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(In)educazione sessuale. Parte 1) Storia di 3 generazioni.

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(In)educazione sessuale. Parte 1) Storia di 3 generazioni.

« del: 16 Luglio 2017, 20:56:01 »

Mi interessa capire cosa sia cambiato nell’approccio al sesso e alle informazioni sul sesso nel corso degli anni. I nostri nonni e genitori sono cresciuti aspettandosi cosa? E noi… ne abbiamo saputo molto di più? Ma era quello che ci interessava sapere, qualcosa che ci è servito, o qualcosa che ci ha remato contro tarpandoci le ali per un sacco di tempo, fino a raggiungere da soli una qualche forma di competenza e consapevolezza? E coi nostri figli… che scelte faremo?
Anche se mi sarebbe piaciuto offrirvi una qualche prospettiva storica, ho rinunciato in partenza all'idea di scrivere un post storicizzato e oggettivo, perché non ho informazioni/tempo/competenze sufficienti. Sarà più che altro una storia familiare, matrilineare, letta nella prospettiva dell’educazione sessuale (o della sua assenza). Ma come mi ha detto qualcuno qui, ‘le esperienze personali possono essere ottimi spunti per generalizzare e storicizzare’  Wink

Coi nonni è presto detto. Ai primi del ‘900, le donne vedevano nascere nugoli di fratellini e li accudivano. Erano programmate per proseguire su un binario ineluttabile fatto di verginità prematrimoniale, matrimonio e dovere coniugale con ripetuta produzione di infanti. Il sesso era funzionale alla performance riproduttiva. Il piacere non era un concetto contemplato.
Quando la nonna è stata a metà della sua vita, nell’ambiente borghese che frequentava andava di moda leggere Freud. Lettura interessante anche oggi, eh, ma se non hai mai ricevuto prima nessuna informazione di anatomia, fisiologia e emozioni legate al sesso, probabilmente è traumatico leggere che se non provi un orgasmo vaginale non sei una donna adulta, matura ed equilibrata, e anzi sei probabilmente una tipa immatura e prona all’isteria, limitata all’infantile piacere clitorideo (concetti oggi in parte superati).
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Intanto è nata e cresciuta la generazione di mezzo, donne nate negli anni ’40-’50 nelle cui case è ancora proibito parlare di sesso. Per scoprire qualcosa, rubano le ‘riviste femminili’ dai cassettoni chiusi a chiave delle madri (immaginatevi cosa ci sarà mai stato di sconcio su Grazia!), contrabbandano sottobanco libri e dischi sottoposti a censura e familiarizzano di nascosto con i coetanei maschi. Le nonne, quando le figlie escono di casa, fanno loro acconciature complicatissime, irriproducibili da sole, così da sgamare al rientro se le figlie non abbiano adagiato il capino su un sedile d’auto o su un prato. Un clima di terrore, si può dire.
Un giorno a mia madre l’ho pure chiesto: “Mamma, ma la nonna cosa ti aveva spiegato del sesso?”. Risposta: “Niente”. Ha scoperto che avrebbe avuto il ciclo un mese prima che le iniziasse, solo perché il medico di famiglia, vedendo come era cresciuta e che ormai 'il momento' doveva essere vicino, si era premurato di chiedere alla nonna: “Signora, lei ha spiegato a sua figlia, vero, cosa succederà?”. Ma la nonna no, non le aveva mica spiegato niente, e anzi per farlo, a quel punto, ha chiamato una cugina di campagna, che si vede era più avvezza alle 'cose della vita' e non troppo borghese per sporcarsi a parlarne. E così mia madre ha evitato di morire di infarto il primo giorno di mestruazioni (provate a immaginare cosa significhi svegliarsi in una pozza di sangue, se non si sa che è normale).
Poi la rivoluzione degli anni 60: la pillola, il movimento femminista, circoli di donne che iniziano a parlare per la prima volta di sesso e, stavolta, anche di piacere. C’è una specie di effetto-elastico in questa svolta: per ribadire che il corpo delle donne è delle donne, e che il sesso si può fare quanto e come gli uomini, si arriva a dinamiche paradossali che probabilmente non portano poi troppa felicità, come ‘coppie aperte nelle quali non deve esistere gelosia’, figli allevati da matriarcati indipendentisti, e altri estremi. Ma c’è anche del buono, e non poco, visto che per la prima volta iniziano a diffondersi, grazie proprio agli sforzi del movimento, testi sulla conoscenza del corpo e della sessualità. Solo dieci o vent’anni prima sarebbe stato inimmaginabile aprire un libro e trovarci dentro il disegno di una vagina e di un pene con spiegato come sono fatti, e come funzionano!
Comunque già pochi anni dopo c’è un tentativo di ‘calibrazione’ del movimento di liberazione sessuale, come credo traspaia bene da questa citazione (molto attuale secondo me nel suo significato) tratta da ‘Noi e il nostro corpo’ (1971, ma edito in Italia nel ‘74):

