dal fatto che il racconto non è la realtà.
Allo stesso modo di come un libretto di istruzioni di un programma, non è il programma, e di come un documentario è solo la descrizione di un fatto storico, ma non il fatto storico, la comunicazione è solo una espressione di un pensiero, non può racchiudere tutto il pensiero di chi comunica.
Le nostre opinioni, i nostri pensieri, i ricordi che abbiamo di un determinato avvenimento, sono sempre una rappresentazione della realtà, mai la realtà.
Ognuno di noi interpreta con i propri sensi e con la propria mente la realtà, in base al punto di vista e all’esperienza che sta vivendo in quel momento. Le nostre deduzioni e la cose che assimiliamo della comunicazione altrui sono sempre personali. Il fatto che noi comprendiamo una cosa in un modo, non significa che gli altri la vedano allo stesso modo.
C’è sempre una certa percentuale di incomprensione.
Questa incomprensione è biunivoca: vale sia per ciò che comunichiamo noi, sia per ciò che ci viene comunicato dagli altri.
Pertanto bisogna tenerne conto e, di nuovo, avere un certo DISTACCO: chi rifiuta ciò che gli dici, non rifiuta te, rifiuta solo la tua espressione. Se a una persona non piace ciò che esprimi, non significa che non piaci a nessuno.
A volte invece, la mancanza di distacco fa sì che si abbiano reazioni emotive spropositate.
Di fronte ad attacchi ed insulti di altre persone, c’è la tendenza a “credere” all’insulto e a venirne colpiti e feriti.
E’ invece grazie alla capacità di distacco che si conserva l’integrità.
Ricorda che la tua personalità è indipendente da come ti descrivono.
La metafora che faccio da anni è questa: provate a immaginare di essere nella vostra auto e di fermarvi a un semaforo col finestrino abbassato, a un certo punto sul marciapiede dall’altro lato della strada, uno sconosciuto mendicante, mai visto prima, inizia a inveire contro di voi alzando la voce e insultandovi. Probabilmente la cosa vi stupisce, ma ovviamente NON crederete a nessuno di quegli insulti e ve ne fregherete riconoscendo, con distacco, che sono solo dei deliri irrazionali.
Bene.
Il distacco dall’emotività altrui (l’altra persona può aver avuto una pessima giornata o essere intossicata da 8 pagine di thread al veleno), il distacco dalla capacità mentale di comprensione dell’altro (tutti abbiamo q.i. diversi), il distacco dai pregiudizi morali dell’altra persona, eccetera, permettono di scherzarci su, con consapevolezza, sicurezza di sé e, di conseguenza, simpatica ironia.
Questo permette sia una certa “giocosità”, sia una analisi della comunicazione più super-partes.
Il distacco deriva dalla maturità, sia mentale, che emotiva e spirituale.
Due dei motti più utili per ricordarsi del distacco durante una comunicazione sono: “Vivi e lascia vivere” e “Lascia andare e lascia fare a Dio”.
Dopotutto le idee di un singolo individuo non possono piacere a tutti: probabilmente perdi meno tempo rivolgendoti a persone a cui le tue idee possono piacere.

“3C”
C’è poco che si possa fare quando ci troviamo di fronte a una persona che non vuole uno scambio di informazioni, ma vuole solo vincere.
Una delle condizioni per una comunicazione a vantaggio di entrambi, è che nessuno desideri lo svantaggio dell’altro.
L’avvantaggiarsi a danno degli altri può anche essere inconscio o non voluto, ma va riconosciuto.
Se le persone con cui vorreste comunicare hanno un atteggiamento o comportamento disfunzionale, non ci  può essere un scambio di informazioni coerente e sincero e pertanto non ci può essere una comunicazione efficace.
Gli strumenti principali di identificazione di un comportamento disfunzionale sono le 3C.
le 3C sono state coniate negli stati uniti negli anni 90, da parte di membri in recupero (ex alcolizzati ora astemi e sobri) dell’associazione Alcoholic Anonymous. Vengono utilizzate per identificare alcuni comportamenti da parte di alcolisti che invece non sono sobri, ma ancora “diependenti” dall’alcool, sono disfunzionali.
Per noi sono utili per capire che la persona di fronte ha un problema e per distaccarsi da lei.
Secondo le 3C, se una persona ha una “dipendenza” o una “codipendenza” attiva, tenterà di :
-   Controllarti  (o renderti Connivente delle sue scelte)
-   Confonderti
-   Colpevolizzarti.
Ci sono buone probabilità che il vostro tentativo di comunicare si riveli un’inutile perdita di tempo, se vi trovate di fronte a un tipo di atteggiamento in cui la persona davanti tira fuori nuovi argomenti inutili solo per cambiare le carte in tavole e confondervi, oppure vi colpevolizza di qualcosa che non avete fatto, oppure si deresponsabilizza accusando voi delle sue scelte personali.
In questo caso ogni nostro sforzo di onesta comunicazione sarebbe inutile e una gran perdita di tempo e ci ritroveremo a perdere di serenità di fronte a una controparte che si rileva solo un “energy-absorber”. La cosa migliore in questi casi è tagliar corto IMMEDIATAMENTE e lasciarlo che vampirizzi le energie di qualcun altro.
Fate una risata, ditegli “Oh!”, oppure “ci penseremo”, oppure “vedremo”, concedetegli al massimo due / tre parole e lasciatelo a marcire nel suo brodo mentre voi ve ne andata all’aria aperta in mezzo a gente sana.

“THINK”
Un altro strumento utile per una ottima comunicazione è uno strumento chiamato di “verifica” e cioè utile, quando si è preparata un’affermazione, per verificarne l’opportunità.
THINK è l’acronimo di :
Totally
Honest
Intelligent
Necessary
And
Kind.
Cioè “Totalmente Onesto, Intelligente, Necessario, Cortese”.
In pratica, prima di dire o scrivere qualcosa, si tratta di domandarsi e verificare se ciò che stiamo dicendo è totalmente Onesto, intelligente, necessario e cortese. In caso contrario, meglio astenersi o riformulare la frase.
Sull’essere gentili basta ricordare questa bellissima frase di Ralph Waldo Emerson:
“La vita non è così breve da non lasciare abbastanza tempo per la cortesia.”
Ma anche usare l’onestà nella comunicazione è fondamentale.
Attenersi onestamente alla sola verità è chiaro, etico e fonte di autostima.
La sincerità è fonte di forza e di potere.
L’onestà è essenziale, con voi stessi e con le persone con cui volete comunicare. Senza di essa, non ci può essere un vero approfondimento della comunicazione nella vostra vita.
La vostra stessa onestà farà molto bene a voi stessi.
Se provate a “battere” i vostri interlocutori o usate tecniche di manipolazione, persuasione o controllo, alla fine peggiorerete solo la situazione, e vi ritroverete ad essere voi quelli “disfunzionali”.
Invece, dato che non tentate di soggiogare nessuno e non tentate di fare il lavaggio del cervello a nessuno, voi non siete vulnerabili, non correte il rischio di venir colti con le mani nella marmellata o che nel lungo periodo i vostri “altarini” vengano scoperti mostrando i secondi fini che vi animavano.

