Uhm...sono d'accordo con te "volere è potere" , ma questa regola NON garantisce da sola un buon risultato , quando dall'altra parte ci sono persone che non ti mettono nelle condizioni di.......
Un metodo allora per quanto mi riguarda è cercare dei target "giusti", che non vuol dire cercare dei cessi abnormi, ma cercare "situazioni favorevoli", tipo una coppia di amiche che vanno in disco da sole
.
Ottimo. Ma c'è un punto critico in questo discorso: quali sono le caratteristiche che ti fanno ritenere un target giusto e l'altro sbagliato?
E su questo dettaglio che si gioca la partita, e conseguentemente le aperture. vvero le possibilità di successo. Può succedere che in una serata, un club presenti solo due/tre set. E può pure succedere che quei due tre set, siano infrequentabili. Ma è un caso raro.
Voglio raccontarti un aneddoto di campo dei fiori : durante il corso sono andato ad aprire due tipe , una bona e l'altra carina che erano insieme , bhè ora non ricordo la cazzata che ho detto in apertura, ma mentre quella carina (col pearcing sulla lingua tra l'altro) chiacchierava ed era incuriosità , l'altra era di una stronzaggine proprio da sbatterla al muro tanto è che è dovuto intervenire "er Freddo" che con fare moderatamente aggressivo ha detto rivolgendosi all'amica che dava corda :" ahò, ma l'amica tua fa sempre così!!" , solo allora ha taciuto. Se li ci fosse stato una persona solo un minimo insicura , "quella" se lo sarebbe masticato come una cagnaccia!!
Ok, ma sei ancora vivo!
Quindi, sebbene abbaiasse, la tipa non mordeva. E durante il corso, se ben ricordi, sono stati aperti anche set a bassa energia (il set delle tipe con la boccia di prosecco, che continuasti con il tuo collega), e con estrema semplicità .
Citi il Freddo.
Ma il Freddo, osserva, analizza e parte sia che sia in compagnia, sia che sia da solo. Ovviamente ci ha studiato su, ma se non avesse testato la teoria sul campo battendo il naso, sarebbe rimasto al palo. Che possa non andargli sempre bene è umano. La cosa importante, però, è che quando torna a casa, torna con la serenità di aver fatto quello che doveva fare, senza rimorsi. Una giocata storta capita infatti a chiunque. Ma ripensandoci, diventa una esperienza positiva, che migliora quelle avvenire.
Quindi, come sostengo ormai dai tempi in cui andavo a remi con Noè, prima si studia, poi si prova.
E provare, non significa per forza riuscire. Ma se non osi, di fatto non stai provando: stai cercando di riuscire senza prima aver provato.