Le chiesi cosa facesse a Roma, rispose che avrebbe cominciato un nuovo
lavoro a Londra, e che quindi si era presa una settimana di vacanza per
salutare i vecchi amici romani,.
Ma subito dopo mi disse che forse aveva sbagliato nel
chiamarmi...
Mantenni a stento la calma, e le proposi di andare al mare.
Il giorno dopo, infilati i rituali bermuda con i quali avevo dominato l'isola,
mi tradussi col mezzo meccanico sotto casa sua e partimmo alla volta
delle spiagge di Fregene. Lettini, coca cola, e tanto sole.
Quella donna aveva il pessimo potere di farmi arrapare
nelle situazioni più strane.
Ricordo che una sera , colti da arrapamento improvviso, eravamo usciti
da una discoteca per infrattarci.
Non essendoci di meglio che un'area a lavori in corso, lei era finita seduta sopra la pala
di un bulldozer senza mutande. Era l'unica superficie comoda per poggiare le sue chiappe
tenendola per le cosce.
Fu un'esperienza magnifica, se non fosse stato per il livido nei coglioni che
mi aveva provocato il ripetuto urto con uno dei denti della pala.
Di fatto, steso ventralmente sul lettino, stavo brandeggiando vistosamente.
Igor, faceva capolino da una parte. Non me ne accorsi finchè non lo
sentii afferrato...
A quel punto i giochi erano fatti: le mie propensioni erano chiare, lei mi
aveva acchiapato l'uccello, e non per sbaglio, quindi cercai di termynare
l'evolversi degli eventi acchiappandogliela per par condicio.
Ma si negò...
Incazzatissimo, mi rimisi sul lettino, pensando al culo di un'amica di mia
Nonna (93), visto per errore mentre cambiava la pancera di contenimento.
Un'ottimo sistema per ridurre Igor alle dimensioni di un microbo.
La viscida, non contenta, si mise pure in topless. Ma stoico, non
distoglievo il pensiero da quel sedere che aveva visto quasi un secolo,
e Igor non si mosse.
Alla domanda "cosa hai?" non risposi, l'avrei strozzata.
Tornammo a casa sua, insistette perchè rimanessi a cena, cena basata sul
racconto di tutti i suoi flirt, e delle "grandi" emozioni che le avevano
provocato, della sua nuova ed entusiasmante vita, e un'altra marea di
stronzate. Nel frattempo cominciai ad aver pena del tanto vituperato crucco:
in fondo era stato una vittima anche lui, io mi ero fatto 4000 km, per
vederla, ma in fondo ero stato li quasi 4 mesi, avevo fatto nuove
esperienze, avevo imparato l'inglese, e mi ero fatto diverse trombate.
Lui quella distanza se l'era sparata non so quante volte per passare un week
end con un troione, che dopo 5 minuti scappava da un'altro
(saltuariamente incarnato pure da me).
Si era fatto tardi, e decisi di andare.
Ma lei, col suo fare ammaliante cominciò a fare strane allusioni,a dire che
da tanto tempo non dormiva da sola in quella casa...
Rimasi, c'era solo il suo letto, ad una piazza per giunta.
In un metro scarso per due, nudo nel letto con una che
vi fa impazzire e con la quale avete una storia da due anni e mezzo nuda nel
letto, che avreste fatto?
NON FECI NULLA! Ero talmente depresso da aver paura di essere rifiutato...
Ma dormendo sullo stesso fianco, ed essendo un corpo umano spesso circa 25
centimetri, necessitando di almeno dieci centimetri per lato onde non cadere
dal letto, non essendo l'unico nel letto, ed essendo il medesimo di circa 80
cm con un pisello di oltre 20 cm...
Insomma glielo avevo "appuntato" nel culo per mancanza di spazio.
Ah , quel sedere, bello, morbido, liscio come la seta... Un barbaro urlo mi
strappo' da quelle romantiche considerazioni. "Lo sapevo che ci avresti
provato, non mi dovevo fidare..." e mi scansò violentemente.
Mi alzai come un matto strappando le lenzuola, gettai il cuscino dalla
finestra imprecando come un beduino che non trova acqua, e la mandai
affanculo con tutto il fiato che avevo in corpo. Mi trattenni dal ridarle il
ceffone del quale mi ero pentito tempo prima, che mi scaturiva dritto dritto
dal corpo, la rimandai affanculo giurando che era l'ultima volta che ci
vedevamo e me ne andai nudo coi panni in spalla per non rimanere un'attimo
di più in quella cazzo di casa: sarebbe stato sufficiente a trasformare il
mio attuale indirizzo di posta in TermYnator@rebibbia.org
Mi rivestii per le scale mentre scendevo, bestemmiando come il mio avo
turco e calciando tutte le porte del palazzo.
Piangevo, sbraitavo, tiravo zampate dappertutto: ero incazzato come non mai.
Quella stronza, mi faceva sentire impotente, mi distruggeva, ed il mio codice
d'onore mi impediva di schiantarglielo nel culo previa sabbiatura del
membro.
Ma penso che le avrebbe fatto del bene. E comunque, sarebbe stata
meno male di me.
Quello che più mi preoccupava era il fatto di non riuscire ad uscirne,
percui chiamai la mia datrice di lavoro, ed anticipai la mia partenza di
qualche giorno.
Partii per l'Aquila.
Continua...
--
TermYnator
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