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Autore Topic:

Perché c'è sempre qualche dipendenza?

(Letto 532 volte)

Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« del: 05 Dicembre 2016, 08:03:06 »

Perché dobbiamo attuare sempre qualche comportamento autodistruttivo?

Da dove nasce questa predisposizione ai brutti vizi spesso dannosi per la mente e per l'organismo?

Si può raggiungere uno stato di benessere o la nostra parte controproducente sfocierá sempre in qualcosa?

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Samuel31862

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #1 del: 05 Dicembre 2016, 13:11:20 »

Perché ci sono istinti che vanno contro a quello di sopravvivenza....le guarigioni ci sono perché esistono le malattie, il giorno esiste come esiste la notte...se ti fermi a osservare l'universo, per ogni cosa puoi trovare il suo opposto, anche l'energia elettrica è fatta da cariche di segno + e di segno - Esattamente come l'uomo riesce a sopravvivere riesce anche ad annientarsi. Le dipendenze ci sono perché è sempre maggiore il numero di persone a cui manca un ingrediente fondamentale della vita: l'amore per se stessi...altrimenti perché uno dovrebbe sviluppare una dipendenza? Le dipendenze nascono in persone che non sono centrate su se stesse a cui la vita così com'è non piace e allora devono trovare una valvola di sfogo. Lavorare per migliorare la propria vita è più duro di un mero sfogo in una dipendenza e molte persone scelgono la strada più facile che però porta alla rovina.

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #2 del: 06 Dicembre 2016, 15:45:48 »

Citato da: Samuel31862 il 05 Dicembre 2016, 08:03:06

Perché dobbiamo attuare sempre qualche comportamento autodistruttivo?

Da dove nasce questa predisposizione ai brutti vizi spesso dannosi per la mente e per l'organismo?

Si può raggiungere uno stato di benessere o la nostra parte controproducente sfocierá sempre in qualcosa?

A naso, credo sia in relazione ai comportamenti del care giver quando eri piccolo, ma posso sbagliare. KikY può rispondere in modo molto più preciso.

 Heart

« Ultima modifica: 06 Dicembre 2016, 15:56:03 da TermYnator »

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #3 del: 07 Dicembre 2016, 00:45:37 »

Eccomi, vediamo cosa posso dire su questo argomento.

Le domande che poni, Samuel31862, non sono di facile risposta, anzi direi che è molto difficile dare una risposta unica. Le tue domande comportano risposte complesse che si situano al confine tra scienza e filosofia, posso, quindi, solo tentare di rispondere.

Posso dirti che da un punto di vista neurologico siamo "conformati" per sviluppare dipendenze da ciò che ci dà piacere. Esiste un nucleo, nella parte più interna nel nostro cervello che ha la funzione di ricompensare con la dopamina, ossia facendoci provare piacere, tutto ciò che è utile per la nostra sopravvivenza (cibo, sesso ecc..). Questo nucleo e il meccanismo della dopamina si attivano e ci ricompensano anche per molte altre cose, anche non così buone e utili, come interazioni sociali, droghe, alcuni comportamenti e così via..
Alcuni comportamenti, per quanto distruttivi, non vengono riconosciuti dalla parte più ancestrale del nostro cervello come tali che, anzi, si premura di ricompensarci inducendo un vero e proprio condizionamento operante.
Con questo si può solo ipotizzare il ruolo della fisiologia neurale come causa di questi comportamenti negativi e autodistruttivi.

Per quanto riguarda ciò che ha accennato TermYnator, la teoria dell'attaccamento, si può pensare che anche questa influisca sulla nostra propensione a impegnarci in comportamenti negativi per noi stessi.
Secondo la teoria dell'attaccamento di Bowlby, fondamentali per lo sviluppo del neonato e del bambino sono, la relazione che stringe con il suo caregiver (figura che lo accudisce, generalmente la madre) e le risposte che il caregiver dà alle richieste del neonato o bambino [sono stati descritti 4 tipi di relazione con il caregiver]. La relazione con il caregiver aiuta il bambino a strutturare degli schemi del proprio sè, degli altri e di cosa aspettarsi dalle relazioni future. Questi schemi sono detti Modelli Operativi Interni (MOI). I MOI strutturano il nostro modo di pensare, di vedere il mondo, di selezionare le informazioni dall'ambiente e reagire ad esse. Si può pensare che la tendenza a mettere in atto comportamenti negativi e autodistruttivi sia parte di un MOI, strutturatosi in seguito ad una relazione non perfetta con il proprio caregiver, che ha obbligato il neonato o bambino ad adottare strategie inizialmente adattive, per proteggersi dalla relazione che porta sofferenza, che quando in seguito si sono cristallizzate in MOI possono diventare, per l'adulto, disadattive.

