L'umorismo è una delle componente di più difficili da analizzare, in quanto oltre al normale contenuto di ciò che si dice, deve essere accompagnao magistralmente anche dalla tonalità di voce e dal linguaggio del corpo.
Io personalmente e fortunatamente posso analizzarlo ogni giorno l'umorismo.
Poiché io frequento ancora il Liceo, io ho un compagno di classe che riesce a far ridere in modo allucinante.
Ragazzo tutto da conoscere. Premetto che non fa ridere lui, ma lui stesso riesce SEMPRE a tirare fuori la battuta pronta, praticamente quasi sempre.
Non lo si può vincere a livello verbale riguardo a battute, perché , come ho già detto, colui che lo sfida ha già perso. Sopratutto al primo hanno c'era una ragazza che voleva sempre stuzzicarlo e "batterlo" a livello verbale, ma ne usciva sempre sconfitta, perlopiù ridendo come una matta.
Tanto per citarvi una battuta, ma per far ridere dovrebbe essere contestualizzata, ma ci proverò.
Si stava parlando di una gita che si sarebbe fatta di lì a poco a Ferrara, dunque un nostro compagno, che corrisponde all'uomo sempre tra le nuvole, domanda al prof di filosofia:
Pirla:"prof, ma questa gita è obbligatoria?"
Prof:"sì"
Pirla:"quindi se uno non va, deve venire per forza a scuola o se ne sta a casa?"
Prof:"oddio per un giorno te ne puoi stare anche a casa"
Pirla:"Se uno invece viene a scuola, che fa?"
Prof:"Penso che chi non va in gita li mettono tutti in una stanza.."
Amico:"li mettono tutti in una stanza, li legano alla sedia e
li picchiano a sangue".
Non vi dico la risata fragorosa, anche dello stesso prof.
Tutto dovuto all'atmosfera di tranquillità iniziale, e con l'utilizzo dell'aprosdòketon("imprevisto", figura retorica che penso volesse intendere sunbeam prima) ci viene proposta una immagine completamente diversa da quella che pensava.
Cos'è l'aprosdòketon?
Aprosdoketon è termine greco costituito da tre parti essenziali: a- (alfa privativo), -pros- (letteralmente: verso, in direzione di), -doketon (da dokeo che significa ritengo, penso, mi sembra). Letteralmente significa "non ciò che pare, non ciò che sembra".
Un aprosdoketon è la parodia di un modo di dire o una frase abitudinaria o di una situazione di cui si presume la fine, ma ha dei rislvolti completamente inaspettati.
Un paio di veloci esempi impertinenti sono:
"l'erba del vicino è sempre piú buona" (dal notorio detto: "l'erba del vicino è sempre piú verde);
"a caval donato non si guarda in culo" (da "a caval donato non si guarda in bocca");
"dare un colpo al cerchio e dopo si fotte" ( da "dare un colpo al cerchio ed uno alla botte")
"mettere i cazzi tra le bocche" (da "mettere i bastoni tra le ruote")
"chi va piano, si trova l'uccello in mano" (da "chi va piano va sano e lontanto")
"chi dorme non piglia tempo, e chi ha tempo non piglia pesci" (da "chi dorme non piglia pesci")
Io trovo molto bravo Orazio e da questo si possono trovare molti spunti umoristici:
L'aprodòketon venne utilizzata da lui nell'epòdo 2 del libro degli Epòdi perlappunto: infatti egli ci offre uno splendido elogio della vita dei campi (certamente sincero dal punto di vista di Orazio), ma gli ultimi versi ci fanno sapere, con un rovesciamento sarcastico, che a pronunciarlo è un usuraio incapace di rinunciare ai suoi impegni cittadini.
Un'altra delle caratteristiche di Orazio in questo libro è il cosidetto "espressionismo", ossia la tendenza ad accentuare alcuni elementi delle realtà per aumentare l'impatto emotivo. Ciò si manifesta soprattuto negli epòdi 8 e 12 rivolti ad una vecchia libidinosa, che concupisce il poeta e sollecita da lui prestazioni sessuali. In questo caso l'impeto dell'autore trova sbocco nella descrizione impietosa della decadenza fisica delle donna, con un'esasperata attenzione per il brutto e il deforme e con l'insistenza sui particolari più osceni e disgustosi.
Di Orazio si nota l'umorismo sopratutto nelle Satire(da lui denominate Sermones):
Quelle che mi sono rimase più impresse sono:
-la nona del primo libro, nella quale abbiamo lo stesso Orazio come protagonista. Durante una passeggiata e lui stava pensando a non sa quali sciochezzuole e a un certo punto gli arriva incontro un tale di cui sa solo il nome.
Questo non lo vuole mollare un attimo, e Orazio cerca disperatamente di liberlarsene. E in questa contrappone la suo ideale di vita equilibrato e tollerante al rozzo e aggressivo arrivismo del suo fastidioso interlocutore;
-la quinta del secondo libro, qui il poeta scompare del tutto Vi troviamo infatti Ulisse che nell'oltretomba chiede consiglio all'indovino Tiresia su come recuperare il suo patrimonio, dilapidato dai Proci: Tiresia gli propone il mestiere di cacciatore di eredità (o captatores sempre in cerca di qualche riccone rincitrullito da cui farsi adottare), insegnandoli ampiamente le tecniche di questa difficile arte.
Vorrei aggiungere altro, ma mi tocca chiudere qui.
Despotes, il minchione 