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Erving Goffmann - L'interazione strategica

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Erving Goffmann - L'interazione strategica

« del: 30 Luglio 2008, 17:01:36 »

Spero di fornire il mio primo contributo sostanzioso alla community postando un breve riassunto dell'opera di questo autore, da sempre considerato l'enfant prodige della sociologia moderna, al quale forse non viene mai dedicata l'attenzione che meriterebbe. Una parte di questo scritto è preso da una mia tesina:

Erving Goffman si è dedicato in particolare allo studio dell'interazione faccia a faccia e, almeno implicitamente, ha messo a fuoco il concetto di privato (privacy). nell'introdizione a una raccolta di saggi, Goffman riassume la sua concezione dello studio dell'interazione faccia a faccia, cogliendo la relativa distanza da strutture sociali definite e durevoli: [...]il materiale comportamentistico fondamentale è costituito da sguardi, gesti, atteggiamenti e affermazioni verbali con cui gli individui, intenzionalmente o meno, alimentano continuamente l situazioni. Questi sono i segni esteriori dell'orientamento e della partecipazione: stati della mente e del corpo che di solito non vengono esaminati dal punto di vista dell'organizzazione sociale[...] [goffman 1967 trad. mia]

Spesso criticato dai colleghi per aver fatto micro-sociologia e non sociologia vera e propria, a Goffman va comunque ascritto il merito di avere reso alla comunità un modello che regola ciò che prima era dato per scontato, banale o routinale e che invece consiste proprio nel fulcro dell'identità umana.

In "la vita quotidiana come rappresentazione" l'autore prende le mosse dall'antica metafora della società come teatro, ma la sviluppa sistematicamente in un approccio drammaturgico alla vita sociale. Il libro si trasforma in un trattato di modi con cui l'individuo guida e controlla le idee che gli altri si fanno di lui, e che Goffman definisce come "controllo delle impressioni".
Nel momento in cui entrano in contatto, le persone possono avere già qualche idea, più o meno fondata, su chi sia l'altro e a chi assomigli. In altri casi, ler persone dipendono esclusivamente dai flussi di comunicazione che si verificano nella situazione in cui si trovano. Si può distinguere, nell'ambito di queste informazioni (e rimandando all'interessantissimo post di G-key http://seduzioneitaliana....um/index.php?topic=1842.0), ciò che è intenzionale e cioò che non lo è, ovvero ciò che egli "esprime" intenzionalmente e ciò che "lascia trasparire". La distinzione però è troppo semplicistica, in quanto una persona può fornire un'informazione in modo che appaia non intenzionale. Il vantaggio di tale comportamento deriva dal fatto che spesso gli individui danno maggior fiducia alle informazioni che non appaiono totalmente controllate da chi le fornisce. Si tratta, dunque, di una risorsa strategica.

Tutte le attività svolte da un individuo durante il lasso di tempo in cui si trova in presenza di altri, e tali da esercitare una certa influenza su di essi, sono definite con il termine di "rappresentazione" (performance). Il repertorio espressivo che l'individuo utilizza in tali situazioni costituisce la sua "facciata" (frame), che a sua volta comprende l'ambientazione e la facciata personale. L'ambientazione è più o meno inamovibile (un certo tipo di arredamento, fotografie alle pareti, uno scaffale...). La facciata personale, invece, può essere facilmente portata con sè, e in taluni casi è addirittura inseparabile (si va da tratti inseparabili come il sesso, la statura ad elementi più effimeri quali l'abbigliamento e l'espressione del viso). Queste due componenti possono essere, entro certi limiti, manipolate ai fini del controllo delle impressioni ad esempio cercando di rappresentare un'ambientazione che riteniamo più vantaggiosa per la nostra immagine. Naturalmente ci sono aspetti che si preferisce non presentare agli osservatori: tuttavia alcuni di essi non possono essere mascherati, ad esempio i difetti fisici (goffman ha dedicato un libro, stigma, ai mascheramenti di questi aspetti indesiderabili del sè). In genere il comportamento più efficace consiste nel minimizzarli e nel privarli di valore comunicativo. Vi sono altri aspetti della facciata, al contrario, che verranno enfatizzati per assicurarsi che siano notati.