Il penultimo strumento di cui vi voglio parlare è “say what you mean, mean what you say, but don’t say it mean”.
Il cui significato è traducibile in :
“esprimi ciò che vuoi dire, pensa a ciò che dici, ma non dire quello vuol dire”.
E cioè che :
1 devi dire, esprimere e tirare fuori le cose che pensi,
2 devi pensare a esprimerti in maniera corretta e responsabile (think)
3 ma NON devi dare tu un significato alle parole di chi ti parla.
Ovvero “non dare significati alle parole altrui”.
Chiarisco questo punto tre che è il più delicato e interessante.
Il classico esempio è il “quando tu fai questo significa che tu…” eccetera, accusando l’altra persona di intenzioni e pensieri che non ha espresso.
Il fatto è che se tu dici “no, quando tu hai detto quella cosa tu intendevi dire xxx e xyy”,, alla fine stai TU dando il tuo significato alle parole dell’altra parte e quindi probabilmente, anche senza volere stai CAMBIANDO il significato delle sue parole dell’altro.
Va da sé che se ogni cosa che viene detta da una persona viene poi ripresa dalla controparte “arricchendone” il significato, ci si ritrova che ogni intenzione e opinione viene variata in base alla nostra percezione ed emozione (il racconto non è il fatto) e così ci si ritrova a confondersi e colpevolizzarsi reciprocamente (3C).

“Curiosità”
L’ultimo punto utile è facile.
La vostra disponibilità e apertura agli altri e alle loro idee farà miracoli nella vostra comunicazione.
Tutti hanno esperienze diverse e quindi tutti hanno qualcosa da insegnare, perché hanno fatto esperienze personali che tu non potrai mai fare o non hai ancora affrontato.
Ci vuole quindi anche un po’ di curiosità, come diceva chi ci ha preceduti su questa terra:
“E’ impossibile pensare di imparare ciò che si pensa di sapere già”. (Epitteto)
“La nostra conoscenza è una piccola isola in un grande oceano di non-conoscenza” (Isaac Bashevis Singer)
“Sapere, eppure credere di non sapere, è la più alta conquista. Non sapere eppure credere di sapere, è una malattia.” (Lao-Tsu)

Grazie di avermi letto, spero vi siano utili come lo sono stati per me in questi anni.

Ivanilgrande

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Ivanilgrande

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Re: “communication tips”

« Risposta #1 del: 25 Novembre 2008, 09:47:52 »

Ciao Ivan

Citato da: Ivanilgrande il 24 Novembre 2008, 23:30:59

Da tantissimo non apro un thread su un forum. E’ un periodo di tempo che sono felicemente assorbito dai progetti intrapresi e che mi prendono molto, anche come entusiasmo, soprattutto da quando a ottobre son diventato proprietario e amministratore d’una società (inglese), vi potete immaginare quanto poco tempo ho, però anche quante soddisfazioni. Ovvio che di rimando il numero di miei post negli ultimi 6 mesi sia inferiore a quelli che un tempo facevo in una settimana.
Pazienza: chi viene a trovarmi in Veneto ultimamente ha visto con i suoi occhi come sono soddisfatto sia del lavoro che delle mie “care” e “pazienti” ragazze in relazione aperta...

"Bravo, tu sei bravo! ora vá dove é andato anche il ragazzo..." Laughing Laughing Laughing

Citazione

“Distacco”.
Partiamo dallo strumento più ampio e inizio con una critica nei confronti dei comunicatori di PNL, e del pericolo di cadere nella spirale alienante della co-dipendenza e della manipolazione.
Infatti una buona parte di studiosi di comunicazione si motiva con un concetto per me molto pericoloso e cioè che  (citando Roberto Re) “Se il risultato della ma comunicazione non è quello che mi aspettavo, io ne sono responsabile. Dobbiamo adattarci alla persona che abbiamo di fronte.”

Aiuto, Roberto Re é uno dei miei modelli. Tocca rimettere in discussione le mie certezze   Confused

Citazione

Da un lato, parte da un aspetto utile e positivo, cioè la “Attenzione alle persone che abbiamo di fronte, cercare di capirli, di ascoltarli”.
Però d’altro canto quando il mio metro di giudizio è solo quello dell’ascolto, perdo di vista uno degli scopi della comunicazione: mettere a disposizione delle informazioni.

Giudicare la mia comunicazione solo dalla ricettività altrui può portare a una spersonalizzazione del comunicatore e de-responsabilizzazione dell’ascoltatore.

va bene, peró devo presentare le suddette informazioni in maniera comprensibile alla platea il che vuol dire comunque "adattarmi a loro".
Dove sto io bisogna spesso discutere i propri risultati in seminari di dipartimento, la regola d´oro che ho imparato é "parti dal presupposto che gli altri non sanno nulla di ció che per te é scontato e devi farglielo capire"

Citazione

Per comunicare completamente serve quindi un certo DISTACCO dal giudizio dell’ascoltatore, anche per evitare di cadere nella co-dipendenza dalla sua ricettività.

la “giostra del diniego”.
In pratica si intende l’incapacità di risolvere una situazione perché tutte le parti in causa giocano un ruolo in cui rincorrono emotivamente gli uni gli altri (come in una giostra circolare di quelle coi cavallini), adducendo come motivazioni per il proprio comportamento le azioni di chi li ha preceduti e deresponsabilizzandosi in una sorta di infinito scaricabarile.

Domanda: ma questa "giostra del diniego" non contraddice il fatto che non bisogna sentirsi troppo responsabili se la platea non capisce quello che dico? 

Citazione

Questa incomprensione è biunivoca: vale sia per ciò che comunichiamo noi, sia per ciò che ci viene comunicato dagli altri.
Pertanto bisogna tenerne conto e, di nuovo, avere un certo DISTACCO: chi rifiuta ciò che gli dici, non rifiuta te, rifiuta solo la tua espressione.
E’ invece grazie alla capacità di distacco che si conserva l’integrità.
Due dei motti più utili per ricordarsi del distacco durante una comunicazione sono: “Vivi e lascia vivere” e “Lascia andare e lascia fare a Dio”.
Dopotutto le idee di un singolo individuo non possono piacere a tutti: probabilmente perdi meno tempo rivolgendoti a persone a cui le tue idee possono piacere.

Ho capito dove vuoi andare a parare Smile e capisco il tuo concetto di distacco.
peró mi sembra che in qualche modo contraddica la "deresponsabilizzazione" di cui sopra.
Se uno si incazza per quello che dico puó essere pure che non c´é arrivato a capire il mio pensiero, ma prima di tutto devo farmi l´esame di coscienza e capire se l´ho spiegato correttamente...

Citazione

Secondo le 3C, se una persona ha una “dipendenza” o una “codipendenza” attiva, tenterà di :
-   Controllarti  (o renderti Connivente delle sue scelte)
-   Confonderti
-   Colpevolizzarti.
In questo caso ogni nostro sforzo di onesta comunicazione sarebbe inutile e una gran perdita di tempo e ci ritroveremo a perdere di serenità di fronte a una controparte che si rileva solo un “energy-absorber”. La cosa migliore in questi casi è tagliar corto IMMEDIATAMENTE e lasciarlo che vampirizzi le energie di qualcun altro.
Fate una risata, ditegli “Oh!”, oppure “ci penseremo”, oppure “vedremo”, concedetegli al massimo due / tre parole e lasciatelo a marcire nel suo brodo mentre voi ve ne andata all’aria aperta in mezzo a gente sana.

