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Felicità e rimorchio

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Felicità e rimorchio

« del: 15 Maggio 2009, 18:38:01 »

Noto ultimamente nei post di diversi utenti una certa infelicità di fondo. E questo a prescindere dall'esperienza e dalla capacità nel rimorchio, e indipendentemente dalle singole esperienze di vita. Quasi un pizzico di amarezza nelle parole di chi, dopo tanti sacrifici, ancora non ha raggiunto il livello di felicità che voleva.
Per questo vorrei riflettere insieme a voi su un punto, esprimendovi la mia personale idea su questa dinamica e con  la curiosità di ascoltare come la vedete voi.

Imparare a rimorchiare non porterà ad essere felici. Porterà a saper rimorchiare.
Una delle più incredibili assurdità del cosiddetto "matrix" è che siamo abituati a fare ogni cosa per essere felici, tranne imparare ad essere felici. E' esattamente come con le donne. La stragrande maggioranza delle persone passa la vita a diventare ricco, insensibile e potente nella convinzione (più o meno recondita) che così avrà molte donne. Poi c'è chi, invece, grazie anche a forum preziosi come questo, apre gli occhi e migliora drasticamente i suoi rapporti con l'altro sesso. E, notate, come il 99% degli uomini non immagini neanche lontanamente che sia possibile fare enormi passi in avanti con le fanciulle tramite lo studio della seduzione. Sono semplicemente convinti che, prima o poi, le cose succederanno, troveranno la persona giusta, saranno pieni di donne.

Con la felicità, il discorso è identico.
Quasi nessuno è convinto che la felicità vada, in un certo senso, studiata, capita, colta. Pochi dedicano del tempo all'argomento, pochi secondo me hanno anche mai avuto l'idea che la felicità sia studiabile. Lo trovano assurdo, così come tanti troverebbero assurdo studiare la seduzione. Provate a chiedere a voi stessi, o a chi vi pare, cos'è la felicità: ben in pochi sapranno dire qualcosa di sensato.
Io ho dedicato tutta la mia vita alla ricerca della felicità, spinto da un "buco" interiore che già a 11-12 anni ricordo distintamente. In quegli anni, e in quelli successivi, stavo profondamente di cacca, molto più di quanto le condizioni esterne della mia vita non giustificassero. Ho iniziato, per caso, leggendo l'Alchimista di Coelho a quell'età, e non ho mai smesso di dedicarmi a cercare di capire e soprattutto imparare a sentire la felicità.
Poi, a un certo punto, ce l'ho fatta. Oggi sono felice, lo sono già da qualche tempo, e so anche che continuare ad esserlo dipende solo da me.

Imparare ad essere felici, vi renderà felici. Null'altro. Delineare il concetto di felicità, imparare a vedere la realtà ed accettarla, vi renderà felici. Mi fermo qui, sperando di avervi acceso una lampadina. Se avete curiosità o domande sarà un piacere rispondervi qui o in privato.

Edward

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Edward Bloom

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #1 del: 15 Maggio 2009, 21:30:41 »

Citato da: Edward Bloom il 15 Maggio 2009, 18:38:01

Noto ultimamente nei post di diversi utenti una certa infelicità di fondo. E questo a prescindere dall'esperienza e dalla capacità nel rimorchio, e indipendentemente dalle singole esperienze di vita. Quasi un pizzico di amarezza nelle parole di chi, dopo tanti sacrifici, ancora non ha raggiunto il livello di felicità che voleva.
Per questo vorrei riflettere insieme a voi su un punto, esprimendovi la mia personale idea su questa dinamica e con  la curiosità di ascoltare come la vedete voi.

Imparare a rimorchiare non porterà ad essere felici. Porterà a saper rimorchiare.
Una delle più incredibili assurdità del cosiddetto "matrix" è che siamo abituati a fare ogni cosa per essere felici, tranne imparare ad essere felici. E' esattamente come con le donne. La stragrande maggioranza delle persone passa la vita a diventare ricco, insensibile e potente nella convinzione (più o meno recondita) che così avrà molte donne. Poi c'è chi, invece, grazie anche a forum preziosi come questo, apre gli occhi e migliora drasticamente i suoi rapporti con l'altro sesso. E, notate, come il 99% degli uomini non immagini neanche lontanamente che sia possibile fare enormi passi in avanti con le fanciulle tramite lo studio della seduzione. Sono semplicemente convinti che, prima o poi, le cose succederanno, troveranno la persona giusta, saranno pieni di donne.

