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Autore Topic:

Il TermYdelirio

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TermYdelirio 17) L'assoluto

« Risposta #15 del: 16 Giugno 2010, 13:05:17 »

Esiste una qualche attitudine che differenzi un vero artista del rimorchio da un semplice trombatore seriale?

L'origine dell'arte
Le arti sono tante: la danza, la pittura, la musica, la scultura...
Tutte le arti sollecitano i nostri sensi, e ne rappresentano una forma di soddisfazione.
Trovandosi al cospetto di una vera opera d'arte (escludiamo pure il concettuale... ), l'uomo si trova
estasiato, come rapito. Ma cosa consente di differenziare un'opera d'arte pittorica da una crosta,
o un ballerino da un tarantolato?

La perfezione
Si potrebbe dire che la differenza sia la perfezione di un movimento, o la riproduzione perfetta di una scena. Eppure si rimane molto più affascinati da un dipinto che non da una fotografia, che sicuramente è più fedele. Non è quindi l'esattezza nel riprodurre un qualcosa di reale che ne decreta l'artisticità.
Il movimento di un ballerino, non ha riferimenti. Eppure, è semplice distinguerne uno bravo da uno scadente.
Per non parlare della musica, nella quale si fanno netti distinguo fra l'esecuzione e la composizione:
un grande esecutore, darà sicuramente più vita ad un pezzo. Ma il pezzo nasce opera d'arte indipendentemente da chi lo eseguirà. Ci sono quindi dei criteri innati, moderati dalla soggettività, che ci portano a sostenere che una cosa è più bella di un'altra, anche se non abbiamo riferimenti.
La perfezione artistica, è quindi il collimare dell'opera che definiamo "d'arte" ad un modello astratto di perfezione che fa parte della nostra natura intima. Che fa parte di tutti noi.
Tale avvicinamento viene testimoniato dall'insorgere di emozioni negli spettatori.
La spinta all'arte è la ricerca estetica. E l'estetica è il tentativo di dare una forma reale a questo modello astratto di cui non conosciamo la vera natura.

La ricerca estetica
L'opera d'arte sarebbe quindi un manufatto, o una semplice rappresentazione, che si avvicina o materializza una sorta di immagine pregressa insita nell'uomo stesso.
La spinta a sacrificare gran parte della propria vita nel tentativo di raggiungere la perfezione artistica,
è la ricerca estetica.
Il ballerino curerà al millesimo i suoi gesti, il pianista il tocco e le pause, il pittore i contrasti fra colori e le linee. Il marpione curerà la sua comunicazione.
Non è quindi la mera sete di figa a motivare l'aspirante marpione a perdere anni nel parlare con raffinate escursioni tonali o a curare la sua gestualità in modo da rappresentare nelle menti dei dipinti.
E la sua ricerca estetica che lo spinge a questo. E' il tentativo di capire rendendo bello se stesso, cosa sia la reale natura di quella spinta, per viverla da dentro: da opera d'arte cosciente di se stessa.

Il Vero Uomo come opera d'arte
Ma se la realizzazione di un Vero Uomo risponde alla sete estetica, allora il Vero Uomo può diventare un'opera d'arte vivente. Ed ottenere lo stesso effetto di qualsiasi opera d'arte: la fascinazione.
Diventerà Vero Uomo solo chi dispone di questa spinta alla perfezione, che nella storia ha motivato i grandi artisti ad anteporre la realizzazione del loro sogno a qualsiasi altra cosa. Solo costoro perderanno senza annoiarsi allo specchio del tempo che potrebbero ragionevolmente dedicare alla pleisteshò, per perfezionare il movimento.
Solo costoro riascolteranno la loro voce per modificarne tono, pause e volume, fino a governarla come se fosse uno stradivari suonato da Paganini. Ma faranno anche di più, come trovare tematiche linguistiche che li facciano parlare con la stessa grazia dei poeti, e che gli diano il pennello in grado di dipingere nelle menti.