Quindi se durante la comunicazione si perecpisce l´uso delle "3C" allora tanto vale tagliare corto?

Gli altri tre punti li esamino dopo... Wink

peró é di per se interessante, molto interessante...

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Re: “communication tips”

« Risposta #2 del: 25 Novembre 2008, 21:07:21 »

Grazie delle richieste di approfondimento.
Certamente il mio topic non poteva riassumere in 3000 parole tutto quello che posso trasmettere, ma sono lieto di vedere che questo argomento offre molti interrogativi personali.
Ovviamente avrei tantissimo da aggiungere, però non è possibile spiegare qui tutte le sfaccettature, infatti il topic è necessariamente stringato proprio per illustrare alcune delle nozioni più importanti anche se chiaramente non potranno essere capite tutte da tutti.
“Presentare le informazioni in maniera comprensibile” e “partire dal presupposto che gli altri non sanno nulla di ciò che per me è scontato”, sono entrambi punti fondamentali e necessari della comunicazione, che vanno sempre tenuti presente e come ho detto sin dall’inizio dell’argomento distacco, rappresentano un aspetto utile e positivo.
Tuttavia non bisogna perdere di vista la necessità di mantenere un equilibrio personale all’interno della dicotomia fra le mie necessità espressive e la comprensione del ricevente.
Infatti, se è ovvio che non posso formare bambini delle elementari con i testi del dottorato, è altrettanto ovvio che non potrò formare i dottorandi con i libri illustrati delle elementari, magari solo perché nel corso c’è un dottorando che non è in grado di capire.
Faccio un esempio.
Quando parlo di problematiche legali o contabili col mio accountant di Londra, che è anglo-italiano, prima mi esprimo in Italiano e se per caso non ci capiamo, gli ripeto la problematica da risolvere in “Inglese” e spesso ripetendo l’argomento anche nella sua lingua, lo risolviamo, ma, se dopo aver comunicato in entrambe le lingue non ci siamo ancora capiti, allora gli dico che gli mando una mail con la problematica e che cerchi di studiarsela trovando i riferimenti necessari.
Per formare i dottorandi è utile usare i testi del dottorato.
Affronto l’altro argomento e faccio una digressione per approfondire la “giostra del diniego” nella comunicazione.
Questa nasce quasi sempre fra persone con problemi di consapevolezza di sé, delle proprie capacità e della propria forza.
Questi problemi possono essere sia di sottostima (accompagnate a fasi di depressione), sia di sovrastima (accompagnata a fasi di irascibilità e deliri di onnipotenza), sia di alternanza di entrambe.
E’ chiaro come questo si rifletta nella comunicazione e nei rapporti sociali dell’individuo:
PROBLEMI DI STIMA = PROBLEMI DI IDENTITA’ = PROBLEMI DI RELAZIONE CON GLI ALTRI.
I problemi di relazione con gli altri non sono altro che codipendenza, che è alla base della giostra del diniego.
Ed ecco chiarita la situazione problematica che riassumo così:
CODIPENDENZA = RESPONSABILITA’ MISCELATE = DERESPONSABILIZZAZIONE.
Questa innesca una spirale negativa:
Accumularsi di problematiche = accumularsi di emozioni negative = incapacità di trovare sollievo al proprio interno = necessità di fuga dal sé = spostamento dell’attenzione sugli altri = cristallizzazione sui problemi altrui = diniego del sé = ulteriore accumularsi di problematiche… e il ciclo continua…
Posso riformularlo, semplificando, sul piano delle responsabilità:
Insoddisfazione personale = co-dipendenza dagli altri = responsabilità miscelate = deresponsabilizzazione di alcuni e iper-responsabilizzazione di altri = incapacità di prendersi le proprie responsabilità = ulteriore insoddisfazione personale... e il ciclo ricomincia.
Nella giostra del diniego, si sviluppa quindi una vera e propria spirale distruttiva.
Per uscirne occorre distaccarsi emotivamente dagli altri e lasciar loro le proprie responsabilità.
Ritornando quindi nell’area della comunicazione reciproca, tra queste responsabilità ci sono anche:
- ascoltare chi comunica
- essere responsabili della propria emotività e delle proprie reazioni (“gli uomini non devono trasformarsi in api che per colpire gli altri uccidono se stessi” dicevano gli antichi).
DISTACCO EMOTIVO = OGNUNO HA LE PROPRIE RESPONSABILITA’
Faccio un esempio terra-terra:
Se una delle mie ragazze non mi risponde a una telefonata, io do per scontato che da quel momento abbia lei la responsabilità di richiamarmi o mandarmi un messaggio o farmi uno squillino.
Questo sia che si tratti di una fra le “mie splendide" attuali ragazze in relazione aperta, sia che si tratti di una nuova “work-in-progress”.
Sarà che non tutti hanno varie ragazze, ma vedo comunque che molti ragazzi alla prima chiamata-non-risposta cadono subito in codipendenza e si attaccano al telefono lasciandogli 2 / 3 chiamate non risposte.

Tornando all’argomento del topic, ho fatto questo esempio per dire che lo stesso discorso vale per i comunicatori professionisti.
Infatti mi capita ogni tanto di vedere alcuni “comunicatori” che cadono in una forma di compiacenza della loro platea e, iper-responsabilizzandosi, alla fine deresponsabilizzano la platea, ritrovandosi quindi degli ascoltatori che sono ancor meno disponibili a un ascolto attivo.
Il fatto è che alcuni diventano bravissimi a manipolare gli altri per ottenere ciò che vogliono, ma questo alla fine è un comportamento improntato alla mera sopravvivenza.
Si ritorce contro di loro non solo perché li mantiene nell’ottica di scarsità, ma anche perché atrofizza la loro capacità di avere sane relazioni.
Nel medio lungo periodo infatti la conseguenza è che la manipolazione fa parte della loro vita così a lungo che dimenticano come discutere serenamente o avanzare una richiesta in modo diretto. Non gli passa neanche per la mente che possono semplicemente chiedere con garbo ciò che vogliono e che possono essere sereni anche se la loro richiesta viene respinta.
Con il distacco e la consapevolezza di me e delle mie capacità e della mia forza invece, imparo modi più sani di soddisfare le mie esigenze e di rapportarmi agli altri: c’è un modo migliore di vivere e di comunicare.
Informando correttamente non solo si fa star meglio qualcun altro, ma stiamo meglio noi perché questo riflette uno stile di vita che ci arricchisce e ci rigenera.
Avrei molto più da dire, ma ci sono già troppe informazioni in questo thread.
Ho presentato questi 5 strumenti proprio perché nella mia esperienza ho toccato con mano come tutti possono imparare a comunicare meglio.
Alcuni aspetti non possono essere assimilati subito, ma tutti possono imparare ad esprimersi più efficacemente e produttivamente.
Spero lo troverete altrettanto utile anche voi.

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Re: “communication tips”

« Risposta #3 del: 25 Novembre 2008, 22:01:31 »

Tutto molto interessante.

Specialmente il distacco e le 3C. Ultimamente mi sono trovato a divagare su pessime discussioni nate dal niente.
Ho riflettuto sul loro contenuto, e se avessi letto il tuo topic, avrei evitato di perdere tempo in conversazioni in cui spuntato le 3C. Meglio troncare e fare altro.

