Secondo te quanto conta, sia in positivo che in negativo l' autocritica?
Ottima domanda.
Da uno a 10, 10. L'autocritica è fondamentale in un processo di crescita, e quindi presumibilmente di miglioramento.
L'autocritica però, presenta un enorme problema: l'avere dei riferimenti oggettivi sui quali confrontarsi.
Se non possiedi questi riferimenti, scivoli nella sega mentale, che ha due opposti: la mitomania con delirio istrionico da un canto, e la depressione nichilistica dall'altro.
L'autocritica quindi, per essere efficace, deve sempre partire da una fotografia oggettiva del mondo e di come funziona. Per fare un esempio di cosa possa essere questa fotografia, cito il TermYdelirio, che è la mia fotografia del modo, e quindi il caposaldo che uso per confrontare la mia rappresentazione di me stesso con il mondo. La fotografia deve essere il più possibile dinamica, ovvero tener debito conto della valenza "sperimentale" offerta dal feedback che rappresenta il pensiero di massa. Ogni scostamento da questo criterio valutativo, va esaminato con attenzione, per scovare falle nella rappresentazione del mondo.
Questa prassi, non implica che se la pensi diversamente dalle masse, tu sia necessariamente in torto:
potresti essere una mosca bianca, che ha capito prima degli altri.
Ma non deve neanche portarti a vivere il mondo con la mentalità della mosca bianca nel caso tu abbia avuto ragione in più d'una occasione. Se sviluppi questo tipo di "fotografia" del mondo, hai un valido sistema di riferimento per praticare l'autocritica ottenendo dei risultati tangibili: ovvero l'insieme delle strategie che devi adottare per ottenere quello che ritieni per te migliore dal mondo.
Se invece pratichi l'autocritica ed usi come riferimento un modello autoreferenziante, ovvero che non tiene conto della realtà, ma solo delle tue percezioni, rischi di scivolare in uno dei due estremi della sega mentale che ho citato in premessa: la mitomania con delirio istrionico da un canto, e la depressione nichilistica dall'altro.
Nel primo caso, tendi a pensare che tutto quello che fai sia giusto, e ti convinci di essere quello che non sei, fino ad arrivare al paradosso patologico di crearti un passato inesistente. Ogni insuccesso viene imputato all'errore degli altri, perchè ti consideri perfetto. Nel secondo, tendi invece a ridurre qualsiasi cosa tu possa fare a qualcosa di assolutamente inutile, che in ogni caso non potrà cambiare la situazione. Questo perchè ti consideri assolutamente inadatto al mondo.
In entrambe i casi, il problema è la ricostruzione di se stessi (quello che io chiamo Immagine Virtuale), che è scollata dalla realtà.
Concludendo: prima di poter fare autocritica, occorre indagare su cosa hai intorno, scardinando i preconcetti. Il che, non è assolutamente facile... 
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« Ultima modifica: 10 Maggio 2010, 14:00:42 da TermYnator »
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