Lo stesso Freud si pose un quesito molto simile al tuo. La sua teoria fondata sulla pulsione di vita,la libido, l'Eros, sembrava non riuscire a spiegare tutti i fenomeni della vita psichica e sociale dell'individuo. Postulò quindi una pulsione da contrapporre alla prima: la pulsione di morte, Thanatos.
Con Freud si va più sul filosofico, ma come avrai inteso, non credo esista una risposta unica e definitiva ai tuoi quesiti, secondo me quindi, partendo magari dagli elementi che nel mio piccolo ho potuto darti, se ne può discutere, ognuno può formarsi la sua idea ma sarà difficile, poi, dire chi ha ragione, chi ha scoperto la causa di tutti i mali dell'uomo.

Spero ti sia in qualche modo d'aiuto quello che ho potuto dirti

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KikY

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #4 del: 07 Dicembre 2016, 00:51:16 »

Citato da: KikY il 07 Dicembre 2016, 00:45:37

Eccomi, vediamo cosa posso dire su questo argomento.
...

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #5 del: 07 Dicembre 2016, 11:04:47 »

Grazie a tutti, per le splendide risposte. I miei occhi ci sono leggermente aperti, da questa oscurità. Ma temo che su questo argomento ci sarà sempre una dose di confusione.

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Samuel31862

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #6 del: 14 Gennaio 2017, 10:36:40 »

Secondo me, parlo da profano, da giovane ti può capitare di seguire brutte strade, magari anche solo per farti notare. Magari la cosa ti piace, però intanto gli anni passano, e ti trovi adulto. Da adulto inizi anche a metterti in discussione, capendo che certe cose le facevi solo perché eri adolescente... ma questo con la razionalità.
Come ha detto KikY, una parte del tuo cervello sarà sempre attratta da certe cose, che siano comportamenti, sostanze o chissà che, e quindi non riesci mai a farne completamente a meno. Lo vedo, purtroppo, anche sulla mia pelle.

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Union Jack

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #7 del: 14 Marzo 2017, 23:53:26 »

Ciao Samuel, ho letto con interesse il tuo topic e le risposte avute. Ti presento il professionista dell'autolesionismo. Il funambolo che si diverte a penzolare attaccato alla corda delle virtù dondolandosi nel baratro dei vizi col rischio di rimanerci.
Beh oddio, non faccio niente di così pericoloso, ma essendo una persona che tende a prendere molto sul serio la sua esistenza, il solo fatto di spendere molto tempo e denaro dietro a innumerevoli vizi invece che impegnarsi a costruirsi soddisfazioni è ritenuto paragonabile all'annullamento di questa splendida opportunità che è la vita.
Sfrutterò questo topic come sfogo già che ci sono, quindi quello che dirò non sarà forse così ponderato, ma esprime di certo una sfaccettatura tangibile del problema.
sono un ragazzo fortunato. Ho un bell'aspetto. un fisico atletico. Una discreta faccia tosta. Abilità in molti campi e molti interessi. Sono insicuro.
A 30 anni ormai mi sento di essere sull'ultimo giro di pista della serata, dopo vorrei anche ritirarmi a fare una vita più ricca di responsabilità. E ancora non mi sento di aver vissuto abbastanza da irresponsabile da poter voltare pagina.
Ho sempre cercato con grande desiderio e grande inventiva strade psico-filo-religiose che mi conducessero all'illuminazione, la capacità di gestire una vita in forza, integrità e stabilità emotiva. Questo mi ha portato ad altrettante delusioni. Il mio cervello, oltre che indirizzarmi da tutt'altre parti in cerca di facili contentini, mi puniva con l'autocommiserazione. Figlio di puttana... Ne ero comunque sicuro, non soffrivo ancora abbastanza da riuscire a cambiare regime. Non so se cambierà mai a questo punto, forse la mia vita sarà fatta di continui sforzi e delusioni. Forse mi sono sempre illuso.
In psicologia si consiglia spesso di accettare le cose per poterle vivere bene. Forse ero così cieco che non capivo che la mia ricerca di una grande felicità e stabilità era una grande illusione. Quello che adesso scrivo fa parte del mo sfogo... forse cambierò ancora idea o forse mi girano e basta... ma al momento attuale penso che la vita non sia più così bella. Penso che sia una grande sofferenza. E l'unica cosa che puoi fare è lottare e soffrire, privarti dei piaceri, è inutile, i vizi non ti renderanno la vita più piacevole. per quel che vedo, siamo destinati a passare in un corridoio di rovi, e se ti nascondi a fumare una sigaretta non solo non stai vivendo, ma ti stai illudendo che la vita sia diversa, più piacevole. La vita è una merda. Ma se la affronti puoi ritagliarti soddisfazioni, e momenti felici con persone a cui vuoi bene. E le religioni comunque ti mandano messaggi rassicuranti: ama gli altri, non gli oggetti e i vizi, perchè quelli sono fonte di frustrazione e perdizione.
Insomma, forse accettare che la vita è dura, durissima, è la prima accettazione da fare per non andare più in crisi... almeno, questa è la mia ultima filosofia. Vedremo quanto dura. Per ora quindi, ogni momento che non fumo, che non perdo tempo a giocare, o su facebook, a mangiare, a bere o a fare altre cazzate... ogni momento che sento salire la rabbia, mi dico che sta uscendo il mio carattere, e avendo più tempo libero mi dedico ad affrontare la croce che mi sono scelto... e per adesso, nonostante la tigna, non è così male...   Heart