Idem per il distacco. Circuiti comunicativi inutili e dispendiosi energeticamente.

Questo non vuol dire, ovviamente, non comunicare ma farlo sempre considerando quello che hai scritto.

Grazie,
Silver

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Re: “communication tips”

« Risposta #4 del: 26 Novembre 2008, 00:03:15 »

Gran bel post, pieno di bei spunti. Propongo il Best Of. Cheesy

Piccola nota: mentre leggevo, mi immedesimavo del tutto in certi comportamenti, come il DISTACCO e le 3C.
Credo che anche se siano strategie di comunicazione estremamente valide, allontanino troppo dai conflitti.

Senza conflitti, seppur basati su mala comunicazione (forse la fonte primaria di tutti i conflitti, che nasconde a sua volta una lotta di interessi), si rischia di mettersi seduti su una bella nuvoletta a guardare il mondo.

Ma il mondo non è solo pace e buona comunicazione, se fosse così non avrebbe più senso il semplice esistere.
Nella seduzione il conflitto prende un posto di primo piano; in particolare nell'agire in anticipo rispetto all'interlocutore, a favore dei propri interessi. Ad esempio le 3C non le vedo tanto come un comportamento altrui da evitare, quanto piuttosto una buona strategia di manipolazione.

Dimmi che ne pensi Wink

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Re: “communication tips”

« Risposta #5 del: 26 Novembre 2008, 00:17:45 »

Citazione

“Distacco”.
Partiamo dallo strumento più ampio e inizio con una critica nei confronti dei comunicatori di PNL, e del pericolo di cadere nella spirale alienante della co-dipendenza e della manipolazione.
Infatti una buona parte di studiosi di comunicazione si motiva con un concetto per me molto pericoloso e cioè che  (citando Roberto Re) “Se il risultato della ma comunicazione non è quello che mi aspettavo, io ne sono responsabile. Dobbiamo adattarci alla persona che abbiamo di fronte.”
Da un lato, parte da un aspetto utile e positivo, cioè la “Attenzione alle persone che abbiamo di fronte, cercare di capirli, di ascoltarli”.
Però d’altro canto quando il mio metro di giudizio è solo quello dell’ascolto, perdo di vista uno degli scopi della comunicazione: mettere a disposizione delle informazioni.
Corro infatti il rischio di giudicare male una buona comunicazione solo a causa di una cattiva platea.
Quando invece le variabili in gioco che determinano la capacità di comprendermi da parte dell’ascoltatore sono tantissime, non esclusa la sua voglia e la sua stanchezza del momento.
L’altra persona può anche non capire o perché non è in grado, o perché non vuole, per blocchi emotivi, convinzioni mentali inconsce, noia, mancanza di tempo, interesse economico, ecc…

Primo punto, prime obiezioni su questa metodologia.
Quello che definisci distacco, in realtà è una deresponsabilizzazione. Una efficace comunicazione parte da 4 presupposti:
a) Perfetta conoscenza della materia da comunicare.
b) Perfetta conoscenza della platea.
c) Capacità di teatralizzare il messaggio al fine di renderlo ricevibile anche a chi ha sbalzi d'attenzione.
c) Entusiasmo per quello che si comunica.

Queste 4 qualità sono massimizzate nella comunicazione attuata tramite l'insegnamento, che nei tuoi esempi si trova frequentemente
mischiata o assimilata alla comunicazione comune.
I peggiori insegnati sono proprio quelli che praticano il distacco, invece di capire il perchè il loro messaggio non viene recepito.
Se insegni ad un allievo che non capisce, a meno che non sia stupido, la colpa è la tua.
Sta a te trovare la chiave per far si che capisca. Se non sei in grado di trovarla, non sei un buon insegnante, perchè
non sei un buon comunicatore. Pecchi di arroganza non considerando il tuo interlocutore capace di capire, invece
di realizzare che sei tu ad essere incapace di comunicare.

Citazione

C’è poco che si possa fare quando ci troviamo di fronte a una persona che non vuole uno scambio di informazioni, ma vuole solo vincere.

Ce ne è una sola: metterlo di fronte ad una spiegazione razionale una, due, tre volte.
La quarta se continua a far finta di non capire, lo mandi affaculo.
Vedrai che la comunicazione diventa improvvisamente efficace...

Citazione

Ovvero “non dare significati alle parole altrui”.
Chiarisco questo punto tre che è il più delicato e interessante.
Il classico esempio è il “quando tu fai questo significa che tu…” eccetera, accusando l’altra persona di intenzioni e pensieri che non ha espresso.
Il fatto è che se tu dici “no, quando tu hai detto quella cosa tu intendevi dire xxx e xyy”,, alla fine stai TU dando il tuo significato alle parole dell’altra parte e quindi probabilmente, anche senza volere stai CAMBIANDO il significato delle sue parole dell’altro.

In pratica stai negando la validità della logica deduttiva e del modus ponens nell'interpretare un comportamento,
che è il presupposto di un predicato logico dal quale si trae una legge di massima.
Perdona, ma questo modo di ragionare è la negazione della dialettica:
se tu fai una cosa in base ad un presupposto che ritengo errato, l'unico modo per farti capire che
quello che fai segue un precetto diverso, è proprio l'interpretare il tuo comportamento per farti capire
che segui una logica diversa da quella che enunci.

Citazione

L’ultimo punto utile è facile.
La vostra disponibilità e apertura agli altri e alle loro idee farà miracoli nella vostra comunicazione.
Tutti hanno esperienze diverse e quindi tutti hanno qualcosa da insegnare, perché hanno fatto esperienze personali che tu non potrai mai fare o non hai ancora affrontato.
Ci vuole quindi anche un po’ di curiosità, come diceva chi ci ha preceduti su questa terra:

E qui si torna alle qualità del buon comunicatore:
se aspetti la curiosità degli altri, sei un pessimo comunicatore. Se invece la solleciti, tramite la teatralizzazione
del messaggio, ottieni la curiosità dell'audience. Ma sei tu che agisci, non gli altri che devono aiutare te a comunicare...

Citato da: Ivanilgrande il 24 Novembre 2008, 23:30:59

Pazienza: chi viene a trovarmi in Veneto ultimamente ha visto con i suoi occhi come sono soddisfatto sia del lavoro che delle mie “care” e “pazienti” ragazze in relazione aperta...

Citazione

Se una delle mie ragazze non mi risponde a una telefonata, io do per scontato che da quel momento abbia lei la responsabilità di richiamarmi o mandarmi un messaggio o farmi uno squillino.
Questo sia che si tratti di una fra le mie splendide" attuali ragazze in relazione aperta, sia che si tratti di una nuova “work-in-progress”.
Sarà che non tutti hanno varie ragazze, ma vedo comunque che molti ragazzi alla prima chiamata-non-risposta cadono subito in codipendenza e si attaccano al telefono lasciandogli 2 / 3 chiamate non risposte.

Altra grande regola di un buon comunicatore: non fare mai lo sborone.
Bah...

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Re: “communication tips”

« Risposta #6 del: 26 Novembre 2008, 12:47:48 »

Citato da: TermYnator il 26 Novembre 2008, 00:17:45

Primo punto, prime obiezioni su questa metodologia.
Quello che definisci distacco, in realtà è una deresponsabilizzazione. Una efficace comunicazione parte da 4 presupposti:
a) Perfetta conoscenza della materia da comunicare.
b) Perfetta conoscenza della platea.
c) Capacità di teatralizzare il messaggio al fine di renderlo ricevibile anche a chi ha sbalzi d'attenzione.
c) Entusiasmo per quello che si comunica.

