Vorrei condividere con voi ciò che penso di questo concetto, specialmente con i novelli. Infatti molto spesso sento fare discorsi come questo: "grazie che ha successo, ha i soldi", oppure "è normale che abbia successo, ma hai visto la macchina che guida? e la sua casa? per non parlare del lavoro che fa..." e via discorrendo.
Premetto subito che le osservazioni sopra riportate, se scomposte in proposizioni causali, come queste:
ha la macchinona (causa) ---> quindi riesce a beccare (effetto)
sono sostanzialmente corrette.
Avete letto bene, al bando le ipocrisie, questo corrisponde al vero. Il problema è che le frasi di cui sopra hanno un difetto enorme: non evidenziano dov'è il valore perchè mettono dai due lati dell'equazione la macchinona (causa e non è corretto) e il fatto che il tizio ha successo (effetto ed è corretto).
Cominciamo col dire che il valore dipende dall'importanza.
Cos'è l'importanza? essa è una forza impersonale che noi imprimiamo, coscientemente oppure no, a qualsiasi ente.
Questa forza ha la proprietà di attivare le catene di causa-effetto fino a risalire ai nostri desideri.
Se noi diamo importanza a noi stessi oppure non la diamo a noi stessi, le cose cambiano radicalmente.
E' banale, ma vale la pena rifletterci.
Chi da importanza a se stesso è pervaso da una calma assoluta e non avrà mai fretta di intervenire nello stesso momento in cui altri parlano, perchè conosce a priori la forza delle proprie idee. Non risponderà mai dopo tre o quattro squilli al cellulare oppure non risponderà affatto se è un minimo impegnato con se stesso, che è la persona più importante al mondo per lui.
Potremmo scrivere libri sul comportamento dell'uomo che si autovalorizza, ma quello che fa la differenza è certamente il dialogo interno: si dirà sempre "ma sì, giochiamo, che ho da perdere!" oppure "ho voglia sempre e comunque di far godere agli altri della mia compagnia e in subordine godere di quella degli altri".
Questo vuol dire che quell'uomo è un soggetto in movimento.
E' dinamico, esce di casa, va alle feste, fa incontri, conosce nuova gente, sante, puttane, clienti, marinai, malfattori e gentiluomini, insomma vive.
E' appena il caso di notare come invece l'uomo che non si da valore abbia un dialogo interno conscio distruttivo ("adesso non esco, tanto non me ne va mai bene una", "non mi va, non posso") ma ciò che è peggio abbia quello che io definisco la zona grigia, cioè quell'insieme di pensieri distruttivi disvalorizzatori che sono annidati nel subconscio e che lavorano contro di lui senza che lo sappia, facendogli provare sensazioni negative a bella posta in determinati momenti.
Torniamo adesso all'importanza: come si fa a darla?
Diciamo subito che se fosse facile come fanno a darla le femine saremmo tutti realizzati, felici e contenti.
Invece questo per me è un processo in parte acroamatico e quindi essoterico, in parte interno ed exoterico.
Prendiamo il caso del darsi importanza: il potere di darla l'abbiamo noi, come visto prima, l'oggetto del "lancio" dell'importanza siamo noi stessi.
Per essere più preciso il bersaglio da colpire in questo caso si trova dentro di noi, in un luogo che per me non è fisico.
Così come non è fisica la mente conscia o inconscia ma ne possiamo conoscere le proprietà, allo stesso modo esiste un altare dentro di noi al quale possiamo continuamente parlare e lanciare le nostre invocazioni.
E' un processo che può essere finito o infinito, lungo o corto, non è possibile dirlo prima.
Fatto sta che ad un certo punto qualcosa si muove.
Qualcosa dentro scatta e si comincia a manifestare all'esterno, all'inizio in maniera automatica.
Dopo un discorso insieme a degli sconosciuti, mentre tutti ci guardano e sono al massimo della trepidazione, ci si domanda: "ho avuto io la forza di essere così convincente, senza volerlo?".