Goffman procede col distinguere l'ambiente fisico in "Anteriore" e "posteriore", ovvero il palcoscenico e le quinte. Nella regione anteriore viene realizzata la rappresentazione in quanto tale, mentre nelle quinte, alle quali il pubblico non ha accesso, l'attore sociale può rilassarsi e impegnarsi in azone che potrebbero danneggiare il suo controllo delle impressioni. Qui può conservare i vari accessori di cui ha bisogno, preparare la rappresentazione, provarla e commettere errori senza imbarazzo. Ma anche il retroscena può avere la sua funzione ai fini della rappresentazione: mettendolo in mostra apertamente, infatti, si prova che non si ha niente da nascondere.

Esiste ovviamente una relazione, anche se non necessariamente precisa, fra distinzione palco/quinte e attori/pubblico, tuttavia, in molti modi, i rapporti non sono sempre quali sembrano essere (goffman li chiama "ruoli incongruenti"). L'intermediario, ad esempio, appartiene a due compagnie di attori che costituiscono l'una il pubblico dell'altra. Mediante un'azione calibrata che gli permette di acquisire informazioni dalle quinte di entrambe le parti, è in grado di avvicinare l'una all'altra.

Goffman ha anche un'idea precisa di cosa sia necessario per raggiungere il successo ed enumera tre tipi principali di attributi (e tecniche) necessari per ottenere un controllo delle impressioni soddisfacente:
-lealtà drammaturgica: gli attori non devono tradire la linea d'azione concordata sia durante la rappresentazione che nell'intervallo tra una rappresentazione e l'altra.
-disciplina drammaturgica: un attore deve conoscere la sua parte e attenersi a essa. Deve essere in grado di evitare gli incidenti di scena e, nel caso in cui si verifichino, riappropriarsi del ruolo assegnatogli il più rapidamente possibile
-circospezione drammaturgica: l'attore deve sapere quando è in scena e quando può rilassarsi e deve saper valutare la sua rappresentazione: è utile ai suoi fini? dispone della compagnia e del pubblico giusti?

« Ultima modifica: 30 Luglio 2008, 17:04:33 da !Bleach! »

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Chiunque giochi in campo dovrà assaporare l'umiliazione una volta o due, non esiste atleta che non abbia dovuto affrontare delle difficoltà. Un atleta di prima qualità è colui che fa ricorso a tutte le proprie forze per rialzarsi subito in piedi, un atleta mediocre ha bisogno di più tempo per riprendersi. I perdenti, a loro volta, sono coloro che restano sempre a terra -Darrel Royal-

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Re: Erving Goffmann - L'interazione strategica

« Risposta #1 del: 30 Luglio 2008, 17:28:14 »

sociologia della sincerità e sociologia dell'inganno

gli studi di Goffman sono apparsi agli occhi degli esperti come una celebrazione della finzione e dell'inganno. In interazione strategica [Goffman, 1969] l'autore si dedica più esplicitamente allo studio dei giochi di disinformazione, portando moltissimi esempi dal mondo dello spionaggio e del controspionaggio.
"Nella vita ci sono aspetti che sono reali e a cui non ci si è preparati" [Goffman in prefazione de "la vita quotidiana come rappresentazione]. Anche se si è consapevoli di recitare una parte, lo si può fare in tutta sincerità, vale a dire che non tutte le rappresentazioni sono finzioni. Inoltre, le interazioni spesso non avvengono tra un pubblico passivo e un attore attivo, ma fra due o più gruppi di attori che interagiscono sostenendo apertamente i propri comportamenti.
Goffman definisce con il termine "faccia" il valore sociale positivo rivendicato da una persona mediante il suo comportamente così come è visto dagli altri. Rifacendosi alla teoria durkheimiana, tratta il concetto di anima sostenendo che le persone si venerano le une le altre come piccoli dei, in innumerevoli modi quasi impercettibili e di cui ci accorgiamo solo quando essi sono assenti: quando non osserviamo rituali appropriati, il trattamenti riservato all'altra persona è visto come violenza simbolica.
Avere la faccia, dunque, significa che le immagini del sè che rivendichiamo nell'interazione non sono messe in discussione. Ma se non si riesce ad attenervisi in modo credibile, o se queste vengono contestate da altri, si può perdere la faccia. Il "gioco di faccia" [Goffman, 1955] è tutto ciò che si fa per mantenere o salvare la faccia.