Queste 4 qualità sono massimizzate nella comunicazione attuata tramite l'insegnamento, che nei tuoi esempi si trova frequentemente
mischiata o assimilata alla comunicazione comune.
I peggiori insegnati sono proprio quelli che praticano il distacco, invece di capire il perchè il loro messaggio non viene recepito.
Se insegni ad un allievo che non capisce, a meno che non sia stupido, la colpa è la tua.
Sta a te trovare la chiave per far si che capisca. Se non sei in grado di trovarla, non sei un buon insegnante, perchè
non sei un buon comunicatore. Pecchi di arroganza non considerando il tuo interlocutore capace di capire, invece
di realizzare che sei tu ad essere incapace di comunicare.

certo termy hai ragione, ma questa è una visione utopistica di COME SAREBBERO LE COSE AL MEGLIO, mentre penso che le tips di ivan siano più da leggere come "riuscire a ottenere il massimo dalla comunicazione con i mezzi che abbiamo al momento", quindi questo non vuol dire che 2 persone parlino di qualcosa su cui cercano di dimostrare una superiorità in ogni caso, e quindi servirebbe la "perfetta conoscenza del materiale da comunicare" come dici nel tuo punto primo.

Penso questi siano spunti generali da seguire sulla conversazione a 360° che puo' essere solo esprimere un proprio pensiero o sensazione comunicando il più possibile veramente quello che intendiamo al nostro ascoltatore, o un dibattito, e le varie tipologie di comunicazione che ha espresso già ivan.
Siccome non siamo sempre nelle "condizioni massime di conoscenza"  del materiale e del contesto (ed è raro essere in grado di conoscere appieno sia materia che platea), ma comunque stiamo comunicando in ogni caso...questi tips sarebbero volti ad ottenere il meglio possibile con le risorse che abbiamo al momento, questo è quello che ho colto a mio parere.
poi ovviamente il livello massimo raggiungibile per una comunicazione perfetta è come dici tu termy, ma pochi riescono a raggiungerlo,appunto perchè ci sono troppi casi di diversi e tipi di comunicazione diversa

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Re: “communication tips”

« Risposta #7 del: 26 Novembre 2008, 14:08:11 »

Citato da: Neji il 26 Novembre 2008, 12:47:48

certo termy hai ragione, ma questa è una visione utopistica di COME SAREBBERO LE COSE AL MEGLIO, mentre penso che le tips di ivan siano più da leggere come "riuscire a ottenere il massimo dalla comunicazione con i mezzi che abbiamo al momento", quindi questo non vuol dire che 2 persone parlino di qualcosa su cui cercano di dimostrare una superiorità in ogni caso, e quindi servirebbe la "perfetta conoscenza del materiale da comunicare" come dici nel tuo punto primo.

Dipende dal fine che poni al tuo comunicare. Gli esempi che ha citato Ivan, ed i riferimenti che ha fatto nel suo post a thread esistenti,
contestualizzano le sue affermazioni, e le rendono molto meno generali.
Questo è un evidente errore di comunicazione in un post presentato come "da studiare" come caposaldo della comunicazione:
se si rimane sul generale, evitando di usare capisaldi di dimostrazione che "fissano",
i concetti su particolari eventi, i concetti che esprimi perdono la caratteristica di generalità.
E' il difetto principale delle metafore e degli esempi.

Tornando al fine del comunicare, tu puoi comunicare per tre motivi diversi:
a) Intrattenere l'interlocutore.
b) Trasmettere un concetto all'interlocutore.
c) Parlare per ilò puro gusto di farlo: in tal caso l'interlocutore ha una funzione estremamente limitata.

Tolto il punto c, che è di scarso interesse (non è comunicazione), parliamo solo dei primi due.

Il punto A, pone come fine della comunicazione l'indurre piacere nell'interlocutore.
Va da se che in questa tipologia comnicativa, vada evitato qualsiasi tipo di contrasto (come ho scritto
parlando di discorsi da farsi con le donne nel TM). Sono quindi da evitare discorsi seri, che possono portare
a contrasti dovuti a differenze di vedute, o a pesanti dimostrazioni che comunque prevedono da parte di uno
dei due interlocutori un cambio di vedute. Se così non fosse, non ci sarebbe contrasto.
E' pure evidente, che questa tipologia di dialogo, sia sostanzialmente estranea ad un forum come il nostro:
qui si cercano verità, e quindi si discute di concetti e dei loro presupposti, cercando di stabilire quali siano
veri, e quali siano falsi.

Discutere in un forum come questo, rientra quindi nel punto b, ovvero Trasmettere un concetto all'interlocutore.
Dal momento che non parli tanto per parlare, si presuppone che prima di sostenere un'ipotesi, tu sia anche in grado di argomentare
il perchè la sostieni. Se non sei in grado, e parli tanto èper parlare, è perfettamente normale che qualcuno ti faccia notare
che stai dicendo fesserie, o che comunque il tuo discorso non è convincente.
Se invece parli a ragion veduta, devi anche argomentare e dimostrare le tue tesi: ovvero devi conoscere perfettamente
l'argomento, cioè Perfetta conoscenza della materia da comunicare.

Se io e te parliamo di scacchi, e tu non sai come si muovono i pezzi è perfettamente inutile che io mi metta a parlarti di aperture,
gambetti etc etc: non puoi capire quello che dico.
Quindi, prima di parlarti di queste cose, devo spiegarti come si muovono i pezzi, ovvero i presupposti per giocare.
A te, parlerò in modo elementare, ad un altro che invece sa gia come muovere i pezzi, parlerò in modo diverso, dando
per scontato che egli conosce le basi.
Ma se vedo che non sai come muovere i pezzi, e continuo a parlarti di gambetti, non voglio comunicare, ma semplicemente affermare
una mia superiorità creando un distacco ed un'aspettativa da parte tua.
Una frase come:
Ovviamente avrei tantissimo da aggiungere, però non è possibile spiegare qui tutte le sfaccettature, infatti il topic è necessariamente
stringato proprio per illustrare alcune delle nozioni più importanti anche se chiaramente non potranno essere capite tutte da tutti.

in un post che si pone come strumento per migliorare la comunicazione, è una negazione del post stesso:
se hai la pretesa di insegnare qualcosa a qualcuno, devi renderlo capace di recepire i tuoi concetti: perchè questa è la base per una
comunicazione efficace.
Se in partenza neghi questa tua capacità, come puoi pretendere di insegnare ad altri a comunicare?
Quindi Perfetta conoscenza della platea: se pensi di non essere capito, getti i presupposti, e poi, su questi, evolvi i concetti.
A titolo di esempio, prendi il TermYpensiero. Se avessi scritto un solo post invece di postare ben 67 pagine di word (praticamente un libro),
dicendo:
Il Territorio virtuale è fighissimo, si estranea la preda e quella ti riconosce come Montone. Però non è possibile spiegare qui tutte le
sfaccettature, infatti il topic è necessariamente stringato proprio per illustrare alcune delle nozioni più importanti anche se chiaramente
non potranno essere capite tutte da tutti.

Avrei dato un buon esempio di comunicazione?