Citazione

Molte di noi avevano condizionato la loro stima di se stesse all'approvazione degli uomini, condizionando così anche la loro vita sessuale, convinte come erano che dal piacere agli uomini fosse più importante che dare piacere a se stessi. Ma solo se impariamo soddisfarci possiamo avere rapporti reciproci più sinceri. Ci siamo anche accorte che la nostra sessualità non si esprime nel vuoto. La nostra sessualità è complessa perché implica fattori fisici, psicologici, emotivi e politici e si esprime nel contesto di un rapporto con noi stesse e con gli altri.
Siamo tutte così ho prese da modelli, formule di vita, mete e regole sessuali, che è quasi impossibile anche solo pensare al sesso al di fuori di un contesto di successo o di fallimento. La rivoluzione sessuale - donne orgasmiche liberate, amori di gruppo, omosessualità - ci ha dato a intendere che dobbiamo essere in grado di fare l'amore impunemente, senza angoscia, in qualunque condizione e con chiunque, se non vogliamo essere dei mostri. Queste prospettive alienanti e disumane non sono meno distruttive e degradanti del puritanesimo vittoriano che abbiamo ripudiato così sdegnosamente. Siamo bombardate contemporaneamente da due messaggi contraddittorii: quello dei nostri genitori, della Chiesa e della scuola, che affermano che il sesso è sporco dobbiamo conservarci pure per l'unico amore della nostra vita; l'altro, quello di Playboy, Newsweek e di quasi tutti i rotocalchi femminili, che ci vogliono libere come animali. Stiamo imparando a resistere a questo duplice messaggio e a renderci conto che nessuno dei due modelli fa per noi.

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In teoria questa di mia madre era una generazione più consapevole del proprio corpo, una generazione che aveva subito l’oscurantismo precedente con insofferenza pronta ad esplodere, e che poi aveva goduto di una libertà a tratti sregolata. Ma su tutto era ancora proiettata una visione del mondo fatta di verginità come baluardo morale, matrimonio come viatico ad una vita ‘normale’, e quindi discostarsi da questi paletti e valori cattolici costava comunque una sanzione da pagare in termini di riprovazione e isolamento.
Io sono figlia di questa generazione, e riconosco a mia madre di avermi dato tutte le informazioni 'biologiche' che mi servivano quando gliele chiedevo, senza moralismi e censure: un bel passo avanti rispetto agli anni precedenti. Già a 10 anni avevo una cultura in proposito impensabile per molti coetanei: sapevo come nascono i bambini, cos’è l’aids, come fare a non restare incinta. Notizie pratiche, come si può vivere senza? Infatti non ho mai lesinato accurate spiegazioni a tutte le amiche ignare, perché negli anni ’90 c’era ancora chi non le sapeva, perché a casa il sesso era completamente tabu’, a costo dell’incolumità stessa dei figli (intendo cose macroscopiche: ragazzine che a meta anni ’90 non sapevano che avrebbero avuto il ciclo, come mia madre 30 anni prima!!).
‘Stranamente’, c'erano comunque delle zone di dialogo un po' inaccessibili anche con mia madre. Una sera (avrò avuto 11 anni) stavamo guardando un film alla tv. Il film era 'Soldato Julia', una cosa comica e piena di stereotipi con Goldie Hawn. In una scena ci sono tutte le reclute donne attorno a un falò, mezze ubriache, che si raccontano storielle divertenti. La storiella di una era questa: “Ragazze, io una volta..... ho avuto un orgasmo!” (risate e applausi di tutte) “... ma ero da sola!” (ahaha, risatone generali più forti). Mia madre rideva... io invece non avevo capito. La guardo, dico “Mamma, cosa vuol dire orgasmo?”. Risposta “Eeeehhh nooo, che quella era un po' picchiatella!”.
E così la prima volta che ne ho provato uno poi mi sono chiesta: “ah, stai a vedere che era questo che voleva dire il film??”. E comunque ero abbastanza sconvolta, anche perché era successo un po’ per caso, e io pensavo che mi si sarebbe letto in faccia che era successo qualcosa.... come quando a uno vengono i capelli tutti bianchi all’improvviso, avete presente? E il fatto che fosse qualcosa di misterioso e innominabile ci aggiungeva un che di spaventoso e proibito.
Anche a scuola il sesso era stato affrontato in maniera analoga ma ridotta all’osso: una sintesi di un paio d’ore alle medie, fatta dalla prof. di scienze, che si impegnò a spiegarci come mettere un preservativo ma senza neppure portarne in classe uno; e al liceo mezza giornata di conferenza in aula magna, con libere domande al relatore (quante domande ci saranno state mai, di fronte a 500 o più presenti??).
Quindi si parlava di sesso, sì, ma in termini biologici e medici, mentre non si parlava a sufficienza degli aspetti emotivi e relazionali, né del piacere (che ad oggi è probabilmente il vero tabù, circondati come siamo da una sovraesposizione di sesso in termini estetico-atletici, ma spesso senza gli strumenti per interpretarlo).

Mi fermo per adesso con questa prima parte, perché volendone discutere c’è già parecchia carne al fuoco. Nella seconda parte, cercherò di portare il discorso sulla situazione attuale.

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Re: (In)educazione sessuale. Parte 1) Storia di 3 generazioni.

« Risposta #1 del: 17 Luglio 2017, 23:02:45 »

Intanto +1
Appena ho un attimo ti rispondo!

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