Da questa prospettiva sembrano emergere due sociologie indipendenti: una della sincerità e una dell'inganno. La prima comporta un vocabolario costituito dai termini quali padronanza di sè, savoir faire, gentilezza, orgogio, imbarazzo, vergogna mentre la sociologia dell'inganno è quella dei giochi di raggiro. Goffman afferma però che la distinzione fra le due non deve essere troppo netta. Che le persone si comportino avendo a cuore il bene degli altri o meno, le loro relazioni passano attraverso artifici sociali che nascondono na gran parte dei fatti diversi e spesso contraddittori della loro esistenza.
In tale attività ciascuno può davvero diventare il proprio carceriere, ma al contempo gli individui tendono a imprigionarsi l'un l'altro poichè direttamente o indirettamente, attraverso il sè rivendicato, si mandano anche segnali su ciò che l'altro dovrebbe essere. Nella sociologia dell'inganno questo aspetto è fondamentale: con manipolazioni discrete, attuate mediante la propria linea d'azione, si cerda di costringere l'altro ad assumere una parte complementare.

Per ora questo è tutto, presto aggiungerò altri contenuti se graditi. Cazzarola non riesco a trovare un libro in cui c'era l'archetipo del "pollo", un esempio di tutto rispetto riguardo all'interazione strategica. Spero di trovarlo

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Chiunque giochi in campo dovrà assaporare l'umiliazione una volta o due, non esiste atleta che non abbia dovuto affrontare delle difficoltà. Un atleta di prima qualità è colui che fa ricorso a tutte le proprie forze per rialzarsi subito in piedi, un atleta mediocre ha bisogno di più tempo per riprendersi. I perdenti, a loro volta, sono coloro che restano sempre a terra -Darrel Royal-

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Re: Erving Goffmann - L'interazione strategica

« Risposta #2 del: 30 Luglio 2008, 18:13:48 »

Ho trovato entrambi i post interessantissimi  Exclamation

Citato da: !Bleach! il 30 Luglio 2008, 17:01:36

Spesso criticato dai colleghi per aver fatto micro-sociologia e non sociologia vera e propria, a Goffman va comunque ascritto il merito di avere reso alla comunità un modello che regola ciò che prima era dato per scontato, banale o routinale e che invece consiste proprio nel fulcro dell'identità umana.
 la sua rappresentazione: è utile ai suoi fini? dispone della compagnia e del pubblico giusti?

Credo, pur non conoscendolo, che si tratti di un autore a metà tra sociologia e psicologia sociale: i migliori al nostro scopo.

Citato da: !Bleach! il 30 Luglio 2008, 17:28:14

Da questa prospettiva sembrano emergere due sociologie indipendenti: una della sincerità e una dell'inganno. La prima comporta un vocabolario costituito dai termini quali padronanza di sè, savoir faire, gentilezza, orgogio, imbarazzo, vergogna mentre la sociologia dell'inganno è quella dei giochi di raggiro. Goffman afferma però che la distinzione fra le due non deve essere troppo netta.

