Per superficialità intendo quel particolarissimo modo di scrollarsi di dosso le cose tipico degli ottimisti; magari con una battuta, con un gesto, con una risata. Tutti gli ottimisti che ho conosciuto avevano sempre e comunque le fette di prosciutto sugli occchi... ecco io non voglio diventare così.
Vorrei godere di una certa serenità ma conservare la comprensione delle cose, l'empatia per le persone e la responsabilità di prendersi a cuore le cose. Immagino si tratti dell'ennesimo equilibrio da ricercare tra tanti di cui abbiamo già parlato.
Ok, adesso capisco perché la pensi così.
Tu vedi il discorso "ridere sui problemi" o "non vedere i problemi" da un punto di vista egoico, cioè da un punto di vista dell'ego.
Un meccanismo di difesa dell'ego, è quello di ridere delle cose che lo toccherebbero, sminuendole per fare in modo che non sminuiscano egli (esso) stesso.
Da QUESTO punto di vista è giusta la frase "il riso abbonda sulla bocca degli stolti"
Ma qua stiamo parlando di un'altra cosa.
Da un punto di vista di pura consapevolezza (self-awareness) i "problemi" non si sminuiscono con una risata... perché non esistono!!!
Non ci sono "problemi" ci sono cose che si decide di cambiare (ma prima c'è l'accettazione) e cose che vanno accettate e basta.
La COMPRENSIONE DELLE COSE avviene SOLO quando le cose le vedi per quello che sono! Non attraverso un filtro egoico, non attraverso l'ego.
Se vuoi conoscere un albero, non devi misurarlo, ma semplicemente guardarlo.
Per quel che riguarda la RESPONSABILITA' DI PRENDERSI A CUORE LE COSE, facciamo un esempio.
Un mio amico è stato lasciato dalla ragazza e si confida con me. Il suo ego cerca desidera fortemente validare quella ensazione di dolore, di conseguenza se io inizio a dargli ragione, a consolarlo, non faccio altro che aumentare la sensazione negativa e fargli del male.
Faccio del male al mio amico.
Se invece accetto totalmente la sua sensazione ma la prendo per quello che è, cioè non un fatto, ma una reazione a una fatto, allora faccio diminuire il suo dolore, perché non gli do realtà.
E qui faccio del bene al mio amico.
In pratica, tutto il contrario della visione comune!
Questo esempio dell'amico vale per tutti i "problemi" anche i nostri. Se resisto, gli do realtà. Se accetto e cambio, la strada è molto più semplice.
Non è un equilibrio da ricarcare, è un radicale cambiamento di frequenza, un totale cambiamento di visione del mondo, di frame, se vogliamo.
E' così radicale che se non lo hai mai sperimentato è dura da capire. Per questo motivo uno che vede da fuori può giudicare con "il riso abbonda sulla bocca degli stolti", ma è come vedere la situazione da un finestra sporca, cioè il filtro egoico.
E' difficile giudicare la situazione anche da un prospettiva psicoanalitica, perché qua si va al di sopra del pensiero, disidentificandoti con esso.
A dirla tutta, si va anche più in là della distinzione ottimista/pessimista. Perché se accetto totalmente la mia vità in ogni attimo, che bisogno ho di guardare al futuro e dire "ancdà tutto bene"???
Sono riuscito a spiegarmi?
« Ultima modifica: 18 Maggio 2009, 08:08:38 da Nat »
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