L'estasi
Una opera d'arte vivente e cosciente, va in estasi contemplando se stessa.
E' il raggiungimento di una meta che esula dalla spinta iniziale: la topa. Ed arriva la pace dei sensi sconosciuta ai facchini della figa: impicciati con i probleimi della materia, che gli fanno perdere di vista lo scopo finale, che è il raggiungere l'armonia con se stessi.
L'armonia con se stessi, è il premio per aver fatto di se un'opera d'arte, così come l'orgasmo premia e spinge l'atto sessuale.

L'ascesi dell'affascinante
Il raggiungimento di questo traguardo, collimante con l'apparizione dei tipici sintomi da fascinazione in chi osserva un Vero Uomo, è quindi la comparsa del fascino.
L'affascinante cercherà una metà che lo completi, e che come lui sia al vertice di questo percorso ascetico.
La perfezione darà origine a nuova perfezione, ed il Vero Uomo si riprodurrà mettendo al mondo delle piccole teste di cazzo che dovranno di nuovo da scalare la montagna per trovare se stessi, e di nuovo generare piccole teste di cazzo in un ciclo che spinto dalla ricerca estetica sicuramente punta a qualcosa. Ma cosa?

Il rimorchio come religione
Il rimorchio è quindi una via che ha come fine la perfezione biologica, e come ritorno l'appagamento totale.
Il rimorchio è quindi una religione dove il Vero uomo diventa l'idolo di se stesso, e dove nessuno è migliore degli altri.
L'eternità promessa a tutti i fedeli di tutte le religioni, è costituita dal tramandare i nostri geni nel futuro, in modo che possano perpetrarsi nel migliore dei modi.
La divinità è la specie di cui tutti facciamo parte e di cui tutti siamo rappresentanti.
Noi stessi.

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TermYdelirio 18) Fé Minus

« Risposta #16 del: 14 Luglio 2010, 23:47:05 »

Salve Marpions.
Recenti discussioni in questa terra consacrata attuate at opera di infedeli, mi hanno indotto a produrre un novello TermYdelirio. Il tema è la femina.

Le aspirazioni delle femine
Qualche tempo fa, scrissi introducendo il TermYpensiero questo post:
http://seduzioneitaliana....le/termypensiero-3-luomo/
con il quale evidenziavo le differenze fra uomo e donna. La lettura di quel post, e del TermYdelirio sulla donna, dovrebbero aver gia chiarito quali siano le aspirazioni delle donne. Ma mi sembra che i riassunti paghino ultimamente, quindi riassumo me stesso.
Le donne vogliono il massimo a prescindere da quello che effettivamente è il loro valore.
Certo, non essendo stupide, si rendono perfettamente conto che cedendo ad un maschio di valore enormemente superiore corrano il rischio di essere sedotte ed abbandonate.  In un contesto evolutivo, questo implica uno sforzo tremendo per allevare la prole. Ma in una ottica evolutiva, comunque hanno un vantaggio enorme: quello di unire il proprio pool genetico ad un pool che consente ai loro geni di essere difesi da un essere (il figlio) che possiede una marcia in più.
Le femine quindi, tenderanno a scegliersi il miglior provider sul mercato, ma non disdegneranno il supermaschio per una notte.

Inibire il maschio come garanzia dagli abbagli
Cosa succederebbe se tutti i maschi cominciassero a "rubare", andando in palestra ( e quindi simulando un genotipo da supermaschio), studiando comunicazione, e allenandosi alla reattività?
L'esito di questa rivoluzione sarebbe una confusione delle femine, che non saprebbero più distinguere un supermaschio da un maschio comune o da una mezzasega.
Per quanto scritto in precedenza, tenderebbero a darsi per una notte, ma il vantaggio evolutivo verrebbe a mancare: la donna quindi si darebbe inutilmente.
il maschio va quindi inibito nella crescita, va frustrao per principio, in modo che solo quelli effettivamente dotati di caratteristiche superiori possano emergere chiaramente.
Inibire i maschi con l'educazione, è quindi un vantaggio evolutivo per le femine, e per la specie in genere, visto che sono le femine a partorire nuovi maschi e nuove femine.

