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Un passo indietro verso l'infanzia...è possibile?

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Un passo indietro verso l'infanzia...è possibile?

« del: 23 Aprile 2011, 21:52:16 »

Sto cercando di tornare bambino.
Ricordo che da bambino avevo meno inibizioni. Avevo più successo con le bambine.
Non mi preoccupavo troppo del giudizio che potessero avere queste su ciò che dicevo e su quello che facevo. Ero abbastanza vivace e in qualche modo anche un piccolo Latin Lover.
Non posso dimenticare i saluti alla maestra d'Inglese, che devo dire fosse davvero avvenente, con il mio saluto mattutino “Buon Giorno Bambola!”, il ciò accompagnato da una sua risata.
Per carità, ora non è che mi piacerebbe gironzolare per le strade salutando ragazze in modo sconveniente “tanto per”, però mi piacerebbe cancellare quella timidezza che è andata a formarsi con il passare degli anni insieme a tutte le convenzioni sociali che ho fagocitato.
Cercherò di essere il più sincero possibile con voi, benché sia consapevole che alcuni comportamenti della mia infanzia possano essere considerati fuori dagli schemi. Forse dico questo perché non ho avuto la possibilità con l'infanzia di altra gente.
Quindi quando probabilmente iniziò la trasformazione che portò alla mia omologazione sociale?
Il tutto, se ricordo bene, iniziò durante la gita di quarta elementare nel ritorno a casa sul bus, dopo essere stati in un bellissimo zoo. Mi ricordo con nitidezza un dromedario con cui intrattenni una gara di a chi sbatte prima le palpebre, fissandoci per non so quanti minuti. (Peccato che non mi ricordi dove fosse lo zoo, perché mi sarebbe piaciuto rivisitarlo, così per ripercorrere un posto della mia infanzia.)
Il bus stava solcando il percorso del ritorno. Era Pomeriggio inoltrato, e sui sedili ci provavo clamorosamente con la bambina verso cui avevo una certa attrazione. In realtà era un'attrazione abbastanza scostante perché a scuola, non appena vedevo una bambina carina che girovagasse per il cortile, me ne fregavo e ci provavo spudoratamente facendo il brillante. Secondo me ero abbastanza particolare, poi chissà forse il mio atteggiamento era normalissimo.
Torniamo alla Storia. Lei si chiamava Alice (nomi d'invenzione), le stavo accanto e cercavo di baciarla sulle labbra, ma mi respingeva, come immaginavo che avrebbe fatto, però insistetti varie volte senza curarmi del rifiuto precedente.
Visto che i miei tentativi di k-close non andarono a buon fine, d'uni tratto decisi di andare nei due sedili dietro, uno dei quali era occupato da Stefania che a sua volta tentai di k-chiudere con successo (il massimo della facci tosta!). Alice non fu molto contenta di quello che avevo fatto. Ovviamente allora non potevo comprendere la complessità femminile, manifesta anche a quell'età.
Dopo qualche bacietto innocente con la cara Stefania, mi stufai e decisi di sedermi nei sedili più vicini al pilota, solo. Così da godermi un po' i giochi di ombre che gli alberi facevano grazie a quella velocità al sole che piano piano si coricava sulle cime delle Alpi.
Ero assorto nei pensieri e quasi mi addormentavo nella penombra del bus.
Dopo qualche minuto, arrivò Alice e si sedette vicino a me. Cercai di chiederle come mai si fosse così alterata, ma niente, se ne stette zitta. Nel mentre mi mise agli orecchi le cuffie del CD-player portatile e mi fece ascoltare Barbie Girl degli Aqua. Il mio inglese faceva cagare, quindi mi divertii a seguire il ritmo della canzone senza cercare di capire il gesto di Alice.
Finita la canzone se ne tornò al suo sedile e cercai di scervellarmi, ma neanche troppo.
Elisa, la migliore amica di Alice si premurò di sedersi vicino a me e spiegarmi cosa l'amica avesse voluto significare. Probabilmente lo fece perché mi vide abbastanza perplesso. 
Elisa:” Despo, sai il significato della canzone, vero?”
Despo:” ehm...no, non so molto l'inglese”
Elisa:”Bhe, questa canzone parla di Barbie che è innamorata di Ken però lui fa un torto a lei.”
Rileggendo il testo dopo anni, devo dire che non sapessero l'inglese meglio di me, anche se tutto sommato la canzone si poteva leggere anche nella chiave proposta da loro.