Ambivalenza, contrasti, IMHO uno dei segreti del carisma. Credo che l'obiettivo del seduttore sia trovare quella linea sottile tra sincerità e inganno, per farci l'equilibrista sopra e tenere le persone incollate all'interpretazione dei propri comportamenti.  Cool

Citazione

In tale attività ciascuno può davvero diventare il proprio carceriere, ma al contempo gli individui tendono a imprigionarsi l'un l'altro poichè direttamente o indirettamente, attraverso il sè rivendicato, si mandano anche segnali su ciò che l'altro dovrebbe essere. Nella sociologia dell'inganno questo aspetto è fondamentale: con manipolazioni discrete, attuate mediante la propria linea d'azione, si cerda di costringere l'altro ad assumere una parte complementare.

Sarei estremamente felice se tu approfondissi questa parte Wink

Caro !Bleach!, il solito +1 e il mio voto per il Best Of.

P.S.: un piccolo consiglio, se non ti offendi... negli approfondimenti potresti usare un linguaggio più user-friendly? Il testo è pieno di vocaboli e giri logici tipici delle scienze sociali, gran parte dei lettori del forum avrebbe difficoltà a capire i noccioli della questione...

La mia stima,
Acqua :*

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Re: Erving Goffmann - L'interazione strategica

« Risposta #3 del: 30 Luglio 2008, 18:26:44 »

grazie mille per l'attenzione e per il commento acqua!

gli approfondimenti arriveranno, questa è stata solo una breve introduzione ad un discorso che è veramente COMPLESSISSIMO perchè non riguarda solo il sarging in sè [infatti non ne faccio menzione]. Credo che questo non sia un post da best of proprio per questo motivo, al limite potrà diventarlo se ognuno di noi lo legge e riporta le prorpie osservazioni in ottica PUA.
Ad esempio, sul discorso carceriere, ho notato che se con una HB ti metti a fare discorsi para-psicologici, cercando di capire e spiegarle in maniera approssimativa, per non dire banale, ciò che lei fa o pensa, anche lei cercherà di porsi sul tuo stesso piano di riferimento e proverà ad usare le stesse armi con te [è quello che fa style con britney spears in "the game"]. E' a quel punto che, secondo me, il PUA deve decidere di alzare la puntata in gioco: non farle capire cosa pensi, farle fare lo sforzo di entrarti nella testa, facendole credere di esserci riuscita solo perchè passa qualche porta e poi farle trovare un ostacolo. Mascherare le proprie intenzioni fingendo di volergliele fare capire è la tattica migliore...non è inganno o raggiro, si tratta semplicemente di fare l'equilibrista, come giustamente dici tu.

Per quanto riguarda il linguaggio user-friendly, ti dò pienamente ragione. Purtroppo questi post sono in parte una mia tesina dell'università, e li necessariamente il linguaggio doveva essere tecnico, in parte sono spunti presi da manuali vari che ho studiato. Nei prossimi contributi cercherò di seguire il tuo consiglio. Magari riportare qualche esempio di vita quotidiana [e ce ne sono a cataste!] potrebbe aiutare nella comprensione

Con profondo rispetto...

« Ultima modifica: 30 Luglio 2008, 18:30:59 da !Bleach! »

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Re: Erving Goffmann - L'interazione strategica

« Risposta #4 del: 30 Luglio 2008, 22:58:48 »

ho trovato l'archetipo del pollo, che è un esempio pratico di ciò che ho scritto in precedenza:

il "pollo" è colui che viene truffato dopo aver prestato fiducia al truffatore; ad esempio la vittima attirata in un gioco d'azzardo alla quale si fa credere che tutto è stato combinato a suo vantaggio dai suoi amici, in realtà i truffatori. Dopo aver vinto una o due volte, egli investe nel gioco sempre di più denaro e allora perde. I truffatori spariscono con il suo denaro; ma poichè un perdente, irritato e deluso, può essere pericoloso, uno di loro rimane indietro per rabbonirlo. Ciò che il truffatore potrà tentare di fare è di fargli accettare la situazione. poichè il pollo ha perso non soltanto il denaro ma anche la faccia, il consolatore può avere successo se lo aiuta a ridefinire la situazione e il suo sè in modo da minimizzare la perdita.