Il compito delle madri nei confronti dei figli maschi e delle figlie femine
Per quanto detto, l'educazione della prole subisce un netto dimorfismo: istigare il maschio al rispetto della femina mortodipippinzandolo ed istruendolo al dovere, e istigare la femina a tenersela in modo che solo i maschi che si sono resi indipendenti da condizionamenti vadano a chiedergliela spudoratamente.
In questo modo, i supermaschi si riprodurranno molto di più, mentre i maschi ordinari si legheranno ad eternum ad una sola femina accudendo lei, e l'eventuale prole illegittima dei supermaschi.
Il condizionamento genetico, è quindi tramandato anche sul piano culturale.

La società cattolica, il feminismo e l'eguaglianza.
La società cattolica perpetua il meccanismo con le sue leggi: il peccato e la conseguente punizione, sono mirati a tenere a bada i maschi medi, in modo che non possano diffondere il loro seme se non all'interno della coppia.
Va da se che i supermaschi, indipendenti per natura, se ne sbattano e continuino imperterriti a fecondare femine altrui.
Il feminismo, vede il maschio come oppressore e stupratore mentale e fisico. Obiettivo del feminismo, celebrato con feste della stessa natura della "giornata mondiale del Panda", e con leggi tanto protezionistiche quanto ridicole (leggi quote rosa), è l'imposizione culturale che le femine siano eguali agli uomini e viceversa.
Uno dei capisaldi della "liberazione" della femina, è la cultura della libertà sessuale.
Cultura che però, cozza con la genetica: basti pensare alla rapidità con cui avvenivano i contatti fra gay maschi prima della comparizione dell'aids, comparandola con la lentezza del corteggiamento che avviene con le "femine liberate": minuti contro ore o giorni. Non siamo eguali, e non lo saremo mai.
Il feminismo è quindi un movimento basato su presupposti mendaci, e riveste a livello di costumi sessuali la stessa valenza scientifica del razzismo germanico che ha portato al nazismo.

Essere maschio
Essere maschio, è quindi un peso enorme. Non dobbiamo combattere solo contro la natura ed i maschi più forti, ma contro una matrice culturale che tende ad aplificare il divario fra maschi forti e maschi deboli.
Giunti a questo punto, non solo è un obbligo morale migliorare se stessi nella misura più ampia possibile, ma diventa anche lecito barare: ovvero accamparsi meriti che non si possiedono completamente.
Per farlo, c'è un solo modo: tirare fuori i coglioni, e prendere il mondo a morsi.
E se qualcuno ti pesta un piede, strappagli la gamba in modo che non possa rifarlo.
E questo quello che ci viene chiesto.

T

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TermYdelirio 19) Vaffanculo

« Risposta #17 del: 02 Dicembre 2010, 10:34:47 »

E si, ormai vi ho abituati al mio modo irriverente di comunicare: il modo di una persona che se ne sbatte delle convezioni. Ma forse è proprio per questo che ho sempre rimorchiato.
Stasera, non vi parlerò ne di storie, ne di tecniche. Vi parlerò di passioni. E lo farò con un TermYdelirio, che per definizione, è uno spazio nel quale le regole del quieto vivere non esistono. Se non capite, non ve ne fate un problema: è normale.

I° Principio del Vero Uomo: Io ti trombo e tu lo sai.
Vedi una tipa. La valuti. Difficilmente ritengo che lo sforzo valga la candela, però, capita che in una persona veda quello sguardo che mi rivela un mondo interiore che mi dice entra. In quel mondo interiore, posso fare un sacco di cose: agitarla, farla sentire una caccola, farla sentire una dea. Ma quello che mi nuove, e far si che il momento che ricorderà, sia un momento che la segna.
E questo nobile principio, altamente altruistico mi muove a sedurre.