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Re: “communication tips”

« Risposta #8 del: 26 Novembre 2008, 17:39:04 »

Grazie per il “best of” Acqua. Afro
Ho trovato interessante la frase di Silver sui “Circuiti comunicativi inutili”. Ottimo, te la riprendo sotto. Smile
Questo post sta diventando interessante e ho deciso di trascrivermelo, quindi chi già li conosce troverà il riassunto sui miei siti internet personali. Thumbs Up
Come richiesto ho messo unpò di grassetto qua e là.

Molti di voi troveranno ulteriori chiarificazioni in questo terzo post e secondo approfondimento.
Come alcuni hanno già notato alcuni concetto, come vi avevo anticipato, non potevano essere e difatti non sono stati compresi subito.

“communication tips 3”:

Tenete presente i tre tipi in cui ho diviso la comunicazione a seconda dello scopo:
- svantaggio della controparte per ottenere un interesse, sia che esso derivi direttamente dalla controparte (sedurre, convincere, soggiogare) o che derivi da una terza parte che assiste alla comunicazione (arringhe di avvocati, dibattiti politici di fronte a una platea, scontri televisivi)
- vantaggio della controparte (supporto psicologico, consulenza, rincuoramento, confessione)
- vantaggio di entrambi (informare, spiegare, formazione, istruzione, riappacificamento, chiarimento di incomprensioni, mediazione, comunicazione all’interno di relazioni affettive di famiglia o di coppia).

Purtroppo molti dei fraintendimenti nascono perché tentate di applicare gli strumenti presentati prima, a forma di comunicazione manipolatoria del primo tipo.

Seduzione, conflitto, interessi univoci personali e manipolazione fan parte del primo dei due tipi di comunicazione.

La divisione nei tre tipi è indipendente dal tipo di platea, e dal livello della materia.
Questo perchè se uno che mi ascolta vuole solo distruggere o attaccare, o affrancarsi del sentimento di invidia nei miei confronti, cercherà in ogni caso di manipolare ricadendo nel primo tipo di comunicazione, sia che si tratti di un avversario politico o di un vicino di casa in una giornata storta.
Allo stesso modo, la comunicazione a “vantaggio di entrambi” ci può essere sia con il vecchio nonno, sia con un rapitore nascosto.
Durante un corso di trattativa di qualche anno fa, abbiamo evidenziato come anche durante le trattative per la liberazione di ostaggi, si deve ricercare il vantaggio reciproco.
Se il rapitore fa delle richieste è proprio perché ha bisogno di qualcosa, allo stesso modo di come il mediatore ha bisogno di ottenere la liberazione degli ostaggi.
Nell'ipotesi della “distruzione” della trattativa, perderebbero tutti.
Ovviamente trovate un sacco di scritti ed esempi su come provare a soggiogare gli altri, ma in questo thread vorrei presentarvi solo la comunicazione “a vantaggio di entrambi”.

Per comunicare a vantaggio di entrambi bisogna essere entrambi a volerlo.
E una condizione necessaria per non ricadere nei “circuiti comunicativi inutili” (© Silver  Wink )

Capita purtroppo che non tutti lo vogliano.
A volte non siamo predisposti noi. A volte non lo sono i nostri interlocutori.
Dopotutto, cerchiamo confronto o scontro?
Nell'essere umano convivono istinti distruttivi e istinti costruttivi: noi quali scegliamo?
E con quale istinto dell'interlocutore scegliamo di interagire?
Le fonti primarie dei conflitti non sono la “mala comunicazione” e la “lotta di interessi”, ma gli istinti umani primordiali.
Uno dei concetti abbastanza chiari per chi ha seguito i miei esercizi pubblicati nel thread “Inner game core” del TAF, è che “Se non sei in pace con te stesso, non puoi essere in pace con gli altri".
Questo purtroppo non è un dato di fatto per tutti, sennò non esisterebbero gli ultras e i Padri che uccidono i figli.
A che età l'uomo medio impara che la vittoria più soddisfacente è contro se stesso?
A che età l'uomo medio impara che può trovare soddisfazioni e sfide anche con la pace?
L'INTERLOCUTORE E' UN ESSERE UMANO, non una spugna con diversi gradi di assorbimento a seconda di come capisce.

Gli strumenti che vi ho presentato sono utili sia per monitorare come sto comunicando io, sia per monitorare la disponibilità di comunicazione della platea.

Se tu vuoi comunicare con me, bisogna che lo voglia anche io, o le tue parole cadono nel vuoto.

Faccio alcuni esempi a caso da esperienze di vita:

 Thumbs Up - coordinatore al seminario sui problemi delle relazioni di coppia, il giorno prima subisco un attacco tipico delle 3C, ora tocca a me fare il discorso di chiusura. Affronto l'argomento? No. Applico il distacco ed alcuni tips del THINK ed evito di tornare sull'argomento di quella persona come se non fosse successo niente. Risultato: il 70% dei presenti si riconferma per il seminario dell'anno successivo e la persona dopo la riunione viene a chiarirsi da me e dopo qualche giorno mi chiederà di incontrarci di persona. Tutti felici. Il mio giudizio sulla comunicazione direi che si assesta sul 8 e mezzo.

 Thumbs Up - giovedì della settimana scorsa, esco con una delle mie ragazze (con lei ci vediamo un paio di volte alla settimana: una da soli e una a ballare, dove facciamo finta di essere solo amici) e la porto in un locale con ragazze bsx, le parlo, faccio per lasciarle spazio, ma lei mi anticipa non lasciandomi finire e mi dice “ma sai che mi piacerebbe essere corteggiata da una ragazza? Chissà come ci si sente, come ci prova un'altra donna... Una volta veniamo qui ed entriamo separati, prima io e poi te?”. LOL... Chiaramente tutti felici. Il mio giudizio sulla comunicazione: argomento profondo, comunicazione a vantaggio di entrambi, obiettivo centrato addirittura in anticipo, direi 10. Nessuna tecnica di convinzione necessaria, ma solo strumenti positivi, curiosità, predisposizione all'ascolto e curiosità dell'interlocutrice.

 Thumbs Up - ero relatore sulle dinamiche di relazione in un istituto superiore e alla fine dell'assemblea arrivano gli applausi, ma con essi arriva anche un ragazzo del gruppo più nascosto che chiede il microfono e si mette a sparare la solita cazzata demagogica e populista. In quel caso applico il distacco e la mia risposta è stata lapidaria: “va bene voler farsi belli di fronte ai compagni, ma questo non c'entra proprio niente”. Lui e i suoi 4 amici se ne sono andati via incazzati. Quasi il 50% dei ragazzi si è fermato a parlare con me e la sessuologa che mi affiancava, per continuare con le solite chiacchiere post-conferenza. Un altro 40% se ne è andato a casa. Era una assemblea di spunti e pertanto non c'erano questionari di comprensione. Il mio giudizio sulla comunicazione di noi 3 relatori quale è stato? Platea difficile (adolescenti di fronte a cui ero uno sconosciuto), argomento però interessante, un contestatore, 50% di ragazzi con desiderio di approfondire, QUASI tutti felici: direi un bel 8.