Con la felicità, il discorso è identico.
Quasi nessuno è convinto che la felicità vada, in un certo senso, studiata, capita, colta. Pochi dedicano del tempo all'argomento, pochi secondo me hanno anche mai avuto l'idea che la felicità sia studiabile. Lo trovano assurdo, così come tanti troverebbero assurdo studiare la seduzione. Provate a chiedere a voi stessi, o a chi vi pare, cos'è la felicità: ben in pochi sapranno dire qualcosa di sensato.
Io ho dedicato tutta la mia vita alla ricerca della felicità, spinto da un "buco" interiore che già a 11-12 anni ricordo distintamente. In quegli anni, e in quelli successivi, stavo profondamente di cacca, molto più di quanto le condizioni esterne della mia vita non giustificassero. Ho iniziato, per caso, leggendo l'Alchimista di Coelho a quell'età, e non ho mai smesso di dedicarmi a cercare di capire e soprattutto imparare a sentire la felicità.
Poi, a un certo punto, ce l'ho fatta. Oggi sono felice, lo sono già da qualche tempo, e so anche che continuare ad esserlo dipende solo da me.

Imparare ad essere felici, vi renderà felici. Null'altro. Delineare il concetto di felicità, imparare a vedere la realtà ed accettarla, vi renderà felici. Mi fermo qui, sperando di avervi acceso una lampadina. Se avete curiosità o domande sarà un piacere rispondervi qui o in privato.

Edward

Bellissimo post Edward. Senza dubbio: best of
Ma oltre a questo, dimmi di più sulla tua ricerca della felicità. Hai detto giustamente che il modo per essere felici è impegnarsi ad essere felici. Impegnarti a rimorchiare ti porterà a rimorchiare. Ma siccome abbiamo imparato come imparare a rimorchiare e non ad imparare ad essere felici. Cosa hai fatto per imparare ad essere felice? Qual'è il tuo percorso. Non in astratto, ma in concreto (per imparare a rimorchiare devi uscire di casa e rimorchiare). Per imparare ad essere felici cos'hai fatto?

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nemesi

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #2 del: 15 Maggio 2009, 22:18:51 »

Grazie a Dio!

Pensavo che fossi rimasto uno dei pochi a pensarla così.

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quelle sue faccine da msn umane che riesce a fare sono assurde © Lù

è molto cambiato da quando l'ho visto la prima volta, ottimo autocontrollo e tratta chiunque:pua,sof,ug,hb come persone e le fa sentire bene © Knives

un Vero uomo dal profilo umano , sempre sorridente energia alle stelle..mi ha sempre fatto spaccare dalle risate © Lù

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #3 del: 15 Maggio 2009, 22:38:39 »

Citato da: Nat il 15 Maggio 2009, 22:18:51

Grazie a Dio!
Pensavo che fossi rimasto uno dei pochi a pensarla così.
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Si, ma approfondiamo la cosa. Dire che non sono i soldi o le donne a fare la felicità. Ma è la felicità a fare la felicità è una grande verità. Ora discutiamo su come si costruisce la felicità.  Afro

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nemesi

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #4 del: 16 Maggio 2009, 12:15:18 »

Citato da: Edward Bloom il 15 Maggio 2009, 18:38:01

Io ho dedicato tutta la mia vita alla ricerca della felicità, spinto da un "buco" interiore che già a 11-12 anni ricordo distintamente. In quegli anni, e in quelli successivi, stavo profondamente di cacca, molto più di quanto le condizioni esterne della mia vita non giustificassero.
Edward

Non voglio invadere la sfera privata,ma questo "buco"in cosa lo hai identificato?
cosa ti faceva stare cosi male profodamente?

Cos'è per te la felicità?

sempre se desideri riposndermi alla prima domanda Smile

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #5 del: 16 Maggio 2009, 12:18:51 »

Best of.

Edward mi piacciono molto le tue riflessioni e mi piacerebbe appunto capire quali tappe hai seguito per la ricerca della tua felicità.

Io stesso mi interrogo spesso sulla felicità e il più delle volte vado talmente in confusione che finisco col dire "ci penserò in seguito, ora sono troppo impegnato a fare altro".........di certo non il migliore degli approcci a quella che effettivamente è l'obiettivo reale della vita di ogni uomo.
Uno dei punti sui quali mi arrovello maggiormente è capire se per me la felicità è fatta di macro obiettivi o di micro obiettivi. Mi sto sempre più convincendo che la felicità sia una combinazione delle 2 cose e che, in particolare per i macro obiettivi, bisogna capire realmente se tale obiettivo lo vogliamo realmente o è più un'imposizione (esempio: fare carriera).

Lascio uno spunto (non innovativo): per essere felici bisogna prima capire cosa è per ognuno di noi la felicità e cosa realmente ci può rendere felici.