Altruismo un par di palle
"Ma come  TermY, hai scritto che l'uomo si muove solo per il desiderio e l'egoismo, come puoi parlare di altruismo?" E dove hai letto che l'altruismo sia dare senza ricevere?
Ti sei mai chiesto quale sia la tua funzione sulla terra? Te lo spiego io. Lasciare una traccia. C'è chi questa traccia tenta di lasciarla in un pensiero scritto su un libro, chi in una emozione senza tempo che la giovane ormai nonna lascia a sua nipote. Ma la traccia rimane. La traccia, è la memoria delle tua azioni, dell'influsso che tu hai avuto su questo mondo. Beh, ogni volta che la nonna volgerà gli occhi al pavimento raccontando di quel bel giovane che la sedusse e poi sparì, tu vivi. C'è chi essendosi scopato quattro baldracche vive in eterno.
Ma c'è pure chi ha lasciato 4 figli.  Il TermY è un metauomo, e quello che vuole lasciare, è la capacità di lasciare qualcosa agli altri. TermY vivrà ogni volta che qualcuno ha fatto qualcosa che diceva TermY.

Me stesso e gli altri
Gli altri cercano di sembrare fighi, si atteggiano, si mascherano, si danno titoli ai quali credono essi stessi: sono delle merde isignificanti che non si rendono conto del loro stato. "Ah, ma così non venderai un corso" .. E pensi realmente che me ne freghi qualcosa? Pensi realmente che io mi svegli la mattina pensando a quantio corsi venderò nella giornata?
Devo deluderti: io mi sveglio la mattina pensando a cosa farà Kurghan per far riflettere il morto di pippe che in Kurghan si immedesima. Il mio scopo, è che lui, come Kurghan, ottengano qualcosa dall'esistenza, che riescano a lasciare una traccia tale, da consentirgli una volta che abbandoneranno questo modo di non aver rimorsi.
Ma hai mai pensato a quanto sia breve l'occasione che ti viene data?
Hai mai pensato che oggi ci sei, e che domani non potresti avere il tempo di fare quello che potevi fare oggi, perchè un tassinaro ubriaco ha cancellato la tua presenza da questa meravigliosa illusione?

TermY è matto
E ne vado fiero. Fanculo al mondo, fanculo a chi finge di essere cio che non è. Io SONO, e ne sono fiero, e questa è la mia più grande conquista. Quello che dico oggi a dieci, i dieci lo diranno ogniuno a dieci, e saranno gia cento. Domani saranno mille, ed il giorno dopo un milione. TermY vivrà in quel milione, e quando il milione diventeranno dieci milioni, anche se non ci sarò più il nome, sopravviverà il pensiero, la spinta.
Perchè è nella spinta che va cercata la traccia. Ora chiedo a te, tu, domani, in quante persone vivrai?
Te stesso? E per questo ti sembra utile vivere?

Il mondo è tuo: prendilo.
Ma allora, che cazzo stai facendo? Il tempo passa, ed il conto alla rovescia inesorabilmente porta allo zero.
Il tuo tempo, nel momento in cui cominci a calcolare è gia finito: puoi gia immaginare il momento in cui te ne andrai. E basta una cazzata per prenderti alla sprovvista, mettendoti di fronte al Grande Evento.
Se non vuoi questo, agisci, muoviti. Oggi è gia un'occasione persa, non aspettare domani.
Fregatene di quello che il mondo dei mediocri pensa, lascia la tua traccia.
Esprimi te stesso, non ha importanza se dirai cose che non vengono capite: l'importante è che vengano ripetute, perchè questa è la traccia che di te passerà a dieci e poi a cento e a mille.

Te e le donne
Ma veramente sei convinto che affascinare sia un questione di tecniche? No, figlio mio, permettimi questa confidenza: sedurre è rivelare la tua traccia, è rivelare al mondo il tuo modo interiore, le tue pene, le tue gioie, quel pot puorry unico che è la tua visione del mondo.
Non cancellarla con tecniche, te ne prego, perchè così muori prima ancora di essere nato.
Non ti infilare in un ruolo che non ti appartiene: il mondo è tuo, ma non sai di averlo.
Da oggi in poi, rivela il tuo mondo, raccontalo, facci entrare gli altri, passalo a dieci, che lo racconteranno a mille: e non vergognarti mai di quello che sei: tu sei, perchè devi essere.