 Thumbs Up - martedì esco con un'altra delle mie ragazze (con lei di solito ci vediamo una volta alla settimana, di martedì appunto e a volte stiamo in casa, a volte usciamo). Questo martedì siamo usciti e l'ho portata nello stesso locale con ragazze bsx dell'altra, le ho parlato come con l'altra, le ho lasciato spazio e dopo un po' anche lei me lo dice chiaro: “ma sai che sono curiosa e che vorrei provare? Mi piacerebbe provare come è con una ragazza”. Anche qui, doppio LOL... Il mio giudizio sulla comunicazione: argomento profondo, comunicazione a vantaggio di entrambi, utilizzati un po' tutti gli strumenti, obiettivo centrato al 100%. Tutti felici. Senza usare nessuna tecnica di manipolazione.

Vi ringrazio dell'attenzione e mi ripeto: tutti noi, tutti, si può imparare a esprimersi meglio e in modo più costruttivo e ci sono semplici strumenti per farlo.
Evitate di cadere in un tranello di alcuni venditori di comunicazione là fuori: il messaggio che alcuni comunicatori professionisti hanno interesse (economico) a far passare è che la comunicazione sia una attività da “professionisti”.
Costoro dimenticano che invece comunicare è una delle caratteristiche INNATE di tutti gli esseri umani ed è un BISOGNO relazionale.

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Re: “communication tips”

« Risposta #9 del: 26 Novembre 2008, 18:29:19 »

Molto chiaro.
A questo punto però mi chiedo: se parliamo di comunicazione solo nel caso in cui entrambi gli interlocutori vogliono effettivamente comunicare, a che serve stabilire dei principi?
Se entrambi ci tengono allo scambio, lo attuano e basta. Sono proprio le altre due forme di comunicazione che interessano i seduttori.

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Re: “communication tips”

« Risposta #10 del: 26 Novembre 2008, 19:51:38 »

Citato da: Ivanilgrande il 26 Novembre 2008, 17:39:04

Tenete presente i tre tipi in cui ho diviso la comunicazione a seconda dello scopo:
- svantaggio della controparte per ottenere un interesse, sia che esso derivi direttamente dalla controparte (sedurre, convincere, soggiogare) o che derivi da una terza parte che assiste alla comunicazione (arringhe di avvocati, dibattiti politici di fronte a una platea, scontri televisivi)
- vantaggio della controparte (supporto psicologico, consulenza, rincuoramento, confessione)
- vantaggio di entrambi (informare, spiegare, formazione, istruzione, riappacificamento, chiarimento di incomprensioni, mediazione, comunicazione all’interno di relazioni affettive di famiglia o di coppia).

E elementare dimostrare che questa suddivisione sia fallace, e questo spiega diverse cose. Infatti:
nel vantaggio di entambi, poni l'insegnamento, la spiegazione, la formazione e l'istruzione.
Che sono notoriamente processi a senso unico, ovvero dove il vantaggio in termini di aumento della conoscenza
è dell'allievo, non dell'insegnante.
In particolar modo quando l'insegnante non risponde ai requisiti di vase dell'insegnamento, che come soleva dire
Rogers sono:
- l'autenticità;
- la sollecitudine non possessiva, ovvero la fiducia e il rispetto;
- la capacità di ascolto (l'empatia appunto).
cio che dovrebbe fare un vero insegnante è quindi:
- predisporre un ambiente-classe caratterizzato da un senso di accoglienza e di accettazione;
- aiutare i discenti a scegliere gli scopi personali e a negoziare quelli di gruppo;
- fornire il maggior numero possibile di strumenti e di stimoli per l'apprendimento;
- accettare e valorizzare ogni aspetto emotivo ed intellettuale del gruppo;
- entrare a far parte del gruppo come risorsa, ovvero condividerne idee e sentimenti.

In altri termini, un insegnante dovrebbe fare quello che ho elencato nel precedente post, con particolare riguardo
alla conoscenza della platea, arrivando all'empatia.
Affinchè l'insegnante riesca nel suo intento, inoltre, egli deve eliminare tutte le barriere fra egli e l'allievo,
ovvero praticare l'esatto opposto della strategia di distacco che hai descritto, comportandosi invece,
come ho descritto nel mio post sul carisma (che immagino tu non abbia mai letto, altrimenti non avresti scritto che non
hai mai letto un post sulla comunicazione a vantaggio di entrambi).
Per attuare i crismi base della comunicazione a vantaggio di entrambi, quindi, dovresti in primis rispondere per filo
e per segno a qualsiasi obiezione ti venga posta.
La risposta è invece:

Citazione

Se tu vuoi comunicare con me, bisogna che lo voglia anche io, o le tue parole cadono nel vuoto.

E prendendo il tuo post come esempio, si nota che non hai risposto ad una sola delle obiezioni poste.
In pratica, ti sei posto su un piano diverso dalla platea che ti ascolta, e ne ignori le esigenze.
Questo, nella tua suddivisione rientra nella comunicazione a vantaggio di entrambi, ma è evidente che non lo è.
Alla base dei tuoi tips, c'è quindi un colossale errore, che spiega anche l'impostazione di questi post, che
immagino tu abbia scritto in osservanza di questi principi, e che quindi, ne sono un esempio applicato.
Tu, non stai comunicando, ma semplicemente enunciando dogmaticamente dei concetti.

Se un profano dovesse applicare alla lettera quello che hai scritto, dovrebbe considerare che:
non stai comunicando bidirezionalmente, in quanto non risolvi i nodi che ti vengono evidenziati.
Non trattandosi di comunicazione a vantaggio di entrambi, rimangono le tue prime due ipotesi.
Ma i tuoi post non stanno fornendo "supporto psicologico, consulenza, rincuoramento, confessione",
in quanto non rispondono ad una domanda, essendo una offerta spontanea.
Quindi, usando il tuo metro, stai usando una comunicazione "a svantaggio della controparte per ottenere
un interesse, sia che esso derivi direttamente dalla controparte (sedurre, convincere, soggiogare) o che
derivi da una terza parte che assiste alla comunicazione (arringhe di avvocati, dibattiti politici di fronte a
una platea, scontri televisivi).
Non volendo dubitare della tua buona fede, quindi, non rimane che dare per scontato che il contenuto di questi
tuoi post non rrappresenti la realtà.

Citazione

Purtroppo molti dei fraintendimenti nascono perché tentate di applicare gli strumenti presentati prima, a forma di comunicazione manipolatoria del primo tipo.
...
Seduzione, conflitto, interessi univoci personali e manipolazione fan parte del primo dei due tipi di comunicazione.
...
La divisione nei tre tipi è indipendente dal tipo di platea, e dal livello della materia.
Questo perchè se uno che mi ascolta vuole solo distruggere o attaccare, o affrancarsi del sentimento di invidia nei miei confronti, cercherà in ogni caso di manipolare ricadendo nel primo tipo di comunicazione, sia che si tratti di un avversario politico o di un vicino di casa in una giornata storta.

Impostazione che sembra quella di chi soffre di manie persecutorie.
Ma hai provato a chiederti se chi ti ascolta condivida il tuo punto di vista?
Cosa dovrebbe fare quindi una persona che non condivide il tuo punto di vista?
Star zitto e non comunicare con te  (comunicazione a tuo vantaggio se ha ragione lui,
perchè sei tu che impari), o darti ragione a prescindere per quieto vivere?
Il modello che proponi, appartiene alla stesso metaframe "Se prendo un C&B non è colpa mia".
ed è la negazione del processo di apprendimento dai propri errori: è la filosofia dello struzzo.
E non mi sembra che gli struzzi abbiano raggiunto elevati livelli di comunicazione...