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james.mar

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #6 del: 16 Maggio 2009, 14:18:01 »

Citato da: Edward Bloom il 15 Maggio 2009, 18:38:01

Quasi nessuno è convinto che la felicità vada, in un certo senso, studiata, capita, colta. Pochi dedicano del tempo all'argomento, pochi secondo me hanno anche mai avuto l'idea che la felicità sia studiabile. Lo trovano assurdo, così come tanti troverebbero assurdo studiare la seduzione. Provate a chiedere a voi stessi, o a chi vi pare, cos'è la felicità: ben in pochi sapranno dire qualcosa di sensato.

Ciao Edward.
Comincio a risponderti con una precisazione: per me la felicità è l'esatto opposto del dolore atroce. In entrambi i casi parliamo di vissuti brevi ed intensissimi, molto rari. Cercare la felicità vuol dire quindi inseguire un attimo, e per me non ne vale la pena.
Quindi io più che di felicità parlerei di serenità, ossia il vivere con il piacere di farlo prendendo gli alti e bassi del tempo in modo attivo e costruttivo.

Detto questo... ammetto di essere nella più totale ignoranza nel campo, tanto da aver fatto della negatività uno stile di vita. Sono disposto a cambiare ma non saprei dove mettere le mani. Mi accodo quindi agli altri nel chiederti: tu come hai fatto?

@James.mar: gli obiettivi imho non c'entrano. Stabilendo che sei contento solo nel raggiungere certi obiettivi, entri in un ciclo infinito ed autoalimentato in cui ti dai propositi sempre più alti senza mai fermarti a gustarti i risultati.
C'è qualcosa di molto più profondo, una qualche scintilla che deve scattare... e che non dipende da quello che fai o riesci a fare, ma da quello che SEI.

L'irrequieto,
Acqua

EDIT: Best Of

« Ultima modifica: 16 Maggio 2009, 14:20:04 da Acqua »

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #7 del: 17 Maggio 2009, 13:58:49 »

Proverò a trasmettere il mio percorso di felicità, per quanto non sia semplice farlo per iscritto e in qualche riga. Ma farò del mio meglio, sicuramente non riuscirò a chiarire tutti i possibili dubbi, ma come dicevo sarò felice di rispondere ad eventuali domande. Del resto, condensare in un post qualcosa di così delicato e vasto non credo sia possibile. Farò una specie di riassunto, toccando tutti i punti importanti ma molto sinteticamente. Non sono concetti molto immediati, il mio consiglio è quello di soffermarcisi un po' di tempo sopra, rileggere, pensare, approfondire.

Iniziamo dall'aspetto più importante. Definiamo la felicità, altrimenti si corre il rischio di parlare di cose diverse. La felicità è la diretta conseguenza del provare Amore. Requisito per provare l'Amore, è la consapevolezza. Volendo sintetizzare il percorso, pertanto:

Consapevolezza → Amore → Felicità.

1. CONSAPEVOLEZZA
Il concetto chiave per capire la felicità è quello di "consapevolezza". La felicità, poggia le sue basi su questo enorme concetto. Cos'è la consapevolezza? Riporto un brano tratto da un discorso di Buddha, che come tutti saprete è un personaggio storico realmente esistito.

"Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino, e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale. Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.
Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.
Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora".