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« Ultima modifica: 02 Dicembre 2010, 15:22:05 da SunBeam »

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TermYdelirio 20) Del sentimento

« Risposta #18 del: 04 Novembre 2011, 02:40:43 »

Sapete tutti che sono un fervente assertore della psicologia evoluzionistica, e che con una certa freddezza considero l'uomo un puro vettore di geni, governato esclusivamente da questa pulsione. Tutto il TM, e le pratiche che descrivo, rispondono a questa regola: nel senso che per ogni cosa io abbia ritenuto funzionante empiricamente, ho sempre cercato una spiegazione evolutiva.
Ho descritto la razionalità come lo strumento per affrontare in tempo reale le mutazioni dell'ambiente, impossibili da compensare con i tempi necessari alle mutazioni. Ma non ho mai affrontato l'argomento emozioni.
E' giunto il momento di farlo.
 
Le emozioni
Come spiego nei primi seminari ADM, le emozioni sono sensazioni percepite sia a livello razionale che fisico.
Se prendiamo la paura, ad esempio, possiamo constatare che esistono due componenti: l'alterazione che è riscontrabile con misurazioni cliniche, e l'agitazione mentale che porta a muovere tutte le nostre energie cerebrali nel tentativo di risolvere il problema.
Nella paura quindi, tutto l'apparato destinato alla garanzia della sopravvivenza viene messo al banco di prova:
i sensi, forniscono una percezione del problema, la parte atavica mette in allerta il corpo, e la parte più moderna dal punto di vista evolutivo tenta di stabilire una strategia che superi l'immobilità dovuta all'assenza di un comportamento innato atto a uscire dalla situazione di pericolo.
Non tutte le paure hanno origine sensoriale (ovvero la qualità che definisco sensibilità): talvolta le paure nascono da deduzioni razionali. Il cervello quindi, stimola se stesso.
 
Paura e felicità
In cosa si differenziano le emozioni? Sostanzialmente dal tipo di risposta richiesta dal programma di sopravvivenza dei geni. Una situazione positiva, non richiede reazioni di fuga, perchè implica che un problema sia stato superato. Nel programma genetico, onde fissare meglio la strategia adottata, in questi casi è prevista una emozione piacevole. Quindi rilascio di endorfine, rilassamento, e volontà di esternare la propria contentezza. Che in una cruda analisi, altro non è che l'estendere agli altri componenti del branco la propria strategia, a vantaggio della specie. La paura, invece, prevede un atteggiamento diverso: l'uomo impaurito è diffidente, soffre a causa del suo metabolismo alterato che lo porta a consumare più del dovuto, e cerca di confidarsi er cercare una soluzione. E' interessante notare la differenza di atteggiamento fra felicità e paura: nella prima, si estende la propria sensazione, nella seconda, essendo la sopravvivenza dell'individuo in qualche modo minacciata, prevale l'interesse personale. Da qui la ricerca puramente egoistica di una fonte che fornisca una soluzione.
 
Conforto e validazione
Da un punto di vista sociale, la paura e la felicità generano quindi due reazioni diverse: conforo e validazione.
Il conforto, è la ricerca razionale di una conferma alle soluzioni ipotizzate per superare lo stato di paura.
Mentre la validazione, è la ricerca di una conferma a livello di gruppo della propria strategia. Se vediamo la validazione da un punto di vista scientifico, possiamo tranquillamente paragonarla ad un confronto fra ricercatori che hanno operato ricerche che portano a conclusioni convergenti, ma in ambienti operativi diversi.
Essi esterneranno le loro conclusioni, e cercheranno di affermarle nel confronto con i risultati degli altri esperimenti. Nell'uomo, la validazione ha implicazioni secondarie del tutto simili a quelle di un ricercatore che aspira al Nobel: ovvero all'affermarsi come riferimento per gli altri. In sintesi, parliamo di potere, che nel contesto di questo thread è off topic. Il conforto, a differenza della validazione, si basa sui due canali che generano la paura: quello primitivo (contatto cinestetico tipico del conforto genitore/figlio), e quello razionale.
Per questo, cerchiamo gli abbracci, ed il contatto quando siamo tristi: era il sistema che veniva usato su di noi da piccoli per farci sentire protetti, avvolti da un genitore più grosso in termini fisici, e quindi potenzialmente in grado di proteggerci in modo migliore di quanto non potessimpo far da soli.
 