La strategia di rabbonire il pollo è un processo sociale che si verifica in più contesti della vita. Ogniqualvolta un individuo ha investito una parte importante del suo sè in un ruolo o in una relazione e poi perde il gioco, le persone coinvolte nel suo insuccesso preferiscono congedarlo nel modo più conciliante possibile. Pensate ad un MAG "buttato fuori" da un PUA: fallimento controllato

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Re: Erving Goffmann - L'interazione strategica

« Risposta #5 del: 01 Agosto 2008, 17:32:32 »

Nel contesto urbano che stiamo vivendo, la vita si svolge in una molteplicità di scene distinte, o almeno questa è la tendenza generale. Ecco perchè ci comportiamo in maniera differente quando andiamo dal panettiere piuttosto che quando usciamo col gruppo dei nostri pari piuttosto che quando ci troviamo ad un pranzo di famiglia o ad un matrimonio di un conoscente: anche il pubblico cambia di volta in volta e ciò che si fa sapere di sè in una particolare situazione e ciò che si potrebbe conoscere degli altri dipende dai ruoli che l'individuo assume nelle varie circostanze.
La città, quindi, sembrerebbe mostrare un elevato rapporto retroscena-scena, diventa quindi fondamentale manipolare in modo adeguato i vari ruoli "disponibili" in certe situazioni, plasmarli e attuarli a seconda delle nostre necessità.
Se ci trovassimo, ad esempio, in una società rurale (o con una tendenza maggiore alla ruralità, prendete per esempio un piccolo paese, o un paese di montagna di 2000 abitanti) la differenza tra il sè presentato e il sè che potenzialmente può essere conosciuto dovrebbe essere molto minore, in quanto incentrata su un sè unico, che Goffman definisce come "interno" e che normalmente non è manifestato nel comportamento.
Nell'attività di controllo delle impressioni che si svolge in un gran numero di scene, le possibilità di manovra sono evidentemente maggiori, così come lo sono le possibilità di analisi drammaturgica fondata sull'osservazione. Ecco quindi spiegato perchè possiamo uscire con 5 ragazze contemporaneamente: queste ragazze non saranno tutte uguali, con le stesse passioni e gli stessi modi di fare. Siamo noi a fornire loro modelli diversi di ciò che siamo, che ci "rappresentiamo" diversamente a seconda dei momenti e degli stati d'animo, plasmando la situazione circostante che a sua volta plasma di ritorno il nostro modo di porci all'osservatore.
La città è un ambiente in cui vi sono molteplici modi di farsi conoscere dagli altri (ecco spiegate anche la moltitudine di teorie sul sarging) e in cui vi sono svariate possibili manipolazioni dell'informazione provenienti dal retroscena (avete mai provato a leggere 5 o 6 quotidiani diversi nello stesso giorno?!?!?!?). Le occasioni sono inscritte nella struttura sociale propria della città. Tutte queste occasioni sembrano, più o meno consapevolmente, ingannevoli.
Se si conoscono i tipi di persone componenti i diversi pubblici, si farà attenzione a non offrire presentazioni del sè contraddittorie quando i pubblici si sovrappongono. Ma può succedere che non si conoscano abbastanza le reti di relazioni e quindi che non si intuisca che i diversi tipi di pubbico sono in contatto nei loro retroscena. Quindi non soltanto la separazione delle scene (e dei ruoli), ma anche reti di relazioni poco dense sono un prerequisito per le strategie di presentazione del sè. Pensate se provaste a rimorchiare 10 ragazze, tutte amiche tra di loro, quindi in confidenza, con la stessa routine, che ne sarebbe della vostra credibilità? Quando entra in scena il pettegolezzo, deve uscire il controllo delle impressioni. Un esempio significativo di quanto avviene se non si tengono ben distinti i tipi di pubblico è offerto dal ricatto.

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