La discussione è molto interessante anche se, con rispetto per le risposte di tutti, la domanda del topic trovava risposta già alla prima risposta di Nad84, che spiegava bene l'impossibilità di definire qualcosa come "contro-natura" per il semplice fatto che tutto l'esistente è natura.
Però stavo pensando alla questione adozione. Tendenzialmente non saprei da che parte stare, però a coloro i quali dicono che con l'adozione ai gay giustamente mancherebbe un dualismo importante, direi: oggi gli omosessuali "nascono" da famiglie eterosessuali (almeno la maggior parte di essi, credo). Se questa probabilità del figlio omosessuale è dunque già ampiamente presente nelle famiglie tradizionali, il variare di questa probabilità (aumentandola o diminuendola) ponendo appunto un figlio in una famiglia omosessuale - in questa ottica - non dovrebbe essere un problema nostro. E uno che invece vuole mettere bocca in questa variante è per lo meno in malafede perchè "parteggia" per una delle due chiese, quindi non imparziale.
Personalmente il problema è sempre nel linguaggio. Non credo esistano gli omosessuali nè gli eterosessuali ma persone che decidono di attuare un certo atteggiamento. Per lo stesso motivo non credo esista un gene dell'omosessualità, per il fatto che i geni non fanno generalizzazioni (e quindi selezioni) continue come invece facciamo abitualmente noi. Penso che la sessualità a volte voglia essere solo arricchita di esperienze, non mi stupisco di quelli che si scoprono bisessuali a quarant'anni.
Può essere una questione culturale? Sicuramente. Si dice che molti dei gay abbiano avuto genitori in un certo modo o esperienze di un certo tipo. Ma questo vale pure per gli eterosessuali che hanno subito una educazione dell'altro tipo. Chi decide qual'è quella sbagliata o quella più utile e remunerativa? Uno Stato che non pensa all'individuo.
« Ultima modifica: 31 Maggio 2010, 00:11:08 da Montecristo »
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"Solo un uomo che ha provato l'infinita tristezza è capace di provare l'infinita beatitudine."