Despo:” ehm...quindi?” Credo neanche mi passasse per l'anticamera del cervello di piacere ad Alice.
Elisa:”come...non hai capito?”
Despo:” Sinceramente.....no”
Elisa:” Alice l'ha dedicata a te...”
Despo:”ah....ma lei mi aveva respinto quando cercavo di darle dei baci”
Elisa:” Sì ma quando tu sei andato a dare baci alla Stefania, lei ha capito che le piacevi.”
Lei se ne tornò al suo sedile.
Io rimasi lì con lo sguardo assorto nel vuoto, con un fuoco che cominciò a bruciare sullo stomaco.
Era una vampata di felicità. Nessuna fino a quel momento mi aveva detto una cosa del genere. Una sensazione completamente nuova. Un mare di passione che ti travolge con onde ancora  spumeggianti e morbide per l'innocenza dell'infanzia.
Passata una decina minuti, sedetti vicino ad Alice. Lei mi ripeté quello che avevo già saputo da Elisa e le dissi che anch'io provavo qualcosa.
Mi sentivo come se fossi realizzato, le prime esperienze della propria vita e sentirsi legati a qualcuno per quell'età era stupendo.
Tornai a sedere da solo per metabolizzare la felicità che avrei voluto gridare al mondo.
Mi sedette vicino Mario, un compagno di classe con cui non ebbi mai tanti rapporti. Mi confessò che egli era sempre stato innamorato di Alice, e che aveva saputo di quello che era accaduto. Continuò dicendo:” Fa lo stesso anche se le piaci, però va bene se diventiamo amici?”.
Ovviamente accettai senza alcuna remora. Da allora nacque un'amicizia molto stretta fino all'esame di quinta elementare, momento in cui avremmo dovuto percorrere strade diverse.
Arrivammo a destinazione. Ero così contento che non vedevo l'ora che fosse il giorno dopo per poterla vedere a scuola. La notte passò con gran difficoltà dovuta all'attesa che sembrava sempre più lunga ogni minuto. Sentivo una morsa sul pancino, una morsa piacevole, di consapevolezza che lei sarebbe stata mia.
La mattina finalemente vidi quella scuola dalle gialle mura.
Entrai in classe e quella mattina ci furono sguardi, sorrisi d'intesa, di coscienza che tutte e due provavassimo gli stessi sentimenti.
Però non tutto dura per sempre. Uno giorno a causa della mi solita sfacciataggine, alla fine della ricreazione mentre stavamo formando le file per rientrare in classe, le diedi una pacca sul sedere (eh lo so....l'avessi mai fatto). Incazzata nera mi disse:” Mi hai rotto! Ti lascio!”. Io collegai A e B e supplicai (oddio...) e le promisi che non l'avrei più fatto. Niente, lei fu irremovibile.
Nei giorni successivi iniziai ad accorgermi che Alice e Mario iniziarono avere atteggiamenti sempre più da morosetti che di semplici amici. La cosa iniziò già quando io e Alice eravamo “assieme”, con  lui che la cercava, utilizzando la scusa di scambiarsi le carte dei Pokémon (cartoni animati che andavano in voga in quegli anni).
Dopo qualche settimana, diventarano effettivamente morosi e io bruciai di gelosia.
Mi preoccupavo solo di lei. Le altre bambine non mi interessavano più e allorquando mi rapportavo ad altre bambine temevo di commettere lo stesso errore commesso con  Alice.
Era nata la mia prima One-Itis. Il mio primo passo verso l'omologazione in valori limitanti.

Facendo un salto ad ora, la sfacciataggine e quella parte di me è sprofondata nei meandri più profondi della mi testa. Sono estremamente gentile e mi scusa spesso con la gente per cose anche banali.
Certo, la gentilezza è importante, ma vorrei far riemergere quella parte di me.

P.S.: perdonate gli errori di scrittura.
Vorrei ritornare quel bambino così da godermi un po' la vita.

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Re: Un passo indietro verso l'infanzia...è possibile?

« Risposta #1 del: 24 Aprile 2011, 00:21:15 »

Ci aveva già provato Pascoli se non ricordo male Exclamation
Le convenzioni sociali ad una certa età sono utili. Sono come le rotelle della bici che ti servono a capire come stare in piedi. Poi una volta imparato togliere le rotelle è un attimo. Liberarsi delle convenzioni sociali è molto più difficile...c'è gente che se le porta fino alla tomba Sad

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