Di norma le persone vivono in uno stato di non-consapevolezza dal giorno in cui nascono al giorno in cui muoiono. Nascono, crescono, muoiono dormendo. Non vedono la realtà. Dormono. Emblematico, infatti, che il Buddha fosse detto "il risvegliato" ma anche l'"illuminato". Illuminazione significa risveglio. Una frase significativa di De Mello, un padre gesuita di cui vi consiglio la lettura, recita "la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti".
Il primo grande passo, è rendersi conto di essere addormentati. Farlo è già un enorme passo in avanti.
Ma qual è questa realtà, che la persona addormentata non riesce a vedere? La verità è che tutto va bene. Il mondo va bene. Sei tu che non lo accetti. Sei tu che ragioni in termine di giusto o sbagliato. Sei tu che decidi, ovviamente inconsapevolmente, che per essere felice hai bisogno di questo e quell'altro. Sei tu che colori la realtà di sfumature. Ma la colpa è tua. La realtà è sempre quella. Sei tu che fai i capricci, e non vuoi accettare le cose come sono. Per questo soffri: la sofferenza (interiore) è semplicemente una difformità tra quello che ti aspetti, tra quello che ritieni giusto, e quello che è realmente. Niente più. Se vedessi le cose come stanno realmente, non conosceresti la sofferenza.
Faccio un esempio: se una ragazza piange, soffre e si lamenta perché non trova il Principe Azzurro, di chi è la colpa della sua sofferenza? Solo sua, non certo del mondo, dell' ex ragazzo, o di chiunque altro. Consapevolezza, risveglio. Se lei fosse consapevole, se vedesse la realtà per quello che è senza colorarla, capirebbe che lei ha subordinato la sua idea di felicità ad avere un certo tipo di ragazzo. Fa i capricci. In questo esempio, la SUA realtà è: "il mondo è ingiusto, ma cos'ho fatto di male per meritarmi questo, cos'ho che non va". Ma LA realtà è semplicemente "non ho il ragazzo". Se la SUA realtà si limitasse alLA realtà, non esisterebbe sofferenza.
La verità è che la gente non vuole essere felice tout court, ma è disposta ad essere felice A CONDIZIONE che abbia X, Y, Z. E' evidente il ruolo dei condizionamente sociali e familiari in questo.
Ma per la felicità occorre sperimentare la consapevolezza, e quindi il risveglio.
Risvegliarsi vuol dire vedere le cose come sono. Capire a fondo che, davvero, va bene così. Che il mondo va bene così. Che sei una delle tante forme di vita su questo mondo. Nulla di più. Vivere con gli occhi aperti. Rinunciare alla favolette.
Il secondo grande passo, è dunque capire che il mondo non ha niente che non va. Siamo noi a fare i capricci.
La gente, nella realtà di tutti i giorni, fa tutt'altro. Decide, più o meno consciamente, che per essere felice gli serve Z. Passa tutta la vita tra mille sforzi e sofferenze ad ottenere Z. Quando ottiene Z, capisce che non è felice. Allora ci pensa su a lungo, passa una settimana, ne passano due, e finalmente capisce che in realtà per essere felice gli serviva Y. E ricomincia da capo la sua folle corsa.
Per essere felici occorre capire che non serve niente di esterno a noi per essere felici. Non serve essere amati, non serve avere amici, non serve NIENTE. Non ne hai bisogno. Quello che hai, è un di più, e il fatto di non averne bisogno ti permette di goderne immensamente.
Racconto un aneddoto.
Anni fa in vacanza sono stato in un paese poverissimo. Sono entrato in un monastero induista, con le mie belle scarpettine firmate, la mia macchinina digitale e i miei insulsi problemi da occidentale. In questo paese le persone sono davvero povere, e faticano a mangiare. Sono entrato a visitare questo edificio meraviglioso con molta riservatezza, cercando di non infastidire queste persone in un luogo così sacro. Lì ho visto persone donare quantità enormi di frutta, che venivano lasciate su grossi ripiani in onore alle loro divinità. Persone che muoiono di fame! Ed erano tutti sorridenti, trasmettevano una serenità interiore imbarazzante. Mi invitavano con lo sguardo e con i gesti a condividere con loro quei preziosi momenti di meditazione.Sono uscito da quel monastero frantumato, avevo capito che il povero ero io, non loro. Davvero, mi sono sentito una cacca. L'addormentato ero io. Quello che sprecava le sue giornate soffrendo per la tipetta che non me la dava, ero io. E la responsabilità, guarda un pò, era mia. Non di lei, non di Dio, non del mondo, non del destino crudele.
La felicità è dunque in primis consapevolezza.
Se soffri, non sei consapevole. Se una situazione ti crea disagio, stress, sofferenza, o qualunque sentimento negativo, rispetto a quella situazione non sei consapevole. Non vuoi vedere le cose come stanno, non vuoi accettare la realtà, vuoi imporre la tua idea di realtà.
Una frase splendida, di nuovo tratta da un libro di De Mello, recita grossomodo "La natura della pioggia è sempre la stessa: eppure fa crescere le rose nei giardini e crea il fango nelle paludi". Le situazioni sono neutre, la realtà è neutra. Non è giusta, non è sbagliata. E' solo la realtà. Se ti lascia la ragazza, la realtà è solo: la ragazza ti ha lasciato. Stop. La tua reazione emotiva ce la aggiungi tu. Sei tu che aggiungi "la mia ragazza mi ha lasciato allora la vita fa schifo/non valgo un caxxo/non ne troverò mai più un'altra".
Ci sarebbero molte altre cose da aggiungere sulla consapevolezza, ma credo di aver sfiorato i nervi più scoperti.