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Re: “communication tips”

« Risposta #11 del: 28 Novembre 2008, 18:52:35 »

Ciao a tutti, ecco il mio quarto lungo post in 4 giorni sull'argomento, mica male per uno che ha anche una vita fuori, eh?
Ovviamente scherzo ;-)
Son contento perchè Silver e Acqua mi han dato diversi spunti di  riflessione. Come sapete non leggo i post di Termy, li salto perchè non costruttivi.

Citato da: Acqua il 26 Novembre 2008, 18:29:19

Molto chiaro.
A questo punto però mi chiedo: se parliamo di comunicazione solo nel caso in cui entrambi gli interlocutori vogliono effettivamente comunicare, a che serve stabilire dei principi?
Se entrambi ci tengono allo scambio, lo attuano e basta. Sono proprio le altre due forme di comunicazione che interessano i seduttori.

Concordo in parte Acquq, infatti se da un lato è vero che a molti “seduttori” interessa solo “sed-ducere”, tanto che già nel post di apertura avevo scritto <<è nella natura dell’offerta formativa di communities di questo tipo (attraction/seduzione, ecc…) proporre prevalentemente tecniche comunicative a svantaggio della controparte, per ottenere un interesse diretto (f-close, rai2-close, ecc ;-)). >>, dall'altro lato, io mi chiedo: credete sul serio che sia altrettanto vero che per avere delle donne bisogna “sedurle” con tecniche di MANIPOLAZIONE ??

Anzi, ho voluto affrontare l'argomento della comunicazione a “VANTAGGIO DI ENTRAMBI” per due ragioni:
 Afro 1- proprio perché se ne parla poco,
 Exclamation 2- perché credo che le donne  vogliano avere un rapporto intimo paritario con gli uomini. Certo, ci testano per la congruenza, ma sono in molte a dirmi che gli piaciamo molto 

A maggior ragione perché da donne, spesso diventano “famiglia” e il rapporto che hai con loro è fondamentale.
Nei problemi della vita la tua prima opzione “paracadute” dovrebbe essere la famiglia infatti. I tuoi familiari nella maggior parte dei casi sono i tuoi alleati naturali. Comunicare con loro può essere uno sfogo, un incoraggiamento, un chiarimento di idee, un supporto emotivo, un avvertimento, eccetera. E questo a partire da quando tuo padre ti insegna a farti la barba o il nodo alla cravatta fino a quando vi trovate a dover affrontare un lutto o una separazione.

E fin qui tutto bene.
Ma in migliaia di ore di esperienza nel recupero delle relazioni interpersonali, ti assicuro che purtroppo anche se due persone ci tengono allo scambio, spesso non sono in grado di attuarlo e basta.

Ad alcuni manca il distacco necessario ad evitare una guerra di epiteti. Altri magari sono impauriti dal perdere la relazione o le relazioni e reagiscono emotivamente, altri hanno distacco ma magari le difficoltà del partner li portano a un sadico gioco di potere... e via così...

Spesso poi il cambiamento è inaspettato: in generale tutti hanno una bella conversazione finchè corteggiano o ci corteggiano.
Magari sotto sotto uno dei due ha istanze di dominio, o di insicurezza, ma le tiene ben nascoste per un certo periodo.
Il cambio, se avviene, capita spesso solo DOPO che due persone sono legate profondamente.
Difatti è spesso proprio questa PROFONDITA' del legame che MINA i conflitti inconsci non risolti nell'interlocutore. E in questi casi il cambio è così repentino che tu non sai perchè e anzi spesso nemmeno te ne accorgi. Allo stesso modo, se il cambio è tuo, il tuo interlocutore non saprà nemmeno perchè e balbetterà qualcosa tipo “ma non ti sembra di esagerare?” o non se ne accorgerà, domandandosi cosa non è andato bene nella conversazione.

A maggior ragione è difficile accorgersene se due persone sono legate sì affettivamente, ma non sono arrivate a conoscersi profondamente nell'intimità emotiva, cioè nel cosiddetto “cuore”.

Come ogni area delle azioni umane, anche questa inizia infatti nella mente e nel “cuore” delle persone. "For as he thinks within himself, so he is." (Proverbi 23:7). Ciò che una persona pensa nella sua mente e nel suo cuore sarà riflesso nelle sue parole e nelle sue azioni.

In questi casi, quando manca la disponibilità a capirsi e riconciliarsi, quando manca la capacità di moderazione e di parlare a vantaggio di entrambi e quando si finisce invece nei tentativi di dominazione, cioè negli “abusi-comunicazionali”, l'abuso/dominazione, non è più un problema a lato.
L'abuso diventa ed è il vero problema nella relazione.
Quando una coppia sta avendo una discussione su un vero problema, il problema può essere risolto. Ma quando il problema è l'abuso/dominazione comunicazionale, non può essere risolto comunicando.

La chiave per venirne fuori, è riconoscere i tentativi di “svantaggio-nella-controparte-per-ottenere-un-interesse” per quello che è e iniziare deliberatamente a compiere le azioni necessaria per interromperli.
E alcuni, ovviamente non esaustivi, degli strumenti necessari a fare questo, sono proprio quelli che ho indicato. E li ho indicati apposta.

E sono validi per tutti i tipi di relazione.

Ovviamente, Acqua, nessuno è perfetto nell'esprimersi e per il chiarimento ulteriore delle aree “grigie” (meno chiare) ci possiamo volentieri sentire via pm.

Come avevo già messo nel primo scritto infatti penso che sia ampiamente dimostrato come: << lo strumento del forum è uno strumento molto valido per la “diffusione” di comunicazioni, ma molto meno valido per la “comprensione” fra i comunicatori. >>

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Re: “communication tips”

« Risposta #12 del: 28 Novembre 2008, 19:46:53 »

Citato da: Ivanilgrande il 28 Novembre 2008, 18:52:35

Come sapete non leggo i post di Termy, li salto perchè non costruttivi.

Li salti a prescindere e poi dai communication tips?  Grin

Strano comunque che a ciclo qualcuno sbotti contro x o contro y...

Come era fight club? Forse l'automiglioramento non è la risposta...forse la risposta è l'autodistruzione?

Anzi meglio... l'automiglioramento è masturbazione....

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Re: “communication tips”

« Risposta #13 del: 28 Novembre 2008, 20:03:50 »

Penso non ci sia molto altro da aggiungere...

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Re: “communication tips”

« Risposta #14 del: 29 Novembre 2008, 01:27:41 »

Citato da: GuyMontag il 28 Novembre 2008, 19:46:53

Li salti a prescindere e poi dai communication tips?  Grin

Non credo sia in grado di rendersi conto di questa colossale contraddizione.
Se ne avesse avuti i mezzi, avrebbe risposto invece di qualificarsi raccontando delle
sue molteplici donne, o citando continuamente il fatto che si occupa di risoluzione di
conflitti personali per acquisire credibilità.
Ma siamo alle solite: questo è il prodotto della filosofia dell'apparire invece di essere,
tipica di quegli autori che spingono a dare continuamente DHV, ignorando i feedback
che mandano gli interlocutori.
Filosofia che non paga nella vita come non paga nel rimorchio.

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