9/10 - UN VENERDI'
La sera dopo è venerdì. Esco con i miei amici, festa in piazza. A inizio serata sono carico e positivo. Forse si tratta di un'allegria artificiale, ma è comunque allegria. Voglio solo divertirmi e non pensare a niente. Siamo tutti insieme, come 10 anni fa. Alcuni più grassi, altri con meno capelli, ma siamo sempre noi. O meglio, io sono io. Loro sono coppie. Tutte coppie, ed io. Di nuovo. Vedo le loro facce, le loro espressioni, e penso che il coglione sono io, loro si sono sistemati, io ho voluto giocare con il fuoco, con me stesso, con la mia mente, con le mie emozioni, e mi sono bruciato. Ho voluto migliorare e sono peggiorato, evidentemente. O forse no. Non capisco più nulla. Bevo. Poi la vedo. La ragazza della palestra. Quanto l'ho desiderata, solo pochi mesi prima. Passa davanti a me. Con un ragazzo. Con lei vedo passare un altro dei miei amori non dichiarati, un altro fallimento, un'altra possibilità tramutatasi in sconfitta. Mi saluta con un sorriso. Le sorrido anch'io, serpente, e penso: "muori". Ma il coglione sono io, lo so, non lei, non lui, non i miei amici, solo io. E' tarda serata. Sono in mezzo alla piazza. C'è la musica. Il mare in lontananza. Tutti abbracciati, tutti che si baciano. Ho passato gli ultimi anni della mia vita a studiare la seduzione, a scrivere sull'amore, e mi ritrovo ancora una volta bloccato, perso nelle mie possibilità che non sembrano mai tradursi in qualcosa di concreto, in quello che veramente voglio.
Basta. E' troppo. Saluto. Arrivo a casa, da solo. Sbatto i vestiti per terra e mi butto a letto con una bestemmia. Mi gira la testa. Ho sete. Ho caldo. Mi sento pesante, come se avessi un macigno legato al collo. Bestemmio, sempre più convinto. Non ho neanche voglia di spegnere la luce. Mi addormento così. Mi sveglio dopo un'ora.
Lucidissimo.
E lì è successo qualcosa.
Inaspettatamente.
Come un argine che si è rotto. Come un vaso che per 27 lunghi anni e qualche mese si riempie, goccia dopo goccia, fino a colmarsi, cadere e rompersi. Un vaso pieno di sogni, di poesia, di voglia di amare, di desideri insoddisfatti, di convincersi che andrà tutto bene, che la strada è quella giusta, che bisogna avere pazienza, che le donne vanno capite, sedotte, attirate. Che bisogna essere così, e cosà, e fare questo, e fare quello.
"Da domani me ne sbatto il cazzo di tutto". Punto. E buonanotte.
Il giorno dopo mi alzo, e il mondo mi sembra cambiato.
Anzi, il mondo è cambiato.
La mia postura è diversa. La mia voce è diversa. Mi guardo allo specchio e vedo uno sguardo che non conosco. Nel pomeriggio ho le prove di teatro. Prima di iniziare l'insegnante mi dice che devo essere più porco se voglio fare bene quel personaggio. E va bene. Io guardo le mie compagne di corso come non le ho mai guardate. Le vedo come donne per la prima volta nella mia vita. Non mi erano mai piaciute, non sono granché. Ora aspetto il mio turno e me le immagino a pecorina, provo a immaginarne il sapore, le sento ansimare nella mia testa. Sento un fuoco dentro. Ho gli occhi iniettati di energia. Tocca a me. Faccio la mia parte. Benissimo, per una volta. Mi sento totale, come non lo sono mai stato in vita mia. Mi sento veramente un'energia che neanche immaginavo potessi contenere. La sera vado a ballare. Mi sento guardato, mi sento desiderato. Per anni mi sono sbattuto a cercare di parlare di diaframma, ora lo faccio senza pensarci. Mi sento il centro della serata, quando cammino la gente si sposta e mi lascia passare, quando fumo seduto per i cazzi miei arrivano sconosciuti ad attaccare bottone con me. Sento di avere uno sguardo diverso. Finisco la serata appartato in macchina con una ragazza. Il giorno dopo la liquido senza tanti complimenti. Me ne sbatto il cazzo, dopotutto. "Se volevi i sentimenti potevi passare fino all'altro ieri, ora le regole sono cambiate", penso. Mi accorgo che parlo diversamente con le persone. Mi sparisce quel sorrisino del cazzo che avevo sempre addosso. Se penso "no" rispondo "no". Mi sento completo. Pulito. Come se avessi fatto una doccia, ma dentro. Come se tutto il materiale che ho letto negli anni fosse stato stipato da qualche parte del mio cervello, ed ora uscisse da me perfettamente in ordine. Non sono forse così diverse le cose che dico, ma è radicalmente mutato il sottotesto, il non detto.