2. AMORE.
Se sperimentiamo la consapevolezza abbiamo fatto tabula rasa dei sentimenti negativi. Abbiamo sviluppato la capacità di osservare e percepire la realtà per ciò che è. Non ragioniamo più in termini di giusto o sbagliato, non poniamo condizioni alla nostra felicità.
Su questo terreno fertile, possiamo iniziare a utilizzare l'unico vero potere soprannaturale che è stato donato all'Uomo: la capacità di provare Amore. L'amore di cui sto parlando non c'entra nulla con l'amore comunemente detto. Quello non è amore, è un contratto di scambio mischiato ad attaccamento. Le persone si fidanzano con il partner migliore che trovano su piazza rispetto alle loro capacità, ma l'ottica molto spesso è quella del prendere amore. In realtà noi non vogliamo amare, vogliamo essere amati. Siamo profondamente egoisti di base, perché siamo addormentati. Ci attacchiamo a chi ci dimostra amore, prendiamo tutto il possibile, non ci soffermiamo neanche ad osservare con chi abbiamo a che fare, non vediamo consapevolemente che abbiamo di fronte. Ci creiamo in mente un'idea della persona con cui stiamo, dei nostri amici, dei nostri affetti che ha poco a che vedere col reale. Poi, quando il tempo ci dimostra che la nostra idea era sbagliata, veniamo fuori con "mi hai deluso", e puntualmente soffriamo come bestie (come dicevo sopra, sofferenza=non consapevolezza). Questo non è amore, è un disperato attaccarsi a chi ci può dare un pò di illusione d'amore. E' il drogato in crisi di astinenza che ucciderebbe per una dose. Ugualmente, noi cerchiamo il sollievo, non la cura. Prendiamo e pretendiamo dal prossimo un pizzico d'amore, e perciò patiamo mille sofferenze.
Questo perché siamo profondamente convinti che per essere felici bisogna essere amati. Se ci pensate bene, è una follia. L'amore rende felice chi lo prova, non l'oggetto dell'amore. Quindi per essere felici dobbiamo AMARE, provare amore, non essere amati.

"Chi ama davvero ama il mondo intero, non soltanto un individuo particolare. " (Erich Fromm).

Ma come si fa a provare Amore?
Il primo requisito è la consapevolezza. Per amare X, devo vederlo per quella che è. Togliere i miei preconcetti, i miei pensieri, e coglierlo per quello che è. Dopo aver visto la cosa per quella che è, l'accetto profondamente. L'accetto per quello che è. Non la voglio cambiare. Non la giudico. Non vi appiccico sopra maledette etichette. Accetto la sua impermanenza, il fatto che potrebbe venir meno da un momento all'altro, che potrebbe cambiare. Non la valuto. La osservo. Godo della sua presenza, della sua compagnia, del suo essere. Provare Amore per X, vuol quindi dire secondo me accettare profondamente X dopo averlo visto con gli occhi della consapevolezza.
Se quindi posso provare Amore, dipende da me provarlo. Non ho bisogno di altro. Non ho bisogno di essere ricambiato. Provo Amore senza chiedere nulla in cambio. Ma, attenzione, non lo faccio perché sono buono e mi tolgo qualcosa. Lo faccio, in definitiva, per mio tornaconto personale. E' spettacolare. Dando Amore, io mi arricchisco di altro Amore. Più provo Amore, più mi riempio di Amore. Fino ad arrivare al punto massimo di elevazione spirituale possibile, l'Amore Universale, l'Amore per tutto quello che c'è sulla Terra. Questa è la vetta della montagna, ma non c'è bisogno di arrivare a tanto per provare la felicità: basta andare in questa direzione, basta impostare la rotta verso questa meta, e godersi il viaggio.

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #8 del: 17 Maggio 2009, 14:25:51 »

Non potevi essere esprimere meglio questi concetti.

Sono d'accordissimo su tutto, ma non solo a livello intellettuale, è la strada che sto percorrendo da più di un anno.

Per questo sotto l'avatar ho la scritta:
No one can hurt me — that's my job. B. Katye
(Nessuno mi può fare del male -  quello è compito mio)

E' tutto collegato: Zen, DeMello, E. Tolle, Buddhismo, Induismo, Taoismo, ... tutto punta verso la stessa meta.

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #9 del: 17 Maggio 2009, 17:08:16 »

Citato da: Edward Bloom il 17 Maggio 2009, 13:58:49

Proverò a trasmettere il mio percorso di felicità, per quanto non sia semplice farlo per iscritto e in qualche riga. Ma farò del mio meglio, sicuramente non riuscirò a chiarire tutti i possibili dubbi, ma come dicevo sarò felice di rispondere ad eventuali domande. Del resto, condensare in un post qualcosa di così delicato e vasto non credo sia possibile. Farò una specie di riassunto, toccando tutti i punti importanti ma molto sinteticamente. Non sono concetti molto immediati, il mio consiglio è quello di soffermarcisi un po' di tempo sopra, rileggere, pensare, approfondire.

Iniziamo dall'aspetto più importante. Definiamo la felicità, altrimenti si corre il rischio di parlare di cose diverse. La felicità è la diretta conseguenza del provare Amore. Requisito per provare l'Amore, è la consapevolezza. Volendo sintetizzare il percorso, pertanto:

Consapevolezza → Amore → Felicità.

