Capì che in un momento di difficoltà, quando vedi le tue certezze vacillare, tendi ad incolparti di colpe che non hai, e che per liberarti da questo peso alteri la realtà. Kurghan si rese conto di aver fatto del male a Sigmundea. Ma più di ogni altra cosa, si rese conto di aver mancato di rispetto a se stesso.
Kurghan prese quindi una tela in cantina, un tubo di colore ed un pennello. Si mise davanti allo specchio, e scrisse sulla tela:
"Nessun insulto può uccidere un uomo, a meno che quell'insulto non venga da egli stesso."
Appese la tela sopra il suo Cezanne, e la contemplò lungamente.
K:"Bello, mi piace..."
Kurghan, accese il suo stereo, infilando il suo CD preferito per pensare:
Poi mise il suo grembiule da cucina, lo stesso che usava per preparare le sue cenette intime, e cucinò: guazzetto di gamberi, aragosta al court bouillon, e salmone in tartine come antipasto.
Cucinò per il piacere di cucinare, l'unico spettatore della sua performance, era infatti lui stesso.
Kurghan era un amante della perfezione: apparecchiò la tavola con tanto di argenteria e piatti metallici.
Un solo posto: argento su blu di prussia della tovaglia, ed un candeliere in mezzo al tavolo. Appena si sedette, davanti ai suoi occhi volarono le sofferenze della sua infanzia da superdotato incompreso.
Pensò allla sua nascita, al fatto che si considerasse l'unico ad aver prodotto un ricordo di quell'evento. L'incontro con il Maestro, le mille tappe del suo cambiamento. Dolly, Gundbjorn, e Fiore di Lotto.
Quel turbinio di immagini lo sconvolse, e piangente, Kurghan vide la sua immagine: quella che non aveva visto fino ad allora: l'immagine distruttiva, quella che l'avrebbe ridotto in cenere se le avesse lasciato campo libero. Kurghan si rese conto di essrere tremendamente solo.
Si stese sul divano, e contemplà le opere d'arte che conteneva la sua casa.
Pensò a quanta passione dovevano aver messo gli autori dei bronzi che sorreggevano il bastone delle sue tende, pensò a quanta sofferenza c'era nei quadri che aveva appeso alle pareti, pensò a quanta voglia di vita c'era in tutti quei tentativi di superare il limite della perfezione.
Kurghan vide la sua immagine sola in mezzo agli uomini: e si rese conto che l'emergere dalla massa, implica il distacco dalla stessa.
Cambiò di nuovo CD:
E capì che lui stesso era un artista: un artista del rimorchio. Un artista dell'emozione, un artista della parola e del comando. Ciò che i grandi maestri suscitavano nel cuore delle persone, lui lo destava muovendosi, parlando e toccando. Kurghan capì che le motivazioni che lo avevano portato all'odio, erano inesistenti: che ogniuno di noi sceglie il corso della propria vita, e che a nessuno si può fare una colpa di questa scelta. Perchè il primo a pagare, è proprio chi sceglie.
Non ha quindi importanza se un uomo decide di sedurre, o essere l'oggetto di seduzione.
Non ha quindi importanza l'essere amati o l'amare. L'uomo deve compiacersi dell'esistenza dell'amore, e favorirlo in ogni sua forma. Anche se questa forma dovesse procurargli dolore. La gioia è nel sapere che la felicità, da qualche parte esiste.
Il fatto di sapere che esiste, ci da uno scopo da raggiungere, una speranza di felicità: la speranza di non sentirsi più soli. L'unico modo per alleviare il peso del pensiero più tetro che possa tormentarci: la morte.
E per l'ennesima volta nella sua vita, Kurghan sentì il bisogno di uscire, di esprimere la sua passione, di creare un nuovo momento di eternità.
E Kurghan uscì, e di nuovo creò. In uno splendido rimorchio che generò di nuovo amore.
Kurghan era di nuovo vivo.
Kurghan era di nuovo Kurghan.
E sulle splendide note del secondo movimento del "chiaro di luna" di Beethoven, che mi ha accompagnato in tante notti di passione, Kurghan torna alla sua vita e vi saluta.
Augurandomi che la sua vita, possa in qualche modo ispirare anche la vostra.
Fine.
« Ultima modifica: 30 Marzo 2011, 04:58:34 da TermYnator »
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