L'amore
Fra le miriadi di teorie atte a spiegare l'amore, la TermYchiave è molto poco poetica. L'amore è dal mio punto di vista il nitrossido dell'essere umano, finalizzato al miglior risultato riproduttivo.
In sintesi, sono convinto che quando un uomo (o una donna) trovino l'assoluto relativo ad un ambiente ed alla loro esperienza, essi tendano ad innamorarsi. L'amore agisce con meccanismi simili alla paura dal punto di vista fisico, ma oltre a sensazioni negative fornisce anche risposte in termini di sensazioni positive immediato.
In sintesi, il nostro programma genetico fornisce il bastone sotto forma della paura di perdere la preda, e la carota sotto forma di piacere per farci insistere con la preda stessa.
Va da se, che questa commissione di sensazioni contrastanti, sia a livello emotivo la più forte sensazione possibile: non foss'altro che per i tremendi contrasti che fanno si, che non ci si abitui mai alla sensazione precedente, con l'effetto di esaltare la successiva. Questo stato di tremenda instabilità, muove all'azione, e riduce al minimo la razionalità. L'uomo è preda della sua parte più atavica, e conseguentemente la ratio viene messa in secondo piano.
 
Validazione e conforto nell'amore
Se l'amore è un pot pourry di felicità e paura, come si comporta l'innamorato da un punto di vista sociale?
Semplice: applicando quanto detto a seconda di come evolvono gli eventi.
Durante il corteggiamento dell'amata, l'innamorato cercherà validazione (conferma) dal gruppo del fatto che essa sia la miglior scelta possibile. Da un punto di vista comunicativo, quindi, cercherà conferma dal gruppo delle superlative doti dell'amata rispetto a tutte le possibili scelte. Essendo la sua valutazione dovuta ad elementi primitivi, ovvero primari rispetto alla razionalità, egli ignorerà bellamente qualsiasi smentita venga dal gruppo.
Il comportamento muterà nel caso l'azione di corteggiamento abbia successo: infatti, nel caso di successo, l'innamorato entra nella fase di piacere. In questo modo, egli ha una autoconferma delle sue scelte, e diventa indipendente dalla validazione. Il comportamento muta, e l'individuo tende ad isolarsi dal gruppo, che non gli è più necessario. L'isolamente è dapprima comportamentale: l'individuo sta in mezzo agli altri, ma con la testa da un'altra parte. Successivamente l'isolamento diventa fisico: nel senso che l'individuo fa gruppo con l'amata, e si isola dal contesto sociale.
Nel caso di insuccesso, l'individuo si comporterà come una persona spaventata: cercherà conforto, e spiegazioni razionali atte a liberarlo da ciò che lo spaventa: la sua incapacità nell'aver sedotto, ovvero nell'esser riuscito a soddisfare le proprie necessità genetiche. Detto ciò, nella TermYconcezione, l'amore non ha nulla di poetico.

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TermYdelirio K): Essere o morire

« Risposta #19 del: 04 Novembre 2011, 02:47:33 »

Una delle cose che più distruggono l'uomo, è l'invidia, cugina prossima della gelosia. Oggi parlerò di questa piaga sociale e morale.
 
L'invidia.
L'invidia è il sentimento di astio che alcuni provano, nei confronti di coloro che posseggono beni o qualità, che  al momento l'invidioso non possiede.
 
La gelosia
La gelosia è il sentimento negativo che provano alcuni, nel momento in cui temono che qualcuno gli possa sottrarre ciò che possiedono.
 
L'avarizia
L'avarizia è un connubio di gelosia ed invidia, che porta ad un astio generalizzato: l'avaro è invidioso dei beni altrui, e geloso dei propri.
 
L'astio
L'astio è una forma generalizzata di odio dovuta a cause futili, che implementa il godimento nel vedere che i soggetti per i quali si prova astio, entrano in uno stato di sofferenza, o sono colti da sventura.
 