1. CONSAPEVOLEZZA
Il concetto chiave per capire la felicità è quello di "consapevolezza". La felicità, poggia le sue basi su questo enorme concetto. Cos'è la consapevolezza? Riporto un brano tratto da un discorso di Buddha, che come tutti saprete è un personaggio storico realmente esistito.

"Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi. Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino, e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale. Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.
Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.
Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Il mandarino è totalmente presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora".

Di norma le persone vivono in uno stato di non-consapevolezza dal giorno in cui nascono al giorno in cui muoiono. Nascono, crescono, muoiono dormendo. Non vedono la realtà. Dormono. Emblematico, infatti, che il Buddha fosse detto "il risvegliato" ma anche l'"illuminato". Illuminazione significa risveglio. Una frase significativa di De Mello, un padre gesuita di cui vi consiglio la lettura, recita "la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti".
Il primo grande passo, è rendersi conto di essere addormentati. Farlo è già un enorme passo in avanti.
Ma qual è questa realtà, che la persona addormentata non riesce a vedere? La verità è che tutto va bene. Il mondo va bene. Sei tu che non lo accetti. Sei tu che ragioni in termine di giusto o sbagliato. Sei tu che decidi, ovviamente inconsapevolmente, che per essere felice hai bisogno di questo e quell'altro. Sei tu che colori la realtà di sfumature. Ma la colpa è tua. La realtà è sempre quella. Sei tu che fai i capricci, e non vuoi accettare le cose come sono. Per questo soffri: la sofferenza (interiore) è semplicemente una difformità tra quello che ti aspetti, tra quello che ritieni giusto, e quello che è realmente. Niente più. Se vedessi le cose come stanno realmente, non conosceresti la sofferenza.
Faccio un esempio: se una ragazza piange, soffre e si lamenta perché non trova il Principe Azzurro, di chi è la colpa della sua sofferenza? Solo sua, non certo del mondo, dell' ex ragazzo, o di chiunque altro. Consapevolezza, risveglio. Se lei fosse consapevole, se vedesse la realtà per quello che è senza colorarla, capirebbe che lei ha subordinato la sua idea di felicità ad avere un certo tipo di ragazzo. Fa i capricci. In questo esempio, la SUA realtà è: "il mondo è ingiusto, ma cos'ho fatto di male per meritarmi questo, cos'ho che non va". Ma LA realtà è semplicemente "non ho il ragazzo". Se la SUA realtà si limitasse alLA realtà, non esisterebbe sofferenza.
La verità è che la gente non vuole essere felice tout court, ma è disposta ad essere felice A CONDIZIONE che abbia X, Y, Z. E' evidente il ruolo dei condizionamente sociali e familiari in questo.
Ma per la felicità occorre sperimentare la consapevolezza, e quindi il risveglio.
Risvegliarsi vuol dire vedere le cose come sono. Capire a fondo che, davvero, va bene così. Che il mondo va bene così. Che sei una delle tante forme di vita su questo mondo. Nulla di più. Vivere con gli occhi aperti. Rinunciare alla favolette.
Il secondo grande passo, è dunque capire che il mondo non ha niente che non va. Siamo noi a fare i capricci.
La gente, nella realtà di tutti i giorni, fa tutt'altro. Decide, più o meno consciamente, che per essere felice gli serve Z. Passa tutta la vita tra mille sforzi e sofferenze ad ottenere Z. Quando ottiene Z, capisce che non è felice. Allora ci pensa su a lungo, passa una settimana, ne passano due, e finalmente capisce che in realtà per essere felice gli serviva Y. E ricomincia da capo la sua folle corsa.
Per essere felici occorre capire che non serve niente di esterno a noi per essere felici. Non serve essere amati, non serve avere amici, non serve NIENTE. Non ne hai bisogno. Quello che hai, è un di più, e il fatto di non averne bisogno ti permette di goderne immensamente.
Racconto un aneddoto.
Anni fa in vacanza sono stato in un paese poverissimo. Sono entrato in un monastero induista, con le mie belle scarpettine firmate, la mia macchinina digitale e i miei insulsi problemi da occidentale. In questo paese le persone sono davvero povere, e faticano a mangiare. Sono entrato a visitare questo edificio meraviglioso con molta riservatezza, cercando di non infastidire queste persone in un luogo così sacro. Lì ho visto persone donare quantità enormi di frutta, che venivano lasciate su grossi ripiani in onore alle loro divinità. Persone che muoiono di fame! Ed erano tutti sorridenti, trasmettevano una serenità interiore imbarazzante. Mi invitavano con lo sguardo e con i gesti a condividere con loro quei preziosi momenti di meditazione.Sono uscito da quel monastero frantumato, avevo capito che il povero ero io, non loro. Davvero, mi sono sentito una cacca. L'addormentato ero io. Quello che sprecava le sue giornate soffrendo per la tipetta che non me la dava, ero io. E la responsabilità, guarda un pò, era mia. Non di lei, non di Dio, non del mondo, non del destino crudele.
La felicità è dunque in primis consapevolezza.
Se soffri, non sei consapevole. Se una situazione ti crea disagio, stress, sofferenza, o qualunque sentimento negativo, rispetto a quella situazione non sei consapevole. Non vuoi vedere le cose come stanno, non vuoi accettare la realtà, vuoi imporre la tua idea di realtà.
Una frase splendida, di nuovo tratta da un libro di De Mello, recita grossomodo "La natura della pioggia è sempre la stessa: eppure fa crescere le rose nei giardini e crea il fango nelle paludi". Le situazioni sono neutre, la realtà è neutra. Non è giusta, non è sbagliata. E' solo la realtà. Se ti lascia la ragazza, la realtà è solo: la ragazza ti ha lasciato. Stop. La tua reazione emotiva ce la aggiungi tu. Sei tu che aggiungi "la mia ragazza mi ha lasciato allora la vita fa schifo/non valgo un caxxo/non ne troverò mai più un'altra".
Ci sarebbero molte altre cose da aggiungere sulla consapevolezza, ma credo di aver sfiorato i nervi più scoperti.

