K:"Dopo aver girato mezza Europa dipingendo illustrazioni, ho deciso di mettere radici. Cercavo un posto dove tutti mi conoscessero, e dove potessi salutare tutti e tutti salutare me. Ero stufo di posti dove ti muore uno davanti e nessuno si ferma... Così ho scelto un posto piccolissimo, molto isolato, e mi sono comprato un enorme pezzo di terra pieno di piantine che fanno un olio meraviglioso. Io le guardo crescere..."
La mora fece tre espressioni in rapida successione: stupore, interesse, e poi quel delizioso piegare il collo aprendo al massimo gli occhi. Le sue pupille si erano dilatate, e ruotava leggermente su un asse immaginario che la attraversava dalla testa ai piedi.
Alzò di nuovo la testa, e dopo aver dato un'occhiata sfuggente in alto a sinistra, con un malcelato sorriso continuò ad interrogare Kurghan. Kurghan sapeva già come sarebbe andata a finire, quei pochi movimenti di lei, gli avevano fatto capire che era solo questione di minuti, che il contatto era vicino, anche se apparentemente nulla ne rivelava l'imminenza. Era gia sedotta, ma voleva qualche conferma per essere convinta. Alle donne non basta sentirsi trasportate: vogliono anche sentirsi sicure.
Kurghan rispose a poche domande, non amava essere passivo. Prese quindi di nuove le redini del gioco:
K:"Si, però così è noioso... Facciamo una cosa: io faccio una domanda a te e tu ne fai una a me. Piuttosto, come ti chiami?"
Mora "M.."
Kurghan la interruppe prima ancora che lei potesse dire il suo nome.
K:"Non dirmi il tuo nome vero: stasera, in questo strano posto, con questa strana luce, siamo quello che vogliamo. Quindi, dimmi come vuoi che ti chiami, non come ti hanno chiamata."
Mora:"Uhm... Ok, io sono Elecrta... Tu?"
K:"Piacere, TermY"
Mora:" E chi è TermY?"
K:"Il padre di un gatto con i superpoteri"
Mora:"Dai! (la mora dette una spintarella a Kurghan)... Chi è TermY?"
Quella spintarella era l'ultimo filo che tratteneva la spada di Damocle pendente sulla testa della mora.
Era stato lui a provocarla con una battutina che altri avrebbero ritenuto inutile. Ma quella battutina, in quel momento, serviva a far si che la mora rivelasse il suo livello di confidenza. Cosa che puntualmente
fece. Kurghan, non era uno sprovveduto, e si muoveva solo su suoli solidi. Ma a differenza di un dilettante, sapeva rendere un suolo fangoso duro come l'asfalto.
Kurghan rimase impassibile, e mollemente fece finta di ondeggiare su se stesso, come se avesse subito un colpo fortissimo. Rialzò gli occhi da terra, socchiudendoli in modo asimmetrico, e allargando la bocca in un sorriso malizioso. La guardò negli occhi, poi sulle labbra, e sentì il brivido che danno i feromoni.
Era giunto il momento del contatto.
Segue...
« Ultima modifica: 17 Gennaio 2011, 09:35:10 da TermYnator »
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