Vivere male
L'invidia è un male atavico e profondo. L'invidioso vive male, e digrigna i denti ogni qualvolta vade qualcosa che lui non possiede. L'invidioso, essendo profondamente malato di senso del possesso, considera nemici per i quali prova astio, anche coloro che in qualche modo sottrraggono qualcosa alle sue estensioni.
Per estensioni, intendo cose o persone per le quali egli parteggia (figli, squadra del cuore, club bocciofilo)
Il tifoso che si incazza se la squadra perde lo scudetto e lancia anatemi sugli avversari, è un invidioso.
L'invidioso usa sempre un tono di supponenza, ed esprime odio quando parla. Il suo tono non è mai rilassato, e tende a parlare con la bocca "stirata", ovvero a denti stretti.
L'invidioso, tende sempre a parlar male degli altri con le donne che vorrebnbe concupire. Non tanto per distruggerli formalmente, quanto perchè in quel modo esprime tutto il suo astio.
L'invidioso, non ammette che gli altri possano avere meriti maggiori dei suoi: egli infatti, se qualcuno possiede (o riesce meglio) di lui, adduce sempre motivazioni estraee al merito, e dovute al caso, o comunque a fattori negativi.
Ad esempio, se un ragazzo  rimorchia più dell'invidioso, egli riterrà che questo non avviene per merito, ma solo per fattori legati alla bellezza. Se l'invidioso vede uno più ricco di lui, spiegherà il fatto con il culo, o con il luogo comune "se non rubi non ti arricchisci", spesso aggiungendo la chiave di volta per capire questa tipologia di comportamento: "Ed io non rubo".
 
L'invidioso è quindi un egocentrico, che non accettando il fatto che possano esistere soggetti migliori di lui, rifiuta di accettare i suoi limiti, adducendo spiegazioni che privino formalmente i soggetti che egli invidia dei meriti che lui non ha.
In questo modo, l'invidioso riduce tutto il mondo alla sua unica esperienza, e di fatto si autovieta ogni tipo di miglioramento.
Il geloso, parimenti all'invidioso, tenta in ogni modo di screditare chiunque possa minacciare i suoi beni, in particolare quando questi ultimi sono rappresentati da persone sulle quali egli ritiene di esercitare una qualsivoglia forma di potestà (genitori nei confronti dei figli, coniuge su coniuge, amico su amico), dovuta all'aver dato qualcosa, per il quale si pretende qualcosa in cambio.
La gelosia, è quindi una forma di avarizia, che si basa sul concetto del ritorno: se ti do qualcosa, devi darmi qualcosa. SE non lo fai, comunque mi appartieni.
 
Come uscirne
Il dimostrare astio, invidia o gelosia, non sono indicatori di forte personalità: le categorie descritte, sono infatti rappresentate da persone con forti limiti, che hanno inventato una sega mentale (un preservativo dell'ego CFR TermYpensiero 12: "Siamo tutti Fellini") per non accettare la propria inettitudine.
Si smette di essere invidiosi, considerando che la causa dell'inettitudine siamo noi, e che il demerito è solo nostro se qualcuno ha più di noi. Invece di lanciare iatture, ovvero dedicare tempo a terzi che invece se la godono ignari, gli invidiosi dovrebbero ascoltare il campanello d'allarme rappresentato dall'astio, e convertirlo in una motivazione alla sfida: egli ha più di me?
Bene, posso fare altrettanto, se non meglio.
L'invidioso quindi, cercherà di apprendere da colui che invidia, e migliorerà se stesso.
Questo atteggiamento, riporta l'invidioso al percorso della conoscenza, e lo libera dalla sofferenza dovuta al provare astio. Per liberarsi dalla tentazione di recedere dall'intento, l'invidioso dichiarerà la propria voglia di apprendere, ammettendo formalmente di possedere un limite.
Da quel momento, sarà molto più difficile tornare sui propri passi.
 
I gelosi, tali per timore di essere meno dei loro rivali, devono usare lo stesso processo: se temono la rivalità, che imparino dalle persone che temono.
 
Non chiudetevi MAI dietro all'odio: non fa male agli altri, fa male a voi, e vi impedisce di essere migliori.

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