2. AMORE.
Se sperimentiamo la consapevolezza abbiamo fatto tabula rasa dei sentimenti negativi. Abbiamo sviluppato la capacità di osservare e percepire la realtà per ciò che è. Non ragioniamo più in termini di giusto o sbagliato, non poniamo condizioni alla nostra felicità.
Su questo terreno fertile, possiamo iniziare a utilizzare l'unico vero potere soprannaturale che è stato donato all'Uomo: la capacità di provare Amore. L'amore di cui sto parlando non c'entra nulla con l'amore comunemente detto. Quello non è amore, è un contratto di scambio mischiato ad attaccamento. Le persone si fidanzano con il partner migliore che trovano su piazza rispetto alle loro capacità, ma l'ottica molto spesso è quella del prendere amore. In realtà noi non vogliamo amare, vogliamo essere amati. Siamo profondamente egoisti di base, perché siamo addormentati. Ci attacchiamo a chi ci dimostra amore, prendiamo tutto il possibile, non ci soffermiamo neanche ad osservare con chi abbiamo a che fare, non vediamo consapevolemente che abbiamo di fronte. Ci creiamo in mente un'idea della persona con cui stiamo, dei nostri amici, dei nostri affetti che ha poco a che vedere col reale. Poi, quando il tempo ci dimostra che la nostra idea era sbagliata, veniamo fuori con "mi hai deluso", e puntualmente soffriamo come bestie (come dicevo sopra, sofferenza=non consapevolezza). Questo non è amore, è un disperato attaccarsi a chi ci può dare un pò di illusione d'amore. E' il drogato in crisi di astinenza che ucciderebbe per una dose. Ugualmente, noi cerchiamo il sollievo, non la cura. Prendiamo e pretendiamo dal prossimo un pizzico d'amore, e perciò patiamo mille sofferenze.
Questo perché siamo profondamente convinti che per essere felici bisogna essere amati. Se ci pensate bene, è una follia. L'amore rende felice chi lo prova, non l'oggetto dell'amore. Quindi per essere felici dobbiamo AMARE, provare amore, non essere amati.

"Chi ama davvero ama il mondo intero, non soltanto un individuo particolare. " (Erich Fromm).

Ma come si fa a provare Amore?
Il primo requisito è la consapevolezza. Per amare X, devo vederlo per quella che è. Togliere i miei preconcetti, i miei pensieri, e coglierlo per quello che è. Dopo aver visto la cosa per quella che è, l'accetto profondamente. L'accetto per quello che è. Non la voglio cambiare. Non la giudico. Non vi appiccico sopra maledette etichette. Accetto la sua impermanenza, il fatto che potrebbe venir meno da un momento all'altro, che potrebbe cambiare. Non la valuto. La osservo. Godo della sua presenza, della sua compagnia, del suo essere. Provare Amore per X, vuol quindi dire secondo me accettare profondamente X dopo averlo visto con gli occhi della consapevolezza.
Se quindi posso provare Amore, dipende da me provarlo. Non ho bisogno di altro. Non ho bisogno di essere ricambiato. Provo Amore senza chiedere nulla in cambio. Ma, attenzione, non lo faccio perché sono buono e mi tolgo qualcosa. Lo faccio, in definitiva, per mio tornaconto personale. E' spettacolare. Dando Amore, io mi arricchisco di altro Amore. Più provo Amore, più mi riempio di Amore. Fino ad arrivare al punto massimo di elevazione spirituale possibile, l'Amore Universale, l'Amore per tutto quello che c'è sulla Terra. Questa è la vetta della montagna, ma non c'è bisogno di arrivare a tanto per provare la felicità: basta andare in questa direzione, basta impostare la rotta verso questa meta, e godersi il viaggio.

