Come primo post ho deciso di condividere un breve riassunto e le mie impressioni riguardo a questo libro sull'affascinante figura del dandy.. che non si capisce mai bene chi sia, visto che le informazioni e studi rivolti a questo personaggio sono sempre abbastanza superficiali e non rivelano mai la sua essenza.
Ripeto: è il mio primo post, quindi se scrivo cacchiate oppure non ho frainteso lo spirito del forum linciatemi subito 
Anzitutto il libro è un saggio, rivolto a chi abbia buone conoscenze della terminologia filosofica, che tenta di dare una risposta alla domanda “chi è o che cos'è un dandy?”, figura relegata molte volte solo all'ambito letterario.
Dandy in sostanza colui che ha visto la morte di Dio e lo squallore di una società rivolta sempre più all'utile e all'efficienza .
Rifiutando il moralismo, il razionalismo ed il materialismo si ritiene un esule, rivolto alla ricerca dell'assoluto tramite una visione della vita estetica.
Sebbene disprezzi l'aristocrazia si gode le feste e la vita sociale senza però rinunciare ad uno dei tratti che più lo caratterizzano il cinismo.
Il dandy non è che abbia vita molto facile: il culto esclusivo della bellezza e dell'estromissione della realtà e il tentativo di risolvere il rapporto arte/vita a vantaggio della prima o non porta da nessuna parte (come il personaggio creato da Huysmans, Esseintes) o finisce nella tragedia (il piu famoso, Dorian Gray).
Perchè è così difficile la vita del dandy? Perchè il suo è un disperato tentativo di giungere all'unione di anima e corpo, spezzando la tradizione Platonica, e alla sintesi di due ideali di essenza metafisica, ma di natura estetica, che furono l'edonismo epicureo e l'ascesi stoica (diventare ciò che si è diverso dal perseguire il piacere).
Essenza di questa affascinante figura si può ricondurre a due grandi pensatori dell'800: Kierkegaard e Nietzsche (studiare sti qua all'università è masochismo puro oltre che una rottura di cazzo).
Il percorso del primo porta ad un movimento trans-scendente attraverso i vari passaggi che un uomo affronta nella vita. Lo stadio estetico che corrisponde alla giovinezza, l'età del godimento e del piacere, legato all'istante. Il problema di vivere esteticamente è che si vedono i momenti della propria vita come frammentati con consecutiva potente depressione.
Poi si passa allo stadio etico, dove l'individuo sceglie consapevolmente l'indirizzo della propria vita.
Anche qui si rende conto che la vita fa schifo.
L'ultima fase è lo stadio religioso: in sostanza ci si affida tra le braccia del signore.
Nietzsche propone il percorso inverso, dal religioso all'estetico (senza passare per l'etico) in un movimento trans-discendente. Se Dio è morto e con lui sono crollati i valori assoluti della morale non rimane che ripiegare sull'esperienza estetica.
Perchè tutta sta riflessione?
Perchè questi sono i due percorsi che hanno affrontato due dandy importantissimi: Oscar Wilde, il movimento trans-scende e Baudelaire il movimento trans-discendente.
Questo è quello che troverete nel libro e ne consiglio la lettura a chi abbia le palle di affrontare un saggio lento fino alla morte e a chi abbia conoscenze sufficienti.
Aster
PS per eventuali semplificazioni troppo azzardate chiedo scusa in anticipo 