Il giorno dopo incontro una mia ex, che dopo 10 minuti inizia a toccarmi e a parlarmi di sesso: la stessa ex che neanche mi rispondeva più ai messaggi.
Il giorno dopo ancora mi cerca un'altra ragazza, e io le dico in bello stile ma senza tanti giri di parole che se vuole un amante ci sono, altrimenti aria. Vieni a casa mia, beviamo un bicchiere di vino e facciamo l'amore. Mi sento Javier Bardem in Vicky Cristina Barcelona. Lei è stupita, ma apprezza. E ci sta. Inimmaginabile fino a solo una settimana prima. In quel momento ho capito che la mia bocciatura era stata una benedizione divina. Mi ha tolto l'aura del bravo ragazzo, di quello perfettino. Mi possono anche bocciare, fanculo. Sono come gli altri. Posso perdere. Però gioco, cazzo, sono vivo, ci provo, e morirò, sì, un giorno lo farò, ma morirò vivendo.
Poi finisce anche questa fase.
Era una fase comunque squilibrata, un picco in alto a compensare il precedente tuffo in basso, un momento che avevo bisogno di vivere, ma pur sempre un momento, una maschera.
Dopo, ho tolto anche quella maschera.
Una bella vacanza, nuovi amici, belle serate. Sono felice, di una felicità tranquilla, positiva, contagiosa. Non me ne frega un cazzo di niente, scopare, non scopare, fare il figo, fare buona impressione, essere pesante. Lascio le cose scorrere. Le persone, le ragazze mi cercano, mi scrivono, mi fanno capire. Io non faccio davvero nulla per piacere, sono spontaneo, non penso più alla seduzione, a niente. Certo, molte cose che ho imparato grazie allo studio della seduzione le faccio inconsapevolemente, ma perché ormai fanno parte di me, non perché voglio sedurre. E quindi seduco. Incredibile. Mi sbucano opportunità da tutte le parti, interessanti e meno interessanti. Ed io non faccio altro se non essere me stesso. Un me stesso molto diverso dal me stesso di quattro anni fa, un me stesso che ha imparato e poi dimenticato la tecnica.
Poi, arriva la giornata più bella della mia vita, quella che chiude tutti i cerchi aperti in questi anni, quella che ho scelto di raccontare per simboleggiare la fine di un percorso, del mio percorso.
Una serata. Un locale bellissimo. E' estate. Sono giovane. Sto bene di salute. Sono circondato da amici veri. Ragazze. Ragazzi. Conoscenti che cercano la mia approvazione. Fa caldo e c'è una bella brezza estiva che arriva dal mare. La mia famiglia è a casa, stanno bene, e con loro vado d'accordo, a differenza di tanti anni fa. Sono vestito bene. Sono abbronzato e nell'aria c'è profumo di sale. Mi sento davvero bene. Faccio amicizia con un gruppo di sconosciuti, un brindisi. Anni fa me lo sarei sognato. Sono in ferie e domani non devo andare a lavorare. Ho un bel lavoro che mi aspetta. Bevo, il giusto. Non fumo più, e fumavo due pacchetti al giorno. Mi diverto. Domani sera ho un appuntamento con una ragazza che mi piace, e sono contento. Ma stasera è una serata speciale. Sto baciando la ragazza che avevo conosciuto qualche mese prima. La Dea, il sogno, l'opera d'arte. Già, quella. Il primo e finora unico colpo di fulmine della mia vita. Respiro il suo sapore e mi sento svenire. Mi sorride. Mi chiede perché non le ho scritto in questi mesi. Sperava d'incontrarmi in giro, dice. Aveva paura di non piacermi. Mi bacia, mi accarezza, mi guarda dentro agli occhi. Io la abbraccio, sorrido.
Torno a casa alle 7 del mattino, e capisco che momenti altrettanto belli nella mia vita ne vivrò pochi.