Edward

Meraviglioso. Provo amore per te Smile

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #10 del: 17 Maggio 2009, 17:34:44 »

Best Of 1000 volte e +1

Sono senza parole Edward mi hai toccato profondamente.......
Mi hai illuminato su alcuni concetti che stò percorrendo..ma ancora sono a metà....
Sono stato sempre alla ricerca della felicità......

( il film di willy smiht " alla ricerca della felicità " l'hai mai visto? cosa ne pensi?  Smile )

poi voglio farti delle domande... spero mi aiuterai a capire Smile

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #11 del: 17 Maggio 2009, 17:56:48 »

Best of anche per me! Cheesy

bellissimo post, penso che le cose scritte siano veramente difficili da interiorizzare a pieno, ma già farle mie un pochino mi renderanno felice. felice senza preconcetti, felice fuori da matrix.

ps. attento a nemesi, ora prova amore per te, devi capire in che modo Tongue

Citazione

è troppo ormai
che stai così male
il tuo diploma in fallimento
è una laurea per reagire

« Ultima modifica: 17 Maggio 2009, 18:15:31 da nuke »

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"Per questo, l'apprendere l'arte della seduzione non può essere ridotto allo studio di tattiche, ma deve partire dalla costruzione di un uomo che si fidi di se stesso"

"... liberandoti da quei caxxo di schemi mentali che ti impongono di essere "un superseduttore", quando in realtà ti basterebbe una sola donna che ti coccola e ti fa sentire al centro del mondo."

"ora se vedi sto campo fiorire di giorno in giorno, vuol dire che qualcuno lo ha seminato dopo aver tolto con le proprie mani le ortiche"
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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #12 del: 17 Maggio 2009, 18:05:39 »

Citato da: nuke il 17 Maggio 2009, 17:56:48

ps. attento a nemesi, ora prova amore per te, devi capire in che modo Tongue

In ogni modo  Grin

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #13 del: 17 Maggio 2009, 19:03:40 »

Grazie a tutti per complimenti, +1, best of e addiritura dichiarazioni d'amore  Grin.
Rispondo alle domande che mi avete fatto finora, a parte quelle che trovano risposta nel mio precedente post:

Citato da: Cassim il 16 Maggio 2009, 12:15:18

Non voglio invadere la sfera privata,ma questo "buco"in cosa lo hai identificato?
cosa ti faceva stare cosi male profodamente?

Considero essere stata una mia grossa fortuna il fatto di non aver avuto nessun tipo di insegnamento religioso da parte della mia famiglia. Questo ha reso negli anni più semplice per me trovare le mie risposte. Ma, prima che tutto questo accadesse, non avevo soluzioni di nessun tipo al "mal di vivere" che, penso, prima o poi tutti abbiamo sperimentato.
Stavo male perché non trovavo un senso alle cose, avrei voluto di più (all'epoca, ad esempio, nello sport e con le ragazzine) ma in qualche modo capivo che non sarei stato pienamente soddisfatto lo stesso. Insomma, non ero contento e mi sembrava con ogni cosa avessi fatto non mi avrebbe reso contento. A questo aggiungici i normali problemi degli adolescenti, la mia sensibilità molto sviluppata (che, se non impari a canalizzarla, ti si ritorce drammaticamente contro), qualche episodio poco felice, ed ecco il quadro completo.

Citato da: lu il 17 Maggio 2009, 17:34:44

( il film di willy smiht " alla ricerca della felicità " l'hai mai visto? cosa ne pensi?  Smile )
poi voglio farti delle domande... spero mi aiuterai a capire Smile

Grazie Lu. Il film di cui parli l'ho visto, ma ricordo che, aldilà della strordinaria intensità di Willy e di suo figlio, non è molto in linea con la mia idea di felicità. E' una splendida storia, questo si. In sintesi Willy è messo male, ma tira fuori cuore e palle e riesce ad ottenere il successo. "Alla ricerca del successo", lo avrei intitolato. Se, dopo tante peripezie, non fosse comunque riuscito ad ottenere il lavoro, magari perché un raccomandato lo superava, ma nonostante questo avesse trovato la felicità, allora avrei apprezzato anche il titolo.
Aspetto le tue domande!

Edward

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Re: Felicità e rimorchio

« Risposta #14 del: 18 Maggio 2009, 09:28:21 »

+1

Quando ho un po' di tempo , magari aggiungo qualcosa.  Wink

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