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JeanCloud

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #8 del: 15 Marzo 2017, 00:06:58 »

prima che pensiate male, non sono diventato depresso. La tendenza è sempre a prendere le cose troppo sul serio (credo che non cambierà mai), ma spero che prendendo le cose in modo più realistico (non dev'essere per forza cinismo, può benissimo non essere semplicemente ottimista a tutti i costi) anche il mio comportamento diventerà più rilassato e naturale. E in effetti cmq vedo che nei rapporti sociali mi sento più leggero e spontaneo, per ora.
Nel concreto sto cercando di dare un taglio netto a sigarette, facebook, spuntini non programmati e alcool, internet, tutto quello che mi rubava un sacco di tempo e mi costava distrazioni, salute, soldi e autostima.
Non mi colpevolizzerò di certo se una sera mi ubriaco o vado al giapponese, ma in generale voglio vedere che effetto mi fa.
Per ora vedo che mi sto dedicando più spontaneamente a quelle cose che tengo spesso in sospeso nelle mie attività (lavoro, seduzione, sport, arte), e che mi è salita una grande aggressività che pian piano vedo convogliarsi nella determinazione nel fare le cose.
Però mi sa che, siccome sono uno che non si sa controllare nei vizi, nella mia vita dovrò tenere una decisione netta: o i vizi, o le virtù. E siccome non c'è molta scelta, proviamo a fare lo sforzo.

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #9 del: 15 Marzo 2017, 16:00:45 »

Dal basso della mia ignoranza, mi permetto di aggiungere qualcosa che, probabilmente, non è maggioritario nel problmena, ma penso sia comunque parte in causa del problema esposto.

Mi permetto di cominciare dall'Italia degli anni '50, le macerie sono ancora visibilissime, i lutti ben meno, ma non per questo meno presenti nel quotidiano di praticamente tutti gli Italiani, ed i pezzi di guerra, fatti di rottami abbandonati, armi e munizioni che saltano fuori spesso, insieme alle mine che saltano in aria con i contadini che le pestano, sono sostanzialmente nel quotidiano ed alla luce del sole.
Però quella è l'Italia che sta già mettendo in moto il "miracolo economico Italiano" ( https://it.wikipedia.org/...racolo_economico_italiano ), che porterà l'Italia ad essere stabilmente inserita nel G8, che porterà alla nascita dello "stile made in Italy", che ci renderà invidiabili per produzione ed appetibili per qualità dei prodotti.

Ma come direte voi, si cammina quasi tra i cadaveri e la storia dimostra che si entra a passi di marcia, tra i big economici del mondo?
Si esatto, e sebbene temendo di sbagliare, proprio per quello ce l'abbiamo fatta, si guardava avanti, si guardava al futuro, soprattutto si avevano prospettive, futuro, certezze concrete nel domani.
Ecco che la gente, avendo un motivo chiaro per costruirsi un domani, lavorava alacremente e con gioia, sapeva che stava coltivando il giardino della propria vita, che sarebbe stato bello poi, ammirare rigoglioso nella stagione della vecchiaia.

