Non esiste ciò che è giusto o ciò che è sbagliato chiedere o dire in un dialogo.
Esiste la calibrazione in funzione del target che hai di fronte.
Esistono parole (ed argomenti) che vanno a toccare determinate "corde" e parole che ne toccano altre... e se non si è abili (ma anche fortunati), è molto frequente che la melodia finale sia stonata e sgradevole.
Ti faccio un esempio. Mi è capitato, senza avere alcuna confidenza, di entrare in argomenti un po troppo "spinti" e di farlo con la delicatezza di un All Blacks ad una mostra di Swarovski. Nonostante ciò il feedback è stato positivo.
Ma è un errore pensare che questa sia una regola generale, NULLA può esserlo.
Le variabili più importanti sono sempre 2:
1- Il target
2- Il contesto
Il presupposto corretto non è "lascia parlare lei", MA "Se non sei sicuro di ciò che fai, lascia parlare lei". Questo può essere utile all'inizio per limitare i danni ma a lungo andare limiterà anche le opportunità.
Se tu fossi un abile oratore, pieno di racconti divertenti, interessanti, emozionanti, capace di tenere gli occhi e l'attenzione su di te dall'inizio alla fine dei tuoi racconti... credi davvero che ti converrebbe tacere e fare parlare lei ? Chi parla ha l'opportunità di spostare il discorso dove preferisce... un po come se in un duello fosse il tuo avversario a scegliere l'arma con cui battersi.
Pilotare un discorso non significa avere il monopolio della conversazione, men che meno annuire continuamente a chi ti parla... significa imporre con il proprio carisma ciò che è interessante e ciò che invece non lo è, e su questo costruire la conversazione.
Ieri mattina ho avuto un interessantissima conversazione con una mia collega. Da qualche settimana ha lasciato il suo ragazzo (storico) e si è ributtata nella mischia. Lei è una donna molto seducente. Mi ha parlato dei suoi appuntamenti e di ciò che l'ha delusa.
Non entro nel merito delle risposte, mi limito a riportare ciò che per me è stato utile:
- Non ha apprezzato chi, anche solo per gentilezza, le ha chiesto di scegliere cosa volesse fare o dove avesse preferito andare. Preferisce chi, anche rischiando di sbagliare, ha già le idee chiare su dove andare e cosa fare MA non deve apparire tutto già deciso e scontato. Ah, per inciso... ciò non toglie che se il posto è deludente i punti si perdono comunque.
- Non ha apprezzato chi si è lanciato in monologhi sulla propria vita, decantando le proprie vittorie, i successi, le difficoltà ed in generale i propri cazzi... per quanto interessanti potessero essere. Mi ha detto che questo l'ha fatta sentire a disagio dato che ritiene di avere una vita normale e le ha scatenato un senso di inferiorità (tanto è vero che alla fine non gliela ha data...)
- E' rimasta maggiormente delusa da chi ha insistito di più (o per più tempo) per uscire con lei. Questo non perchè l'incontro sia stato più deludente degli altri ma perchè data l'insistenza, le aspettative in lei erano più alte.
- Avrebbe preferito dialoghi più leggeri, contestuali all'ambiente, addirittura il semplice limitarsi a parlare della propria giornata (non in generale... ma proprio di quella appena trascorsa individualmente).
- Avrebbe preferito capire chi aveva davanti NON dai suoi racconti sul passato, chi è e cosa fa, ma dalle sue aspirazioni o desideri o anche semplici progetti... (insomma il classico "vorrei tanto aprire un chiosco di limonate a cuba", o cose simili)
- Questa credo sia stata quella che mi ha fatto più riflettere. Non so nemmeno come buttarla giù a parole.
In sostanza, già nell'invito da parte dei vari partner, non ho capito bene se nella formulazione o se fosse stata una sensazione, ha percepito il loro desiderio di trombarsela.
Questo oltre a farla sentire in posizione di "dominio", le ha fatto nascere dei pregiudizi che hanno poi inciso sul suo stato emotivo al primo appuntamento.
Ultima considerazione... cito testualmente una frase che mi ha fatto sorridere, ma col senno di poi mi ha lasciato un po d'amaro in bocca.
"Io gliela avrei anche data volentieri... ma ad un certo punto mi veniva la sensazione di stare facendo beneficenza"
Ad ognuno le sue riflessioni...
A.