E veniamo, infine, alle auto e ai soldi nel rimorchio, vero argomento parafilosofico elettivo del novello, il quale riduce la sostanza nel "scopa perchè ha" e al converso la sentenza per lui fa "non scopo perchè non ho".
Ebbene, c'è un problema. L'uomo che ha questi beni materiali, non li ha in quanto essi sono stati acquisiti per destinazione di predazione delle donne, ma li ha in quanto egli si è ritenuto degno di averli: quello era il suo standard. Questo tipo di uomo valorizzato, per banalizzare nella mia disamina, ha inizato nel punto x della sua vita dal quale ha deciso che valeva a prendere decisioni consce o inconsce che lo hanno portato ad avere, dopo che aveva deciso di essere, però.
Ecco perchè ha deciso di andare in palestra.
Ecco perchè quando aveva finito le superiori si è iscritto all'università.
Ecco perchè ha selezionato i suoi amici in base al rispetto e non solo alla convenienza.
Certo quando si è iscritto a ingegneria o a nuoto non lo ha fatto perchè ha pensato "ecco, divento un superuomo o il nuovo Marchionne" ma soltanto perchè, amandosi, non poteva fare altrimenti.
Prendete uno che, con tutto il mio rispetto ci mancherebbe, va in giro con la punto (auto rispettabilissima) e fa il dipendente da Mcdonalds (lavoro rispettabilissimo). E' diverso da uno che fa il medico dopo essersi fatto un mazzo tanto e si può permettere un mercedes cls? certo.
E vi sarà pure capitato di sentir dire al primo che non è giusto, il mondo fa schifo, le donne sono troie e vanno solo con il secondo soggetto di cui sopra.
Ma se egli avesse scelto di costruirsi un domani diverso pagandone il prezzo, se avesse scelto di costruirsi fisicamente e culturalmente in modo diverso, anche qui pagando a caro prezzo, non si potrebbe trovare nella stessa situazione di quello che lui invidia? certo.
E allora, catarticamente, perchè cazzo non lo ha fatto?
Perchè non si ama, non si da importanza, non si coltiva il suo meraviglioso altare interno, che non sa di avere, che piano piano non curato impolvera e s'imbianca, con lui.
Guai a dirgli che chi lui invidia non da alle cose materiali che ha molta importanza, mentre lui vive senza attribuendo l'importanza medesima a quegli oggetti e non a lui stesso, comportandosi di conseguenza.
Veniamo alla parte finale del lungo discorso.
Mi sento già dire, ma tu come cavolo fai a sapere che è così?
Io sono un uomo, come voi. Per di più sono un naturalista osservativo, io sperimento e osservo.
Tutto qui.
Vorrei per concludere raccontarvi di come l'altra sera ho aperto, anzi no perchè tecnicamente sono stato aperto, da un gruppo di 6 femine sconosciute con tre maschi (sono stato aperto da una comitiva) senza aver premeditato niente, e di come la più avvenente tra esse mi abbia invitato a sedere e mi abbia cominciato a testare (Mistery direbbe neggare) e di come il suo comportamento si infrangesse sul mio muro di totale calma e comprensione, mentre un mio amico presente uscito con me se la faceva nelle mutande e scappava via alla prima occasione con banali scuse.
Ad un certo punto, mentre mi divertivo con quelle persone meravigliose come me, in pace con me stesso e senza secondi fini, mi sono guardato all'interno e mi è parsa in tutta la sua chiarezza la differenza tra il me stesso di oggi e quello di tanti anni fa, e il mio amico, sempre sulla difensiva e senza riuscire a farsi dare troppo retta, mi ha fatto da specchio in questo senso.
Lui era come io ero quindici anni fa.
Siccome lui è più grande di me, e quindici anni son passati, allora vuol dire che qualcuno ha lavorato su se stesso, duramente, si è accettato, corteggiato, mandato a fare in culo diverse volte, odiato anche a volte ma infine è riuscito a capirsi e a darsi quella benedetta importanza.
Altri, invece, forse no.