Ma oggi, i "generazione Y" (vedi wikipedia) si trovano davanti alla stessa cosa dei loro nonni, però con parametri, prospettive ed orizzonti totalmente diversi.
I gen. Y hanno alla nascita le identiche necessità e speranze dei loro nonni, però non possono ottemperarvi.
Non hanno prospettive per il futuro, salvo la disoccupazione alternata allo schiavismo.
Il loro futuro si riduce a pochi giorni, perchè sanno che alla morte dei nonni e dei genitori, non potranno permettersi forse, nemmeno di mangiare tre pasti al giuorno.
Le uniche certezze concrete che hanno, è che non possono farsi una famiglia, perchè la conditio sine qua non è un lavoro a tempo indeterminato, che permetta l'acquisto di una casa e relativo mutuo.
Unas famiglia che non ha solidità economica è destinata all'estinzione, ciò porta a perdere i motivi per coltivare il giardino della propria vita.
Arriva tra i 20 ed i 30 anni, quella che io chiamo "età della disillusione", nella quale finalmente esci dall'uovo e ti rendi conto che la tuo giardino da coltivare, sostanzialmente è una distesa di aridità e rocce che spuntano ovunque.
Quindi non hai un futuro, non hai mezzi per una famiglia, evidentemente perdi i motivi fondanti per vivere ed essere felice, cosa che secondo me, è alla base dell'aumento degli animali da compagnia.
Essi non hanno capire del futuro, non hanno coscienza di se (dimostrato scentificamente, in barba agli animalari), basta un posto per dormire e qualcuno che gli regala il cibo, a loro che vivono al momento, senza prospettive ne altro, essendo governati dall'istinto di sopravvivenza e nulla più, quel poco basta.
Nel momento in cui "il loro umano" smette di regalare cibo, l'amorevole "bambino pelosetto" manda affanculo la "famiglia adottiva" e va a cercare cibo altrove, va pacifico anche tra i rifiuti.
Questo però è un po O.T. all'apparenza, ma in realtà è quello che i gen. Y fanno già ora, si sbranano tra loro per un lavoro da schiavi, pagato troppo poco per vivere con decoro, a volte troppo poco per vivere tout court.
Un recente sondaggio è stato preso in mano dall'articolista di un quotidiano, che parlava di una cosa simile.
Le aziende, hanno fatto agli esperti di marcketing una domanda molto semplice, perchè dai gen. Y in poi, non riusciamo a vendere prodotti finanziari? Quale motivo non rende accattivanti le nostre auto? Qiuale strategia pubblicitaria dobbiamo adottare per vendere i viaggi? Ecc. Ecc. Ecc.
Vi risparmio la pappardella, anche prodotti di prima necessità denotano flessioni e la pirateria è arrivata a vette inimmaginabili, nessuna multa o denuncia li spaventa, e nessun megadirettore galattico e superdirigente a 10 stellette capisce il perchè.

Lo ha spiegato un sondaggio nella maniera più semplice possibile, nessuno di loro compra nulla, perchè non hanno i soldi per permettersi ciò che non è indispensabile a vivere, ma anche quello, si compra scegliendo il meno costoso in assoluto.
L'articolo poi, spiegava che gli americani, hanno dei debiti di studio che, a conti fatti, non si ritiene che saranno mai onorati fino alla morte dello studente ed oltre.
Va anche detto che nessuno di quei giovani risparmia un solo centesimo, perchè il denaro che dovrebbero mettere via per la vecchiaia, secondo il loro sistema pensionistico, lo spendono al 50% per pagare i debiti di studio ed il 50% per le spese quotidiane, dato che i salari non bastano ed il licenziamento con lunga disoccupazione è ormai ciò che tutti si aspettano tutti i giorni, da alcuni anni.

Ecco, in un contesto simile, con simili scenari ergo prospettive sostanzialmente nulle, come puoi avere voglia di vivere, cioè evitare i comportamenti lesivi come fumare, bere troppo, vivere sregolatamente ecc. ecc.

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #10 del: 15 Marzo 2017, 18:17:36 »

La dipendenza è insita nel genere umano, l'importante è non averne di quelle con effetti collaterali
Non siamo e non saremo mai autarchici. Purtroppo

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Re: Perché c'è sempre qualche dipendenza?

« Risposta #11 del: 15 Marzo 2017, 21:48:01 »

Citato da: Samuel31862 il 05 Dicembre 2016, 08:03:06

Perché dobbiamo attuare sempre qualche comportamento autodistruttivo?

Perchè quando non riusciamo in qualcosa è molto più comodo lamentarsi dando la colpa alla sfiga, in questo modo si delega a un'entità esterna la responsabilità di ciò che ci va male.
Darsi da fare, analizzare la situazione, cercare soluzioni e dedicarci del tempo è più faticoso; aggiungendo la non certezza di risolvere il problema si ha (a mio avviso) una sorta di timore di sentirsi idioti davanti ad un mondo che continua a lamentarsi e ti dice "te l'avevo detto che era impossibile".

Citato da: Samuel31862 il 05 Dicembre 2016, 08:03:06

Da dove nasce questa predisposizione ai brutti vizi spesso dannosi per la mente e per l'organismo?

Dipende quali sono i brutti vizi...

Citato da: Samuel31862 il 05 Dicembre 2016, 08:03:06

Si può raggiungere uno stato di benessere o la nostra parte controproducente sfocierá sempre in qualcosa?

Si, certo. Una volta che inizi ad ottenere dei risultati acquisti anche la consapevolezza di farcela. L'ottenere un risultato è infinitamente più soddisfacente del mollare il colpo per non faticar

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